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«Danno d’immagine alle elezioni». E la Lega chiede 500mila euro a Belsito

di Maurizio Caprino


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2' di lettura

Chissà se ora, a elezioni fatte e stravinte, gli avvocati della Lega chiederebbero lo stesso il risarcimento del danno d’immagine per il partito all’ex tesoriere, Francesco Belsito. E chissà se lo farebbero con le stesse argomentazioni usate poche settimane fa davanti al Tribunale di Genova. Fatto sta che ora i giudici, che si stanno occupando di un processo collaterale a quello per la maxi truffa dei famosi 49 milioni che la Lega deve restituire allo Stato in 76 anni, dovranno decidere anche sulla richiesta di 500mila euro a Belsito e ai suoi collaboratori.

La richiesta è stata presentata il 7 maggio scorso, nel bel mezzo dell’ultimo ciclone politico-giudiziario che stava colpendo la Lega appena prima delle elezioni per il caso Siri e gli arresti in Lombardia nell’inchiesta che ne sta lambendo anche il governatore, il leghista Attilio Fontana. Una coincidenza molto probabilmente fortuita. Ma è certo che ora, alla luce dell’ultimo risultato elettorale, la richiesta non appare tanto fondata.

Infatti gli avvocati del Carroccio, Claudia Eccher e Filippo Marcenaro, hanno basato la dimostrazione del danno d’immagine sullo scandalo scoppiato nel 2012, quando emersero le irregolarità che hanno portato alle condanne, tra gli altri, per Belsito e l’ex leader Umberto Bossi. Per corroborare la loro tesi, hanno citato anche il calo della Lega alle Politiche del 2013 (4,08%, contro l’8,29% del 2008), legandolo ai «numerosissimi» articoli di giornale che all’epoca hanno dato conto dello scandalo. E ne hanno citati due come esempio, di cui uno del Sole 24 Ore.

Fin qui, nulla di strano, se non l’incongruenza veniale di citare anche il calo elettorale del 2011, quando lo scandalo non era ancora noto al grande pubblico. Senonché, al termine del suo intervento, la difesa leghista ha affermato che «la notizia ha avuto e sta avendo ripercussioni ancora oggi». Vero: la storia dei 49 milioni ha fatto capolino più volte anche nell’ultima campagna elettorale. Solo che pare trattarsi di ripercussioni positive: la Lega ha appena chiuso le Europee al 34%.

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Insomma, un altro caso italiano in cui le condanne giudiziarie non si trasformano in sconfitte elettorali. E l’ultima conseguenza non si è fatta attendere: ieri dalla stessa Lega hanno avvertito che, se anche venisse condannato nel processo sulle spese pazze alla Regione Liguria, il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi non si dimetterebbe come invece aveva dovuto fare Armando Siri, sottosegretario leghista dello stesso ministero fino al 10 maggio, quando fu estromesso dal governo perché indagato per corruzione in una vicenda di modifiche alla disciplina degli incentivi all’energia eolica.

Riproduzione riservata ©
  • Maurizio Caprinovicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Argomenti: Circolazione stradale nelle sue varie implicazioni (multe, assicurazioni, sicurezza, economia, appalti, energia)

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