COVID

Dalle terapie intensive guida per i lockdown locali. La mappa europea

Il numero delle terapie intensive utile per decidere come circoscrivere l’infezione e quali restrizioni applicare sui territori

di Gerardo Pelosi

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(AFP)

Il numero delle terapie intensive utile per decidere come circoscrivere l’infezione e quali restrizioni applicare sui territori


3' di lettura

La parte del leone continua a farla sempre la Germania con i suoi 30.208 posti letto di terapia intensiva che hanno consentito già nella prima fase dell’epidemia anche i ricoveri di una sessantina di pazienti italiani. Secondo i dati pubblicati dall’Oms e dall’Ocse il Regno Unito resta carente di posti di terapia intesi cosiddetti “Icu beds” (posti letto in Unità di cura intensiva) avendone solo 6,6 per ogni 100mila persone. La Germania ne dispone invece di 29,2, l’Italia 12,5 e la Francia 9,7 (ma lì mancano all’appello 4mila posti nuovi promessi).

La situazione dell’Italia prima dell’emergenza era di 5.404 posti tra pubblico e privato. Nelle ultime settimane le Regioni si sono attivate, portando la cifra complessiva fino a 7.781. Gli incrementi maggiori in Emilia Romagna (513), Lombardia (360), Veneto (331). Numeri non certo comparabili con quelli di marzo e aprile ma c’è chi, come il virologo Crisanti, parla già di un lockdown a Natale per “resettare il sistema”. Non così il premier Giuseppe Conte che punta ad evitare una nuova chiusura nazionale e parla di misure possibili da parte delle Regioni.

Conte: senza rispetto regole non ci sono terapie che tengono

Mercoledì 14 ottobre Conte ha tenuto a ricordare che «se cresce il numero dei contagiati e delle persone che sono negli ospedali, e in particolare nelle terapie intensive, andremmo di nuovo in difficoltà. È chiaro però che se non rispettiamo le regole non ci saranno numeri che potranno essere sufficienti per le terapie intensive».

Per il ministro delle Regioni, Francesco Boccia «le reti sanitarie territoriali regionali, grazie al lavoro comune di governo e Regioni, sono state rafforzate, le terapie intensive e sub-intensive sono aumentate e sostengono gli sforzi in corso; ma oggi più che mai serve ancora più prudenza. Il virus è tra noi e corre veloce».

Sileri: dati terapie serviranno per decidere lockdown locali

Il dato che deve preoccupare di più resta quello delle terapie intensive che rappresenta la vera cartina di tornasole della diffusione del contagio anche per decidere come circoscrivere l’infezione e quali lockdown locali applicare. «Bisogna allenarsi - afferma il viceministro della salute Pierpaolo Sileri - a convivere con il virus e questo significa anche saper leggere i numeri che ogni giorno ci arrivano: io il primo dato che vedo è quello dei ricoveri in terapia intensiva, ancora prima di quello delle ospedalizzazioni. È quello il dato più importante. I numeri delle terapie intensive stanno salendo lentamente, al momento siamo lontanissimi da un sovraccarico, ma quello è un numero totale nazionale, se la crescita è evidente in determinate aree del Paese, in quelle aree possono venire a crearsi situazioni critiche».

Germania: ancora disponibili oltre 8mila posti di rianimazione

In Germania secondo l’istituto Koch, alla data del 14 ottobre scorso, nelle 1.280 strutture ospedaliere tedesche su un totale di 30.208 letti disponibili erano occupati 21.496 e ancora disponibili 8.712 letti.

In Spagna invece (il Paese più contagiato in Europa) i pazienti ospedalizzati per Covid sono oltre 11mila e di questi 1.650 sono nelle terapie intensive che dispone di oltre 4mila posti letto occupati attualmente al 18,76%.

Regno Unito fanalino di coda tra i grandi per rianimazioni

Nel Regno Unito attualmente sono 516 i pazienti in terapia intensiva su 5.900 posti disponibili. Per quanto riguarda i posti letto generali l’Inghilterra (senza la Scozia e gli altri membri del Regno Unito) disporrebbe di 2,3 posti per ogni 1000 abitanti, disponibilità tra le più basse nei Paesi sviluppati (dati Ocse).

In Francia mancano all’appello 4mila posti di terapia intensiva

In Francia è «allerta massima» a Marsiglia, Aix-en-Provence, Guadalupa, Parigi, Grenoble, Lille, Lione, Saint-Étienne, Montpellier e Tolosa. In giugno il ministro della sanità Olivier Véran aveva annunciato 12mila posti complessivi di terapia intensiva ma sembra manchino all’appello 4mila posti letto. Marine Le Pen cavalca le proteste di molti medici sostenendo che «da marzo ad oggi non si è fatto nulla non è stato creato un letto in terapia intensiva in più». Il numero delle rianimazioni è rimasto sui 5mila saliti poi a circa 7.000 in aprile con le misure di emergenza. Dopo la crisi gli accordi di Ségur tra Governo e parti sociali stabilirono un aumento di altri 4.000 letti di rianimazione che non si è ancora realizzato.

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