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Danske Bank, anche i pm di Milano indagano sul fiume di denaro da Baku

di Angelo Mincuzzi


La sede di Danske Bank a Tallinn, in Estonia

3' di lettura

Anche la procura di Milano indaga su Danske Bank. I magistrati milanesi frugano nel vortice dei 200 miliardi di euro sospetti transitati tra il 2007 e il 2015 dalla filiale estone del principale istituto di credito danese e stringono il cerchio in particolare su tre miliardi di dollari provenienti dall'Azerbaijan. Nei giorni scorsi i sostituti procuratori di Milano, Adriano Scudieri ed Elio Ramondini, hanno inviato una rogatoria internazionale alle autorità danesi per capire chi si nasconde dietro i conti aperti nella filiale di Tallin della Danske Bank da quattro società di comodo costituite in Gran Bretagna.

È un'indagine integrativa, che si affianca a quella che ha portato al rinvio a giudizio per corruzione dell'ex deputato dell'Udc Luca Volontè, accusato dai pm milanesi di aver ricevuto 2.390.000 euro provenienti da fondi pubblici o privati dell'Azerbaijan attraverso società e conti bancari offshore. I soldi sarebbero arrivati al politico italiano attraverso la Danske Bank quando Volontè sedeva nell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa in cambio – secondo la procura - del sostegno alle posizioni politiche dell'ex repubblica sovietica. Volontè è stato assolto in primo grado dall'accusa di riciclaggio e ora si attende il processo di appello dopo il ricorso presentato dai pm. Il dibattimento per corruzione si celebra invece davanti alla X Sezione penale del Tribunale di Milano.

Scudieri e Ramondini chiedono alle autorità danesi di indagare sui rapporti bancari accesi presso la Danske Bank dalla Metastar Invest, dalla Lcm Alliance, dalla Hilux Services e dalla Polux Management, le società di comodo britanniche che tra il 2012 e il 2014 hanno movimentato, insieme alla neozelandese Jetfield Networks, un mucchio di soldi in diverse valute: 3 miliardi di dollari, 519 milioni di euro, 1,2 miliardi di rubli (pari a circa 26,6 milioni di euro), 3 milioni di sterline e un milione di franchi svizzeri. Le società possedevano conti bancari presso la Danske Bank, presso la banca lettone Baltikums Bank (oggi BlueOrange Bank) e, sempre in Lettonia, nella Ablv Bank, terzo istituto di credito del paese oggi in liquidazione.

Sulla Danske Bank si indaga in Danimarca, in Estonia, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e adesso anche in Italia. Ma proprio a Milano sono state compiute negli anni scorsi le prime indagini che hanno coinvolto la banca danese

La gran parte dei soldi è transitata dalla filiale estone della Danske Bank ed è proprio su questi conti che i pm di Milano hanno concentrato la loro richiesta di assistenza giudiziaria. Vogliono sapere a chi erano intestati i conti e chi erano i beneficiari finali.

Secondo una ricostruzione del Sole 24 Ore basata su documenti giudiziari, le cinque società sotto la lente dei pm milanesi hanno ricevuto i 3 miliardi di dollari da altre 24 società attraverso sette banche dell'Azerbaijan, dell'Estonia, della Lettonia, dell'Olanda e del Lussemburgo.

Dopo essere transitati dalla Danske Bank, dalla Ablv Bank e dalla Baltikums Bank, i soldi sospetti sono confluiti in altre 94 società passando dai conti di 36 banche di diversi paesi, dalla Cina a Dubai, dalla Germania a gli Stati Uniti, all'Italia. Banche fino a prova contraria inconsapevoli dell'origine sospetta dei fondi.

Danske Bank è stata formalmente incriminata per questi fatti dai magistrati danesi e il 19 dicembre sono scattati in Estonia i primi arresti. In carcere sono finiti dieci ex funzionari della filiale estone dell'istituto danese, proprio in relazione al giro di soldi provenienti dall'Azerbaijan e, in misura minore, dalla Georgia. Le autorità estoni hanno lasciato intendere che altri arresti seguiranno. Danske Bank aveva comunicato a settembre di aver denunciato 42 ex dipendenti della banca sospettati di complicità sull'imponente massa di soldi transitata attraverso la piccola filiale di Tallin, capitale dell'Estonia.

Gli arrestati, tutti cittadini estoni, fanno parte di una lista di 26 ex funzionari consegnata alle autorità dal co-fondatore e Ceo di Hermitage Capital, Bill Browder, dopo indagini compiute sulla vicenda del suo avvocato, Sergei Magnitsky, attivista anticorruzione, morto in circostanze mai chiarite mentre era in carcere in Russia nel 2009.

Sulla Danske Bank si indaga in Danimarca, in Estonia, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e adesso – in maniera specifica - anche in Italia. Ma in verità proprio a Milano sono state compiute negli anni scorsi le prime indagini che hanno coinvolto la banca danese. L'inchiesta su Luca Volontè e sui soldi elargiti da funzionari azeri ad alcuni componenti del Consiglio d'Europa ha permesso ai pm di Milano di ricostruire dettagliatamente, grazie anche a un certosino lavoro degli esperti della Banca d'Italia, i meandri nei quali si sono dispersi i tre miliardi di dollari sospetti provenienti da Baku.

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