Sale in zucca

Dalle previsioni alla realtà, verso un autunno ancora denso di incertezze

Che cosa ci riserverà la fine del 2021? Meglio evitare l'eccessivo ottimismo che troppi avevano manifestato l'estate dell'anno scorso

di Giancarlo Mazzuca

(luzitanija - stock.adobe.com)

2' di lettura

Mi sorge un dubbio: ma siamo davvero così sicuri del nuovo boom? I primi ad essere ottimisti siamo noi e anche di recente abbiamo commentato su queste colonne in modo molto positivo le ultime stime che ci stanno confermando un'inversione di tendenza per l’Italia dopo il lungo periodo di stagnazione economica legato al Covid: finalmente si svolta!

Ma, a rifletterci bene, un conto sono le previsioni che ribadiscono il cambio di marcia, un altro paio di maniche è la realtà del “day by day”. Sarebbe quindi opportuno non cullarsi troppo sulle proiezioni che indicano un rimbalzo attorno al 10% del nostro Pil nel biennio 2021-2022, con una crescita economica che si prevede addirittura più vistosa di quella della Germania: un autunno con il botto per Draghi e un congedo piuttosto deludente per frau Merkel che sta terminando il suo lunghissimo mandato.

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Meglio evitare il solito entusiasmo della quiete dopo la tempesta anche se un po' di carica in più può darci certamente la spinta giusta per uscire dal tunnel della crisi. Con un po' di prudenza non ci ritroveremo “cornuti e mazziati” nel buio di una nuova depressione economica senza precedenti. Dobbiamo anche tener conto di vari fattori d'incertezza oggi presenti, a cominciare dal fatto che gli sforzi per imprimere maggior forza alla Grande Inversione non prescindono da certe volontà esterne, Bce in primis.

Certo, oggi fanno ben sperare le ultime decisioni di Lagarde & C. (così come le aperture della presidente Ue, Ursula van der Leyen) di mantenere bassi i tassi d'interesse e di acquistare parte del nostro debito che continua a lievitare. Ma, fino a quando Francoforte – nonostante gli auspici di Draghi, il vecchio inquilino dell'Eurotower - potrà continuare su questa strada? Fino a quando frau Ursula (così come la francese di Francoforte) potrà continuare a non tener conto dei diktat dei suoi connazionali, considerando che l'ultima misura della Banca centrale europea è stata adottata con il voto contrario della Germania?

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che proprio questo no tedesco rischia oggi di far ripartire l'antico braccio di ferro nell'Unione tra espansionisti e rigoristi. Nelle previsioni è sempre preferibile andare davvero con i piedi di piombo.

E il discorso non vale solo per le proiezioni economiche, ma anche per le ipotesi, che, stanno purtroppo rispuntando, di una nuova ondata del Covid con le varianti: che cosa ci riserverà la fine del 2021? Basta ricordare l'eccessivo ottimismo che tanti addetti ai lavori avevano manifestato l'estate dell'anno scorso, quando sembrava proprio che la pandemia fosse stata definitivamente debellata anche se ancora i vaccini non erano entrati in commercio. Per concludere, meglio tanta cautela in più: non basta certo il green pass a farci sentire completamente immuni dal contagio. E non dimentichiamo soprattutto la saggezza degli antichi romani: “Errare humanum est, perseverare diabolicum”.


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