le rilevazioni

Dalle polmoniti anomale alle acque reflue, tutte le spie del Covid-19 già a dicembre

Dopo le indagini dell’Iss sui depuratori di Milano e Torino si indagano casi di malattie respiratorie con «agente non specificato» riscontrate ad Alzano Lombardo

di Nicola Barone

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Dopo le indagini dell’Iss sui depuratori di Milano e Torino si indagano casi di malattie respiratorie con «agente non specificato» riscontrate ad Alzano Lombardo


3' di lettura

Anche se individuare un giorno sul calendario non sarà ovviamente mai possibile, del coronavirus in Italia molti segnali indicano una presenza ben prima dell’ormai nota Codogno. Tracce di SARS-CoV-2 erano nelle acque di scarico di Milano e Torino già a dicembre dell’anno passato. E adesso si sospetta una sua circolazione già dal mese prima anche ad Alzano Lombardo, in particolare nell'ospedale che è al centro dell'inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione dell'emergenza. Qui sino a gennaio stati 110 i pazienti con polmoniti con «agente non specificato». Dunque potenzialmente casi pregressi di Covid-19, pur in assenza di prove definitive via tamponi.

I numeri delle patologie rilevate

Queste polmoniti sono state 18 a novembre, 40 a dicembre e 52 a gennaio. In tutto il 2019 256 contro le 196 dell'anno prima, un aumento di circa il 30%. Una “anomalia” che è anche oggetto di approfondimento investigativo della Procura, così come la mancata istituzione della zona rossa. Per l'Ats di Bergamo «gli esiti del lavoro sui ricoveri consentono di affermare con discreta ragionevolezza come non siano riscontrabili evidenze statistiche» che facciano sospettare «una presenza precoce di ricoveri per polmoniti» da Covid-19 in Provincia di Bergamo nel «dicembre 2019 e nel bimestre gennaio e febbraio 2020» e «si evidenzia inoltre un chiaro effetto di stagionalità in tutti e tre gli anni» precedenti il 2020. La stessa Ats evidenzia anche che «la struttura di Alzano Lombardo mostra un trend coerente» con tale valutazione.

I sospetti dei sanitari

Ma parte importante nell'inchiesta di Bergamo ruota anche su cosa è successo al Pronto soccorso dell'ospedale di Alzano Lombardo dove il 23 febbraio due pazienti (poi deceduti) sono risultati positivi al virus. Un test fatto nonostante le direttive nazionali vigenti non lo prevedessero per chi non aveva avuto contatti con la Cina o con persone che erano state lì, a differenza di quella del 22 gennaio che invece prevedeva controlli in caso di decorso clinico sospetto. Il Pronto soccorso è stato subito chiuso due ore e poi riaperto. Su questo Francesco Locati, il direttore dell'Asst Bergamo est (di cui l'ospedale fa parte), ha mandato nei giorni scorsi una nuova relazione che, secondo quanto riportato, spiega come subito sia stato fatto il tampone ai sanitari venuti a contatto con i malati e nei giorni immediatamente successivi anche ad altri operatori per un totale di 69: 51 di questi sono risultati negativi e 18 positivi. I dati sulle polmoniti forniti dall'Ats hanno confermato i sospetti di medici e operatori sanitari, che avevano notato nell'inverno un aumento di infezioni polmonari gravi.

Lo studio dell’Iss sulle acque reflue

Stando a quanto messo in luce in uno studio dell'Istituto superiore di sanità, parti del virus SARS-CoV-2 si trovavano nelle acque di scarico di Milano e Torino già a dicembre 2019. Nella ricerca i campioni prelevati nei depuratori di centri urbani del Nord Italia sono stati utilizzati come “spia” della circolazione del virus nella popolazione. Questo si pensa possa essere un aiuto per comprendere l'inizio della circolazione del virus in Italia fornendo informazioni coerenti rispetto ad altri risultati ottenuti dall'analisi retrospettiva su campioni di pazienti ospedalizzati in Francia, che identificavano un positivo al SARS-CoV-2 in un campione respiratorio, quindi clinico, risalente alla fine di dicembre 2019, e ad un recente lavoro spagnolo che ha rinvenuto Rna di SARS-CoV-2 in campioni di acque reflue raccolte nella metà di gennaio a Barcellona, circa 40 giorni prima della notifica del primo caso autoctono.

Focolai sparsi e rischio seconda ondata

Anche se in Italia i dati raccontano di una debolezza della diffusione stabile (142 oggi i nuovi contagi rilevati martedì, in aumento rispetto al giorno precedente, con un numero totale dei casi arrivato a 240.578) in diverse parti del mondo il trend va in senso opposto. Gli Stati Uniti registrano 41.556 nuove infezioni da coronavirus (337 gli ulteriori decessi) e di pari passo la pandemia continua a dilagare in America Latina dove nelle ultime ventiquattro ore i contagi hanno toccato quota 2.576.463 (+46.357). Anthony Fauci, il massimo esperto americano in malattie infettive, dinanzi ai deputati americani mette in guardia sul rischio che i casi potrebbero salire fino a centomila al giorno se non cambierà l'atteggiamento e non si tornerà a rispettare le regole. Il solo obbligo federale di indossare la mascherina - afferma uno studio di Goldman Sachs - non solo ridurrebbe l'aumento dei casi giornalieri di coronavirus ma metterebbe anche l'economia al riparo da un crollo al Pil del 5% nel caso in cui nuovi lockdown fossero necessari. da noi, in vista dell'autunno e della temuta seconda ondata, il Tar del Lazio ha stabilito che il Comitato tecnico scientifico (Cts) entro 20 giorni dovrà presentare una relazione che attesti evidenze scientifiche del provvedimento che rende obbligatorio nella regione la vaccinazione antinfluenzale per gli over 65 e il personale sanitario.

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