FASE DUE

Dalle Regioni al governo, le ipotesi di riapertura nelle prossime due settimane

Mercoledì 22 aprile si dovrebbe riunire per la seconda volta in cinque giorni la cabina di regia Governo, Regioni, Province e Comuni. In quell’occasione il presidente del Consiglio dovrebbe presentare in videoconferenza le linee guida per la ripresa delle attività lavorative in condizioni di massima sicurezza

di Andrea Carli

Coronavirus: la babele delle task force

Mercoledì 22 aprile si dovrebbe riunire per la seconda volta in cinque giorni la cabina di regia Governo, Regioni, Province e Comuni. In quell’occasione il presidente del Consiglio dovrebbe presentare in videoconferenza le linee guida per la ripresa delle attività lavorative in condizioni di massima sicurezza


7' di lettura

Tassello dopo tassello, si va delineando non con una certa difficoltà l’impianto del puzzle che dovrebbe condurre alla riapertura graduale dell’Italia dopo il 3 maggio, scadenza per il lockdown prevista dall’ultimo decreto del Presidente del Consiglio, quello del 10 aprile. Quello verso la fase due di gestione dell’emergenza sanitaria (ed economica) si configura sempre più come un percorso a tappe.

Nuova riunione della cabina di regia con gli enti locali
Il primo step dovrebbe essere - il condizionale è sempre d’obbligo considerato che il confronto tra i diversi soggetti coinvolti continua frenetico in queste ore - mercoledì 22 aprile, quando si dovrebbe riunire per la seconda volta in cinque giorni la cabina di regia Governo, Regioni, Province e Comuni. In quell’occasione il presidente del Consiglio dovrebbe presentare in videoconferenza le linee guida per la ripresa delle attività lavorative in condizioni di massima sicurezza. Il documento scaturirebbe dal confronto tra il capo del Governo, i ministri competenti (soprattutto Salute, Sviluppo economico ed Economia), il comitato tecnico scientifico e la task force guidata da Vittorio Colao.

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Le condizioni
Tra i principi cardine di questa sorta di vademecum operativo potrebbe esserci quello in base al quale le aziende dovranno autocertificare il possesso delle condizioni di sicurezza per ripartire (i controlli scatteranno solo in una seconda fase). Quanto invece alle Regioni, potrebbe essere chiesto alle amministrazioni di garantire la disponibilità di ospedali destinati esclusivamente alla cura dei pazienti Covid e di luoghi dove poter tenere in quarantena le persone risultate positive ai tamponi.

Le richieste di Regioni e Comuni
Il documento dovrà chiarire anche altri aspetti. «Abbiamo chiesto al Governo di dare linee guida sul tema dei dispositivi di protezione individuali - ha spiegato il governatore della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, in collegamento con Rai News24 - . Faccio un esempio: le mascherine servono per evitare il contagio? Bene, si dica che servono, sono obbligatorie a livello nazionale, mettendo anche a fianco una sanzione per chi non rispetta il suo utilizzo». La riapertura «va pianificata» e non «ce lo dovranno dire 48 ore prima», ha ricordato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel video che ogni giorno posta sui social per parlare ai cittadini dell’emergenza Coronavirus. Per la fase due, ha aggiunto Sala, «bisogna ragionare in termini di diversi orari. Il tema degli orari della città è fondamentale: nelle scuole bisogna entrare scaglionati e i negozi devono aprire in modo scaglionato, probabilmente dovranno tenere aperto di sera alcuni». I Comuni mettono in evidenza la necessità che l’esecutivo fornisca delle indicazioni anche in merito alla mobilità urbana. L’idea, sotto questo profilo, è mantenere soluzioni di smart working, puntare sul distanziamento nei mezzi pubblici e su forme di mobilità alternative, in linea con una rivoluzione che alle macchine prediliga l’uso bicilette, incentivato dalla predisposizione di nuove piste ciclabili.

