politica 2.0

Dalle regioni il segnale verso il voto per l’Europa

di Lina Palmerini


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Imagoeconomica

2' di lettura

È vero che il sondaggio ha un grande vuoto: l’assenza di governatori dei 5 Stelle che non hanno ancora mai conquistato una Regione. Ma è pure vero che quelle prime posizioni conquistate dai presidenti leghisti raccontano molto del duello che ci sarà tra i due alleati alle europee. Perché è con quel blocco di consensi del Nord, più granitico che negli anni passati e in ascesa, che si dovrà confrontare il partito di Luigi Di Maio. O forse scontrare. I temi di conflitto con Salvini hanno - infatti - molto a che fare con le priorità dettate da Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, a cominciare da quel progetto di autonomia rafforzata che non piace al Movimento, al punto da averlo messo in stand by. Difficile, però, che il leader leghista non cavalchi questa bandiera nei suoi comizi al Nord.

È quindi in quelle aree che il Movimento avrà molto da temere in termini di perdita di consensi: perché la campagna leghista ha già cominciato una narrazione che vuole i grillini come i frenatori di un’impostazione federale e ostili alle opere pubbliche, due temi cruciali per questa parte d’Italia. Tanto più con la Tav ancora in mezzo al guado per il “no” pentastellato e su cui invece Salvini spinge insieme a tutti quei governatori che crescono in popolarità, da Zaia a Fontana (che tiene la posizione) a Toti. Un campo di battaglia quello della Torino-Lione che tornerà ad accendere la tensione nella maggioranza per il fatto che a maggio si voterà pure per la presidenza del Piemonte.

Anche quella sfida - che è regionale - ha, in realtà, un valore simbolico importante. Perché se davvero Salvini riuscisse a imporre il candidato della coalizione di centrodestra, diventerebbe l’azionista politico forte della macro-regione del Nord che dal Veneto arriva in Piemonte e Liguria. In qualche modo, i governatori della parte più produttiva del Paese potrebbero diventare un fattore di condizionamento per il Governo.

Però non c’è solo la performance dei leghisti. C’è pure quella dell’unico presidente di Regione di sinistra che riesce a guadagnare gradimento e che risponde al nome di Nicola Zingaretti, da poco segretario del Pd. Di certo, l’esperienza amministrativa – che secondo il sondaggio ha un bilancio positivo – è stata la sua rampa di lancio, ma non servirà ad affrontare la missione di rilanciare il partito. Basta guardare i consensi in picchiata dei suoi colleghi governatori del centrosinistra per capire le difficoltà che avrà Zingaretti. Al contrario di Salvini, infatti, dovrà fare i conti con il malumore dell’elettorato di regioni importanti come Campania, Puglia, Calabria dove Vincenzo De Luca, Michele Emiliano e Mario Oliviero sono in discesa.

Anche questo dato può essere letto in relazione ai 5 Stelle visto che è qui che - a dar retta ai sondaggi - si giocherà la gara per il secondo posto alle europee. E per i grillini non sarà certo una passeggiata dopo le delusioni causate, per esempio, in Puglia con la marcia indietro su Tap e Ilva o per le domande – sotto le aspettative – sul reddito di cittadinanza. Insomma, il gradimento o l’impopolarità dei governatori danno già parecchi indizi per la sfida delle europee.

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