IL VOTO SULLA PIATTAFORMA ROUSSEAU 

Alleanze, riunioni in streaming, limite dei due mandati: così è cambiato il M5s di “governo”

Gli iscritti sono chiamati a esprimersi sulla deroga al doppio mandato per i consiglieri comunali, dopo la decisione di Virginia Raggi di ricandidarsi per il Campidoglio, e sul via libera nei comuni alle alleanze. Il capo politico Crimi: «voto Rousseau non è deroga su tetto mandati»

di Andrea Carli

Raggi si ricandida e fa saltare la regola del terzo mandato

Gli iscritti sono chiamati a esprimersi sulla deroga al doppio mandato per i consiglieri comunali, dopo la decisione di Virginia Raggi di ricandidarsi per il Campidoglio, e sul via libera nei comuni alle alleanze. Il capo politico Crimi: «voto Rousseau non è deroga su tetto mandati»


4' di lettura

Per i militanti M5s della prima ora la soluzione che andrà al voto di Rousseau nelle prossime ore, ovvero il mandato zero (la deroga al doppio mandato per i consiglieri comunali), ha tutto l’aspetto (e la sostanza) di un ulteriore allontanamento dalle regole fondanti. Uno strappo che allontana i Cinque Stelle dallo stereotipo di un Movimento “di lotta”, che punta ad agire al di fuori del sistema per correggerne le storture , e lo fa diventare ancora di più partito politico, parte integrante di quel sistema su cui si dovrebbe vigilare.

Al popolo degli iscritti alla piattaforma - si vota dalle 12 di oggi, 13 agosto, alla stessa ora di venerdì - , alla “base”, si chiede in pratica di dare il via libera all’auto ricandidatura della sindaca di Roma Virginia Raggi considerando nulla, ai fini del conteggio del mandato, la sua precedente esperienza come consigliera comunale.Se il quesito dovesse ottenere il via libera degli iscritti, alla vigilia di Ferragosto verrebbe di fatto superato uno dei dogmi del Movimento: il vincolo dei due mandati, modificato da Statuto con il mandato zero. La ricandidatura di Raggi ha peraltro destato perplessità nel Movimento 5 Stelle della capitale.

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Doppio mandato e alleanze: parola alla piattaforma Rousseau

Le consultazioni sono anche sulla possibilità, per i Cinque Stelle, di dar vita nei comuni ad alleanze, «oltre che con liste civiche, anche con i partiti tradizionali». Anche qui, la sostanza è quella di una autorizzazione generale a sottoscrivere intese con il Pd a livello amministrativo: un tema delicato anche alla luce dell'incontro di Beppe Grillo con il sindaco di Milano Beppe Sala, testa di ponte per eventuali futuri accordi tra i dem e i pentastellati in cinque città.

Il ritorno del mandato zero

Il “mandato zero”, per il Movimento, non è una novità. La soluzione ha già registrato un prima via libera un anno fa, quando è stato presentato ai militanti dal capo politico del Movimento di allora, il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, dopo il tracollo alle elezioni regionali, prima in Abruzzo e poi in Sardegna. La proposta non includeva i sindaci dalla possibilità di scontare la prima consiliatura. Ora il passo ulteriore. «Intendo sottoporre alla decisione degli iscritti la proposta di stabilire che un mandato da consigliere comunale deve intendersi come escluso dal computo dei due mandati», ha spiegato nelle ultime ore l’attuale capo politico M5s, Vito Crimi. «Voglio essere chiaro - ha poi aggiunto -: un eventuale cambiamento non è da intendersi come una deroga o passo indietro sui nostri principi (per noi la politica sarà sempre essere al servizio dei cittadini e del Paese e non per se stessi), ma il riconoscimento di una realtà di fatto, che può aiutarci a crescere, maturare e migliorarci». Sul Blog delle stelle, i militanti si dividono, anche se sembrano prevalere i commenti dei contrari a quello che viene in gran parte percepito come un strappo. Quelli che sono stati eletti alle politiche di due anni fa temono che con la fine del limite del doppio mandato le opportunità a disposizione, già ridotte dal calo dei consensi registrato nelle ultime tornate elettorali, possano assottigliarsi ulteriormente con la concorrenza dei big, che con il mandato zero ritornano in gioco. Il viceministro dello Sviluppo Economico, Stefano Buffagni, ha ricordato una frase di Gianroberto Casaleggio: «Ogni volta che deroghi ad una regola praticamente la cancelli».

I tempi delle riunioni in streaming sempre e comunque

Ma il voto sul mandato zero è l’ennesima tappa di un percorso che proietta i Cinque Stelle sempre più verso un ruolo di partito, e di partito di governo. All’inizio la linea era quella di organizzare incontri in streaming, così da coinvolgere i cittadini nel processo decisionale. Il tutto all’insegna della trasparenza. È il 27 marzo 2013: alla luce del voto che ha portato alla “non vittoria” del Pd di Pierluigi Bersani e al primo exploit del M5S, al tavolo siedono l’allora segretario Dem e premier incaricato ed Enrico Letta per il Pd, i capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi per i 5S. Il no di Crimi alla richiesta di responsabilità di Bersaniè netto e rilanciato in diretta streaming. «O si va a messa o si sta casa», avverte Bersani. «I nostri elettori ci chiedono di non dare una fiducia in bianco», replica Crimi, una posizione anticipata via blog da Beppe Grillo. Lo streaming si è perso subito, dalle prime assemblee dei gruppi parlamentari. Non c’è più nemmeno il Movimento che vietava ai suoi esponenti di partecipare alle trasmissioni televisive.

La strategia di correre da soli

Fa parte del passato anche il Movimento che difendeva la scelta politica di correre da solo nella convinzione che ogni alleanza fosse da considerare alla stregua di una “ammucchiata”. Poi venne la decisione di riprendere il modello tedesco del “contratto di governo”, e la nascita del governo Conte uno con la Lega di Matteo Salvini. E, successivamente, il Conte due con Pd, Italia Viva e LeU. Ma questa è già politica d’oggi.

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