Il presidente «ossessionato»

Dalle tasse alla distruzione dei piccoli negozi: perché Trump odia Amazon (e Bezos)

di Angela Manganaro

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(Reuters)


3' di lettura

Con la solita stringatezza ieri Axios aveva lanciato l’indiscrezione «Trump odia Amazon, non Facebook», il presidente degli Stati Uniti è «ossessionato» dal gigante dell’e-commerce fondato da Jeff Bezos e vuole regolamentarlo, scriveva uno dei migliori siti di informazione per capire cosa accade a Washington. La fonte ha detto al giornalista proprio così «ossessionato». Questa persona ha parlato con il presidente il quale ha solo una cosa in testa: trovare il modo di colpire Amazon con norme antitrust e leggi sulla concorrenza.

Il Congresso «vorrebbe il sangue di Facebook» sull’onda dei dati rubati a 50 milioni di utenti e dei rapporti con Cambridge Analytica, Trump ha un’altra priorità. Vede in Amazon il mostro che distrugge i piccoli negozianti, suoi elettori, e danneggia gli amici costruttori di centri commerciali e tutto il settore del real estate che vive di affitti e compravendite di spazi e uffici. Il mondo che Donald sente più vicino. Bezos colpisce la sua base elettorale impoverita, i suoi amici ricchi e non paga abbastanza tasse. Il problema, dice sempre la fonte, è che il presidente degli Stati Uniti non ha un piano, non sa come fare, cosa che presumibilmente lo irriterà ancora di più se solo si è capito un poco il personaggio.

Oggi Trump conferma l’indiscrezione di Axios con il solito non istituzionale tweet qui in alto. «Ho sempre espresso le mie perplessità su Amazon anche prima delle elezioni. Al contrario di altri, non paga tasse o ne paga poche allo stato e ai governi locali, usa il nostro sistema postale come fosse il suo fattorino (causando un’enorme perdita agli Stati Uniti) e fa chiudere migliaia di negozianti».

A Trump è stato spiegato - ha chiarito la fonte ad Axios - che “il fattorino” cioè le poste americane fa tonnellate di dollari con Amazon ma niente, l’antipatia è più forte di qualsiasi controargomentazione. Non gioverebbe ricordare al presidente neanche che Amazon ha 541,900 dipendenti in tutto il mondo, probabile che lui risponderebbe che Walmart ne ha 2,3 milioni.

C’è poi il dato non trascurabile che il miliardario Bezos è planato sull’East Coast da Seattle e ha comprato il Washington Post, giornale che sta come un gatto aggrappato ai pantaloni del presidente. In un certo senso è anche meno sopportato del New York Times che attacca spesso la Casa Bianca ma con cui Trump vuole dialogare non foss’altro per il simbolo e perché è il quotidiano della sua amata città. Il Washington Post non ha invece mostrato grandi segnali di apertura, soprattutto quando due mesi dopo l’insediamento di Donald alla Casa Bianca, ha cambiato il suo motto sulla testata online con «Democracy Dies in Darkness» pronunciata proprio dall’editore Bezos. Frase un po’ enfatica che ora è lo slogan di un quotidiano che ha fatto la storia del giornalismo ed è stato recentemente celebrato da The Post di Steven Spielberg. In queste ore il glorioso Post si trova nella non invidiabile situazione di dover commentare la notizia, scrive che il presidente non «ha informazioni complete».

Trump contro Amazon

Che Trump non sia un fan della Silicon Valley è noto. A dicembre la commissione per le telecomunicazioni paragonabile alla nostra Agcom rompe il tabù della net neutrality - uguaglianza fra i dati cara a Obama - perché tra non danneggiare le tech company californiane e aiutare le compagnie delle telecomunicazioni americane da anni in difficoltà, il presidente più online della storia non ha certo dubbi, sceglie le seconde. Sceglie l’infrastruttura, i cavi, i piloni, cose che si vedono, si toccano, old economy insomma. Il potere di Amazon non si tocca e questo fa forse infuriare l’ imprenditore che è in lui che come suo padre si è arricchito col mattone. Quando l’obiezione sarebbe un’altra: Amazon non ha inventato nulla, è pura vecchia logistica che ha sfruttato al massimo la potenza della Rete. Amazon, come tutta la Silicon Valley, fornisce servizi ma non inventa nulla da un po’, forse in California dovrebbero preoccuparsi di questo quanto delle idiosincrasie del presidente.

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