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Dalle start-up la spinta alla bellezza made in Italy

di Marika Gervasio

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2' di lettura

La cosmetica italiana si conferma altamente competitiva e dinamica. Accresce la sua specializzazione nel comparto e rafforza la sua quota di mercato mondiale (5,3% nel 2016, al quarto posto dopo big come Francia, Stati Uniti e Germania) con un tessuto di aziende in buona salute e start-up fortemente performanti. L’analisi arriva da Intesa Sanpaolo. «La lettura dei dati di bilancio di 370 imprese specializzate nella produzione di cosmesi conferma lo stato di salute delle realtà di questo settore che primeggiano per crescita, redditività e per patrimonializzazione - commenta Giovanni Foresti della Direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo -. Nel biennio 2015-16 il fatturato è cresciuto complessivamente del 12,2%, in termini mediani, secondo solo all’occhialeria (+17,2%); l’Ebit margin si è portato al 9%, tre punti percentuali in più rispetto al manifatturiero, e, contestualmente, il patrimonio netto si è rafforzato, salendo al 31,4% dal 22,8% del 2008».

Nei settori specializzati in beni di consumo, le aziende del beauty, insieme a quelle dell’occhialeria e della farmaceutica, primeggiano per redditività. È premiante l’alta e crescente produttività che sale più del costo del lavoro, trainata dalle imprese che operano in Lombardia dove esiste una filiera molto forte che può far leva sull’ampia disponibilità di competenze diffuse e raffinate nelle industrie e nelle attività creative. Il valore aggiunto per addetto nel 2016 è stato di 63.100 euro nella produzione di prodotti di bellezza contro i 54.900 euro medi del manifatturiero in generale. Un dato inferiore solo all’andamento di farmaceutica (97.100 euro) e bevande (73mila euro).

«Il successo delle realtà italiane del settore - aggiunge Foresti - si spiega anche con l’alta attenzione alla ricerca e sviluppo e con lo studio costante dei trend di consumo. Non a caso l’incidenza delle immobilizzazioni immateriali è particolarmente alta e pari all’1,9% dell’attivo nel triennio 2014-16». La presenza di un ambiente particolarmente favorevole all’industria cosmetica è evidente anche dalla vitalità del suo tessuto produttivo che nel tempo ha visto il consolidamento delle aziende storiche e la continua nascita di nuovi attori altamente competitivi. Gli ultimi dati di bilancio confermano questa dinamica: basti pensare che le 55 imprese specializzate nella produzione di beauty nate tra il 2008 e il 2013, hanno registrato un aumento del fatturato pari al 22,4% nel triennio 2014-16, con livelli di Ebit margin saliti in poco tempo all’8,6%. Si tratta di start-up fortemente vocate all’innovazione, come testimoniato anche dall’alto peso delle immobilizzazioni immateriali (pari al 4,6% dell’attivo). «È presto per dire se questi soggetti saranno i campioni del domani - conclude Foresti -, ma certamente la loro rapida affermazione, se accompagnata da un adeguato rafforzamento patrimoniale, potrà dare un contributo importante al successo italiano sui mercati internazionali».

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