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Daniela Orlando (Intesa Sanpaolo): «Il triathlon, una sfida con se stessi»

di Monica D'Ascenzo


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2' di lettura

A Genova imparare a nuotare è naturale come imparare a camminare. Ed è un attimo da lì ad arrivare al nuoto agonistico. È successo così anche a Daniela Orlando, head of industry retail and luxury della divisione Cib Intesa Sanpaolo. Un allenamento da 2-3 ore al giorno durante il periodo scolastico, due durante le vacanze. Il primo alle 8 di mattina, in una piscina a cielo aperto da 33 metri. Una bracciata dopo l'altra, le gambe che spingono e il sole di inizio giugno che sale lentamente e arriva a scaldare l'acqua, che a volte era quella di mare, e a illuminare tutto. Anni, quelli, di disciplina, costanza, sfida dei propri limiti. Scalpelli che hanno forgiato il carattere della manager non solo nella parte razionale, ma anche nella capacità di sentire il proprio corpo e di tradurre le sensazioni in benessere. Poi la scelta fra il professionismo e lo studio e vinse il secondo. Eppure lo sport è rimasto una costante nella vita di Orlando.

Negli anni dell'università ha scoperto la corsa, con i compagni di studio. Una corsa non come scelta individuale ma come lavoro in team. Uno spronarsi a vicenda per mettersi alla prova prima con mezze maratone, poi maratone “vere”. E dopo lo studio, le gare sportive si sono intrecciate con gli impegni di lavoro a Milano in banche d'investimento. In un centro sportivo vicino al parco di Trenno la manager conosce nuovi compagni di sport e inizia così la passione per il triathlon. Il nuoto era la sua forza, la corsa era stata allenata negli anni, la bici era una sfida nuova. Anche con se stessa. A passarle questa passione era stato il fratello Piero, gran ciclista e costruttore di bici. Ne fece una in titanio tutta per lei quando aveva 25 anni e le disse: «Con questa è impossibile che tu non faccia buoni tempi».

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Così sfogliando l'album dei ricordi c’è la Maremonti nella periferia di Genova fatta in condizioni di caldo particolare e finita con gran sofferenza e con un tuffo in mare con gli amici. Oppure la corsa a Ladakh, in India, durante una vacanza a 3600 metri di altitudine e con il mal di montagna. Oggi le giornate cominciano alle 5 di mattina con un paio di pantaloncini e scarpe da running ai piedi. Che sia a Milano o in giro per il mondo. Se a Genova la giornata continua in una piscina alle 6.30. «I pensieri fluiscono liberamente e riesco a guardare ai problemi personali e di lavoro da un punto di vista diverso e si trovano soluzioni impensabili».

Una marcia in più, per la manager che crede non sarebbe riuscita ad avere la stessa capacità di concentrazione senza lo sport. Non solo, anche resilienza, impegno, capacità di gestire lo stress. Certo non sempre all'alba è semplice uscire di casa e iniziare a far andare le gambe. Ma è solo un attimo. Poi il corpo fa quello che sa di libertà e di vita.

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