GLI EQUILIBRI NEL CONTE DUE

Dallo Ius culturae al Germanicum, Pd in pressing sugli alleati di governo

Due capitoli politicamente scivolosi, che chiamano in causa l’identità politica del partito guidato dal segretario Nicola Zingaretti

di Andrea Carli

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Due capitoli politicamente scivolosi, che chiamano in causa l’identità politica del partito guidato dal segretario Nicola Zingaretti


3' di lettura

Pd sempre più in pressing sugli alleati di governo. I dossier sono due. Il primo riguarda il tema integrazione, e in particolare lo Ius culturae, ovvero il principio secondo cui i minori stranieri possono acquisire la cittadinanza del Paese in cui sono nati o in cui vivono da un certo numero di anni, a condizione che lì abbiano frequentato le scuole (in genere un ciclo di studi) o abbiano compiuto percorsi formativi per un determinato numero di anni. Il secondo dossier riguarda la riforma della legge elettorale. Due capitoli politicamente scivolosi, che chiamano in causa l’identità politica del partito guidato dal segretario Nicola Zingaretti.

Delrio (Pd): i riformisti sanno attendere il tempo giusto per il raccolto

Quello dello ius Culturae è l’altra faccia di una medaglia che vede il Pd in pressing per la revisione dei decreti sicurezza Salvini in tema di sicurezza e gestione dei flussi migratori. Il capogruppo Dem alla Camera Graziano Delrio ha espresso l’auspicio che il «Parlamento torni ad occuparsi» della legge sulla cittadinanza. «Il percorso - ha ricordato - si era già avviato, poi il virus ha interrotto tutto (erano state effettuate le audizioni in Commissione Affari Costituzionali a Montecitorio su tre proposte e si doveva procedere alla discussione, ndr). I riformisti - è il messaggio lanciato da Delrio ai colleghi della maggioranza - sono radicali nei principi, ma sanno seminare e aspettare il tempo giusto per il raccolto». Insomma, «sullo ius Culturae non mollo». I Cinque Stelle frenano. Per il capo politico Vito Crimi la proposta del Pd è «incomprensibile e intempestiva».

Il Pd rilancia il Germanicum

“Pacta sunt servanda”, i patti vanno mantenuti: è il richiamo agli alleati sulla legge elettorale del segretario del Pd Nicola Zingaretti. I Dem chiedono che venga rispettato l’accordo che ha portato alla nascita del Conte due, a trazione Cinque Stelle-Pd-Iv e LeU. La riforma del taglio dei parlamentari - il voto per il referendum confermativo sarà il 20 e 21 settembre - va legata al rilancio del “Germanicum” (un proporzionale puro con soglia al 5% sui cui i partiti della maggioranza hanno siglato un accordo di massima a gennaio). Il Pd è disponibile a discutere il sul “tetto”: se al 3 o al 5%.Percentuali che, in un Parlamento ridisegnato dalla riduzione dei suoi componenti, consentirebbero la sopravvivenza dei partiti più' piccoli e, stando alle simulazioni, un potenziale ribaltamento dei risultati. Sul proporzionale però Renzi chiude definitivamente spiegando che «il maggioritario conviene all’Italia» e chiedendo un dibattito «senza ricatti». Sulla linea dei Dem, questa volta, c’è il M5S. Il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio ha assicurato che la legge elettorale si farà e che sarà «rappresentativa al massimo». A favore anche LeU.

L’apertura di Renzi

Le posizioni con Italia Viva da distanti che erano, hanno registrato nelle ultime ore un’apertura da parte di Renzi. Dopo aver detto no al proporzionale, arrivando a rispolverare l’idea di un maggioritario con ballottaggio nazionale sul modello del “sindaco d'Italia”, l’ex presidente del Consiglio e leader del Pd ha aperto uno spiraglio nella trattativa: «Noi siamo per il maggioritario - ha spiegato Renzi - ma se altri vogliono il proporzionale, discutiamo». Una mossa che il senatore di Italia Viva ha maturato dopo le minacce del Pd di rivolgersi anche al di fuori del perimetro dell'alleanza.

Zingaretti, pericoloso referendum senza legge elettorale

In una nota Zingaretti ha sottolineato i rischi connessi a un taglio dei parlamentari che non sia affiancato a nuove regole sul voto. «Le preoccupazioni espresse da molte personalità, in ultimo da Bartolomeo Sorge, sul pericolo di votare a favore del referendum sul taglio ai parlamentari senza una nuova legge elettorare, sono fondate e sono anche le nostre - ha scritto il segretario Dem - . Per questo il Partito Democratico un anno fa ha fatto inserire questo punto nel programma di Governo. Per questo, e non per perdere tempo, spesso in solitudine nelle ultime settimane abbiamo riproposto questo tema da inserire nell'agenda parlamentare. Su questa posizione, in questi giorni, ci sono stati pronunciamenti importanti da parte del Movimento 5 stelle, da ultimo con il Ministro Di Maio. Pronunciamenti che vanno tutti nel senso della volontà di rispettare gli accordi. Rinnovo dunque l'appello alla collaborazione, a tutti gli alleati e a fare di tutto affinché, a partire dal testo condiviso dalla maggioranza, si arrivi entro il 20 settembre a un pronunciamento di almeno un ramo del Parlamento»..

Occhi puntati sulle regionali

Si fa strada dunque l’ipotesi che alla fine si vada al voto referendario insieme a quello per le Regionali senza aver raggiunto un’intesa sulla nuova legge elettorale. Il responso delle urne nelle sei regioni che andranno al voto delineerà l’equilibrio politico che potrebbe fare da contesto per il raggiungimento di un accordo. Ma c’è anche il rischio che i veti reciproci dei partiti finiscano per mantenere in vita proprio quel Rosatellum che tutti vorrebbero cambiare.

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