crime story

Danske Bank e riciclaggio, trovato morto l’ex Ceo della sede estone

Ora c'è anche un morto nella complicata vicenda dei 200 miliardi di soldi russi riciclati tra il 2007 e il 2015 attraverso la Danske Bank, la più grande istituzione finanziaria della Danimarca. Il corpo dell'ex Ceo della sede estone della banca danese - la filiale al centro del vorticoso giro di soldi sospetti - è stato ritrovato mercoledi mattina dopo due giorni di ricerche

di Angelo Mincuzzi

2' di lettura

Ora c'è anche un morto nella complicata vicenda dei 200 miliardi di soldi russi riciclati tra il 2007 e il 2015 attraverso la Danske Bank, la più grande istituzione finanziaria della Danimarca. E la storia, adesso, si tinge di giallo. Il corpo dell'ex Ceo della sede estone della banca danese - la filiale al centro del vorticoso giro di soldi sospetti - è stato ritrovato mercoledi mattina dopo due giorni di ricerche.

Aivar Rehe, così si chiamava l'ex manager di Danske Bank, era scomparso lunedì mattina e secondo i primi scarni resoconti della stampa estone, è stato trovato privo di vita nel giardino della sua abitazione a Tallinn.

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Suicidio? Omicidio? La polizia estone non ha aggiunto particolari sul suo ritrovamento ma le prime indicazioni fanno pensare più alla prima ipotesi che a un assassinio. Aivar Rehe, era stato amministratore delegato della filiale di Danske Bank di Tallinn fino al 2015. Non era coinvolto nella miriade di inchieste aperte in vari paesi dopo le rivelazioni sul maxi riciclaggio internazionale ma aveva ammesso di sentirsi responsabile di quanto accaduto nella filiale che dirigeva, sebbene in quegli anni le norme antiriciclaggio non fossero stringenti come oggi.

Già lunedì, dopo la sua scomparsa, la polizia estone aveva avvertito che Rehe, 56 anni, era da considerarsi in pericolo, poiché poteva tentare il suicidio. Almeno questo era il timore della sua famiglia, allarmata dalla scomparsa. L'ex Ceo era famoso per essere un maniaco del lavoro. Era entrato in banca un anno prima dell'acquisizione dell'istituto di credito da parte di Danske Bank nel 2007, dopo aver lavorato all'Estonian Tax and Customs Board. Non era coinvolto nelle indagini sul riciclaggio e non faceva parte del gruppo di banchieri estoni arrestati dalla polizia l'anno scorso.

In un'intervista ai giornali estoni lo scorso marzo, Rehe aveva affermato che, in qualità di Ceo della branch di Tallinn della Danske Bank si sentiva naturalmente “responsabile” per l'accaduto e aveva aggiunto che la filiale aveva un flusso di lavoro “molto normale ogni giorno”. “Gli organismi competenti all'interno e all'esterno della banca hanno svolto il loro lavoro al meglio delle loro conoscenze”, aveva concluso.

La saga della Danske Bank diventa adesso anche una crime story. Non bastavano le centinaia di società fantasma sparse nei più svariati paradisi fiscali attraverso le quali sono stati ripuliti i miliardi di rubli e di altre divise provenienti dalle ex repubbliche dell'Unione sovietica. E nemmeno le velocissime triangolazioni tra le banche di decine di paesi coinvolte loro malgrado nell'enorme lavanderia di denaro, la più grande finora mai scoperta. Adesso c'è anche un cadavere eccellente. Con tutta probabilità suicida.

Sulla Danske Bank indagano le procure di diversi paesi, dalla Danimarca alla Gran Bretagna agli Stati Uniti. Anche la procura di Milano, con i pm Adriano Scudieri ed Elio Ramondini, investiga su un flusso di circa 3 miliardi di dollari provenienti dall'Azerbaijan e transitati dalla filiale estone della Danske Bank. Quella guidata fino al 2015 da Aivar Rehe.

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