TRE GENERAZIONI

Damilano, dal Barolo alla fabbrica di pasta

Il gruppo fattura 70 milioni tra vino, acqua Valmora, Defilippis e BarZucca

di Filomena Greco


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Damilano ha rilevato nel 2008 il Pastificio Defilippis e poi lo ha trasformato anche in un ristorante

4' di lettura

Produttori di Barolo da tre generazioni. Il business dell’acqua minerale è arrivato più tardi mentre da qualche anno si è realizzata la diversificazione nel settore della ristorazione, prima con il Pastificio Defilippis, rilevato nel 2008 e trasformato anche in un ristorante, e poi con la riapertura del Bar Zucca, storico brand torinese, a partire dal 2013.

Oggi il Gruppo Damilano – il ceo Paolo Damilano e suo fratello Mario, presidente – fattura 75 milioni, con l’acqua che rappresenta il business principale e il vino che cresce a doppia cifra, con 250 addetti, 500 considerando i lavoratori indiretti. «Rispettare e far crescere i business di famiglia è sempre stato il nostro obiettivo – racconta Paolo Damilano – sin da quando negli anni Cinquanta mio padre Giovanni ha fondato a Torino l’azienda Morra, società che imbottigliava quartini di vino per la ristorazione collettiva delle mense aziendali». Sei fratelli nell’Italia del Dopoguerra e un’attività avviata come produttori di vino nelle Langhe. «Mio padre e altri due fratelli decisero di intraprendere una strada diversa – racconta Damilano – e vennero a Torino».

Il business si differenzia a partire dagli anni Settanta con la decisione di rilevare prima una sorgente e poi un’azienda di acque minerali in Val Pellice. «Negli anni Settanta era davvero difficile intuire cosa sarebbe potuto diventare in futuro il business dell’acqua, l’acqua minerale era venduta soltanto in farmacia e chi voleva l’acqua gasata la preparava in casa con l’idrolitina. Poi il settore è cresciuto molto grazie anche alla diffusione dei contenitori di plastica e alle abitudini dei consumatori, attenti al benessere e all’idratazione». Nasce così la società Pontevecchio Acque minerali, che oggi controlla i marchi Alpi Cozie, Fonte delle Alpi, Martina, Monviso, Mugniva, Sparea e Valmora. Con quest’ultimo brand il Gruppo Damilano ha deciso di sponsorizzare il Giro d’Italia per il prossimo triennio. «L’idea – spiega Damilano – è quella di far crescere la visibilità del prodotto sul mercato nazionale e lavorare sul valore dell’acqua di sorgente, un po’ come si fa per i vini, che vengono sempre associati ad un territorio particolarmente vocato. Credo che lo stesso principio varrà sempre di più anche per l’acqua minerale, soprattutto sui mercati internazionali». Difficile trovare nel mondo la stessa qualità ribadisce Damilano. «Poter localizare l’origine di un prodotto e associarlo ad un territorio d’elezione farà sempre di più la differenza sul mercato».

I due rami, l’acqua e il vino, si ricongiungono nel 1996 quando vengono a mancare due fratelli Damilano che gestivano direttamente la cantina. «A quel punto mio padre ci ha deciso di rilevare l’azienda familiare e proseguire l’attività insieme ai miei cugini Guido e Margherita» ricorda Paolo Damilano. «Abbiamo lavorato sul brand in questi anni – spiega – e sulla volontà di promuovere i nostri vini sui mercati internazionali. Gli Stati Uniti rappresentano oggi il nostro primo mercato, ma vogliamo crescere sulla valorizzazione e l’identità del brand Damilano nel mondo». Alla base di tutto, la cura per preziosi terreni di famiglia, con vigneti tra i più vocati come il Cannubi da cui provengono i due celebri crus, il Barolo Cannubi e il Barolo Riserva Cannubi “1752”. L’ultima acquisizione risale a sei anni fa. «I prezzi erano ancora accessibili, mentre oggi comprare un ettaro di Barolo a quasi cinque milioni significa – spiega – non ripagare l’investimento in tempi. Abbiamo preferito affittare terreni che conduciamo direttamente per garantirne la qualità. Quando i prezzi si stabilizzeranno, credo, allora potremo riaprire il dossier delle acquisizioni».

La produzione è perlopiù di Barolo ma non mancano le altre denominazioni del territorio: Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Arneis e Chardonnay e da qualche anno anche le bollicine. La scelta di allargare il campo alla ristorazione è arrivata successivamente. «Ci è piaciuto molto l’esempio di Ferrari, azienda familiare per certi versi simile alla nostra, con il core nel settore dei vini, che ha scelto di misurarsi con la ristorazione. Lo abbiamo fatto anche noi, sia in cantina, con il ristorante in gestione allo chef Massimo Camia, che quest’anno ha avuto per il ventesimo anno di fila il riconoscimento della Stella Michelin».

Zucca si è aggiunto come un veicolo importante per promuovere i brand del Gruppo, i vini Damilano e l’acqua, soprattutto Sparea, il marchio dedicato all’ho.re.ca. «Si tratta di un bar storico di Torino e per noi è anche uno strumento straordinario per fare pubbliche relazioni, a disposizione anche della nostra rete di agenti».

«Anche nel Pastificio facciamo sinergia con le altre realtà del Gruppo, qui produciamo direttamente pasta fresca e proponiamo i classici primi della tradizione italiana, ma su questa realtà abbiamo progetti per il futuro». Il primo riguarda la linea della pasta secca a marchio Defilippis, ora prodotta in conto terzi. «Potremmo pensare in futuro di avviare una produzione industriale di pasta secca, anche perché potrebbe essere un valore aggiunto usare come ingrediente le nostre acque di sorgenti alpine, che per le loro caratteristiche possono migliorare la qualità finale della pasta» dice Damilano. Il secondo progetto guarda ad una possibile espansione territoriale del brand, a cominciare da Svizzera e Germania. «A partire dal nostro format torinese stiamo studiando le diverse formule di franchising per capire quale potrebbe essere la migliore per Defilippis e per testare la fattibilità».

In futuro la ristorazione sarà un asset sempre più strategico. Si dice convinto di questo Paolo Damilano, che guida anche la Film Commission Piemonte ed è stato alla presidenza del Museo nazionale del Cinema. Nell’ottica della diversificazione degli investimenti, potrebbe essere proprio la ristorazione l’asset più gradito alle nuove generazioni che entreranno in azienda. «Avere attività sinergiche significa poter dare loro la possibilità di scegliere e impegnarsi su fronti diversi». Resta centrale lo sviluppo del brand Defilippis ma sul tavolo ci sono anche nuove possibili acquisizioni nel settore.

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