Patuanelli: «Verso aperture regionalizzate»

Patuanelli: verso una regionalizzazione delle aperture
Tra le ipotesi che circolano in queste ore, quella delineata dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli di una ripartenza dal 4 maggio modulata sul numero di contagi a livello di singola regione. In questo caso, verrebbe preso in considerazione RO (“erre con zero”), ovvero il tasso di contagiosità del coronavirus. Se questo parametro è uguale a uno, significa che una persona ne contagia una. In occasione della conferenza stampa che si è tenuta presso la Protezione civile il 17 aprile, il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli ha annunciato che il valore dell’indice è già sotto la soglia dell’uno (0,8).

L’ipotesi di riaprire alcune filiere già il 27 aprile
In un quadro che si va costruendo giorno per giorno, anche in relazione all’andamento della curva dei contagi, non è escluso che dalla riunione Governo - regioni di mercoledì venga fuori il via libera dell’esecutivo, seguendo le linee guida dell’Inail sui lavori meno rischiosi, alla riapertura di altre attività produttive già l’ultima settimana di aprile. Si fa la data del 27. Gli enti locali continuano a spingere in questa direzione e non escludono di strappare qualche concessione anche prima della partenza del piano nazionale il 4 maggio. Sarebbero coinvolti i comparti dell’automotive, mobilifici, tessile e pelletterie, estrazione di minerali. Si discute sulla riapertura dei cantieri, perché più difficile assicurare il distanziamento. In questa ipotesi, una soluzione potrebbe essere quella di rimettere mano all’allegato 3 del Dpcm del 10 aprile con i codici Ateco che indicano le attività che possono continuare a operare.

Le autocertificazioni ai prefetti
Rimane poi la possibilità di ottenere il via libera alla prosecuzione di altre attività, a condizione che chi le esercita presenti una comunicazione motivata al Prefetto. Ed è proprio su questo punto che ha posto l’attenzione il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Nel chiedere che nel suo territorio riaprissero alcuni comparti con un’elevata vocazione all’export (moda, oreficeria, cantieristica nautica eccetera) ha messo in evidenza quella che ha definito una «grande contraddizione», ovvero che «con una semplice comunicazione alle prefetture si sono rimesse in moto moltissime imprese, spesso senza protocolli per la sicurezza».

Lo scontro tra Regioni del Nord e quelle del Sud
Nelle ultime ore si è delineata una frattura tra le Regioni del Nord, favorevoli a riaprire, e quelle del Sud, che invece temono una ripresa dei contagi. Da una parte Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria; dall’altra Campania, Calabria e Sicilia. Nei giorni scorsi il governatore campano Vincenzo De Luca ha detto di essere pronto a chiudere i confini della sua regione di fronte a «chi preme per affrettare la ripresa di tutto». De Luca ha parlato di «crollo psicologico» di alcuni amministratori del Nord. «Crollo psicologico? De Luca si confonde, è un po' che non mi telefona, non sono crollato ma sono lucidissimo», è il commento del presidente della regione Lombardia Attilio Fontana. Intervenuto alla trasmissione Centocittà su Rai Radio 1, Fontana si è detto contrario all'ipotesi di riaperture differenziate delle regioni dal 4 maggio per la fase 2 dell’emergenza coronavirus. Alla domanda se ritenesse il 4 maggio una data “attendibile” per la ripartenza, considerata la curva dei contagi, ha risposto: «Io mi auguro di sì, che in queste due settimane i numeri migliorino ulteriormente. Anche perché comunque, fintantoché non troveremo una medicina o un vaccino alla malattia, io temo che dovremo convivere con questo virus, non ci sono dubbi. Lui purtroppo spontaneamente non scompare, come dicono gli esperti. Io sono disponibile a tutto, purché si creino le condizioni di questa convivenza non pericolosa per i cittadini», ha concluso Fontana.

