IL NUOVO DECRETO LEGGE

Dallo smart working alle mascherine: le regole prorogate con lo stato di emergenza

La misura prevista nel nuovo provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri

Covid, Speranza: Governo prorogherà stato emergenza al 30 aprile

La misura prevista nel nuovo provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri


3' di lettura

Smart working, mascherine e distanziamento. Ma anche stop agli spostamenti. Sono gli ambiti destinati a “subire” le immediate ricadute della decisione del governo di approvare un decreto legge che proroga ancora, questa volta fino al 30 aprile lo stato d'emergenza dichiarato per la prima volta il 30 gennaio 2020 in conseguenza della dichiarazione di “emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale” da parte della Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Lo stato di emergenza rappresenta uno strumento rapido nelle mani del governo per attuare misure di prevenzione e contenimento della diffusione del Coronavirus.

Smart working, decide il datore di lavoro in maniera unilaterale

Se lo stato d'emergenza non fosse stato prorogato, sarebbe terminata la procedura semplificata introdotta dal governo Conte che consente ai datori di lavoro di decidere in maniera unilaterale sul ricorso al lavoro agile, e si sarebbe tornato ad applicare quanto dispone la legge 81 del 2017, ovvero accordo individuale con il singolo lavoratore come condizione per ricorrere allo smart working. A questo punto, dopo il via libera del Consiglio dei ministri al nuovo provvedimento che proroga lo stato di emergenza, si continua ad applicare lo schema della scelta unilaterale da pare del datore di lavoro. Tutto questo almeno fino a fine aprile.

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Protocolli aziendali anti-contagio

Lo stato di emergenza epidemiologica costituisce anche il presupposto dei protocolli che dettano le regole per prevenire il contagio nei luoghi di lavoro, il cui rispetto, in base alla normativa attuale, esime da responsabilità il datore di lavoro. Fin dal protocollo nazionale dello scorso aprile, infatti, è stato il governo a dettare, collegandole quindi all'emergenza sanitaria, le misure necessarie alla prevenzione del rischio da contagio secondo la scienza (al momento) nota. È stato più volte chiarito che non può essere demandato al datore di lavoro, ad esempio, l'onere di fissare distanze di sicurezza superiori a quelle definite dal Legislatore o, per altro verso, di individuare misure diverse da quelle previste. Le aziende si sono quindi adattate, dalla quantificazione della percentuale di contestuali presenze consentite negli immobili aziendali, alla predisposizione di procedure di ingresso adeguate rispetto ai luoghi, al ricorso al lavoro agile “snello”, che rappresenta una misura di natura organizzativa da utilizzare in chiave di sicurezza.

Il divieto di spostamento tra regioni

Ma la proroga dello stato di emergenza ha ricadute a catena. In base dall’articolo 1 comma 1 del decreto 25 marzo 2020 n.19, infatti, grazie all’adozione dello stato di emergenza «possono essere adottate, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente» tutte le misure di limitazione della circolazione delle persone, di divieto di assembramento, di chiusura delle attività, di obbligarorietà dell’uso di dispositivi di protezione individuale. Non a caso il nuovo decreto conferma, fino al 15 febbraio 2021, il divieto già in vigore di ogni spostamento tra Regioni o Province autonome diverse, con l'eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute (è comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione).

L'obbligo di mascherina anche all'aperto

Visto l’andamento del contagio, pare scontato che nel nuovo Dpcm atteso in giornata sarà ribadito, ad esempio, come avviene già oggi, l’obbligo di utilizzo della mascherina nei luoghi al chiuso diversi dalla propria abitazione e nei luoghi all’aperto, ad eccezione dei casi in cui sia «garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto alle persone non conviventi». Tra le misure attese anche il divieto di asporto solo per i bar e non per i ristoranti dopo le 18». Così come la chiusura di palestre, piscine e cinema. Mentre dovrebbero riaprire i musei in area gialla.

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