E se questa è la posizione del governatore lombardo sull’ipotesi di aperture differenziate, una linea analoga è fatta propria da un altro governatore leghista, il presidente del Veneto Luca Zaia. Il compito di decidere, ha spiegato, è tutto del comitato scientifico. «Penso che potrò esprimere una considerazione dopo che avrò visto la presa di posizione ufficiale del Comitato scientifico nazionale - ha chiarito -. Posso dire che noi siamo pronti a tutto, però se i clinici, gli esperti internazionali ci dicono sì, bene. Altrimenti noi non mettiamo a repentaglio la vita dei cittadini. La mia personale idea penso è che si debba affrontare il tema, ma sempre in ottica di sicurezza». Insomma la palla passa formalmente ai tecnici consulenti del governo, e quindi al governo.

Università Cattolica, stop contagi a fine giugno in Lombardia e Marche
In questo dialogo a distanza tra Stato ed enti locali sui tempi del lockdown, non manca la pubblicazione di indagini che cercano di fare il punto sull’andamento dei contagi da coronavirus nei prossimi giorni. Secondo l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, coordinato dal direttore Walter Ricciardi, Ordinario di Igiene all’Università Cattolica, sotto la direzione scientifica di Alessandro Solipaca, la fine dell’emergenza Covid-19 in Italia potrebbe avere tempi diversi nelle Regioni a seconda dei territori più o meno esposti all’epidemia. In Lombardia e Marche, verosimilmente, l’assenza di nuovi casi si potrà verificare non prima della fine di giugno. Le prime a liberarsi dal virus potrebbero essere invece Basilicata e Umbria il 21 aprile; il Lazio dovrà probabilmente attendere «almeno il 12 maggio»; Veneto e Piemonte il 21 maggio; Emilia Romagna e Toscana non ne usciranno «prima della fine di maggio», mentre il Sud Italia potrebbe uscirne «tra fine aprile e inizio maggio».

Fondazione Gimbe: solo Umbria pronta per fase 2
Secondo la Fondazione Gimbe, invece, in questo momento solo in Umbria l’epidemia di Covid-19 sembra abbastanza sotto controllo da permettere l’avvio di una fase 2. La Fondazione ha elaborato un modello, basato sulla prevalenza e sull’incremento percentuale dei casi totali, per mappare e monitorare l’evoluzione del contagio e fornire uno strumento univoco per informare le decisioni di Governo e Regioni. Il modello ha diviso le regioni italiane in quattro categorie, contrassegnate da un colore diverso a seconda della gravità della situazione. Dall’elaborazione dei dati degli ultimi 7 giorni emerge che gli incrementi percentuali contagi ancora alti in quasi tutte le altre regioni.

Speranza: lavorare insieme per la fase 2, guai a dividersi
Il pressing delle Regioni del Nord per riaprire è forte. Il governo si muove di conseguenza. In un intervento alla trasmissione Circo Massimo a Radio Capital il ministro della Salute Roberto Speranza, tra gli esponenti dell’esecutivo che più ha messo in evidenza la necessità di procedere con cautela nelle riaperture così da ridurre al minimo il rischio di una ripresa dei contagi, ha messo in evidenza che «abbiamo tutti insieme approvato le norme perché il 4 maggio sia una data attorno alla quale dobbiamo costruire questa fase 2. Mi auguro che al più presto ci possa essere un incontro tra le forze sociali e con loro irrobustire il documento del 14 di marzo che ci ha aiutato in queste settimane difficili per avere sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma voglio essere chiaro su un punto - ha concluso Speranza -: la battaglia non è vinta». Se riapertura deve essere, è dunque il ragionamento, sia nel rispetto di tutti quegli accorgimenti che possono scongiurare una ripresa dei contagi.

Per approfondire:
Fase due: ipotesi riapertura dal 27 aprile per automotive, moda e cantieri
Scelta la nuova app di tracciamento dei contagi: si chiama Immuni

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