Patty Yumi Cottrell

Danza macabra attorno ai tabù e alle ipocrisie dell’adozione

La scrittrice di origine coreana, ma cresciuta da americani, scrive un romanzo penetrante che riesce a esporre il dolore ineffabile di chi non conosce l’origine della sua vita

di Lara Ricci

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La scrittrice di origine coreana, ma cresciuta da americani, scrive un romanzo penetrante che riesce a esporre il dolore ineffabile di chi non conosce l’origine della sua vita


3' di lettura

«Al momento della sua morte, ero una trentaduenne single senza figli, con il ciclo irregolare, una laurea e un impiego a mezza giornata. Allo specchio mi vedevo come una creatura retta e ordinaria. O accartocciata e ordinaria». Così si descrive Helen, la narratrice di Scusate il disturbo, facendoci sapere anche che i ragazzi problematici cui fa da sorvegliante la chiamano «Sorella Affidabilità». Fedele al suo soprannome, quando apprende del suicidio del fratello adottivo decide di partire subito da New York per andare a Milwaukee, nella casa dove è cresciuta e dove sarebbe «stata un raggio di sole per i miei disperati genitori adottivi» (in tutto il romanzo a “madre”, “padre”, “genitori”, “fratello” viene sempre associato l’aggettivo “adottivo”). Helen, che da sempre bada alla sua tranquillità, «la tenevo in condizioni impeccabili», si propone anche di indagare cosa abbia spinto il ragazzo, tre anni più giovane e coreano come lei, seppur proveniente da un’altra famiglia biologica, a togliersi la vita.

Nonostante il dolore, i pensieri di Sorella Affidabilità sono lucidi, ponderati, pragmatici. Eppure, man mano che la narrazione prosegue, si inizia a percepire una strana dissonanza. Non è solo che i genitori adottivi, bianchi molto religiosi e tirchi, la accolgono con freddezza e preferiscono alla sua compagnia quella di un “consulente del dolore” della parrocchia. È che progressivamente il lettore comincia a rendersi conto che le azioni che compie Helen, quello che dice, non hanno nulla a che fare con quel che pensa. Sono tutt’altro che razionali, e non è qualcosa legato allo sconvolgimento del lutto, emerge anche dai racconti di vita precedente. Se nelle persone “normali” i pensieri irrazionali possono vagare liberamente solo nella mente mentre i comportamenti sono imbrigliati dalla ragione, in Helen succede l’opposto. Tale stridente sfasatura tra quello che pensa e quel che dice e fa, tale scollamento, dapprima provoca un riso sarcastico e amaro, ma poi, lentamente, comincia ad assumere un significato più profondo, quasi esistenziale. E il lettore è spinto a riflettere sulle persone adottate, su ciò che questo implichi per loro.

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Così, in modo sottile, il racconto inizia a girare intorno al nucleo del dolore ineffabile dell’«ex orfano affamato», del bambino che non conosce l’origine della sua vita, le circostanze della sua nascita, i genitori biologici, che deve confrontarsi ogni giorno con l’ignoto sé e l’abbandono, mentre il mondo da lui pretende adesione e gratitudine verso chi lo ha adottato e la sua fortunata sorte. Un malessere aggravato in questo caso dall’ambiente bigotto e razzista della provincia statunitense, del tutto disinteressata alla cultura non bianca. Scusate il disturbo, esordio della scrittrice coreana Patty Yumi Cottrell, anche lei adottata da americani e con un fratello suicida, prende così il ritmo di una danza macabra che gira attorno ai tabù e alle ipocrisie dell’adozione.

«Dietro ogni suicidio c’è una porta. Apri la porta e forse scoprirai cose che non avresti mai voluto sapere». E così accade. «Tutto ciò che ricordavo assumeva un significato alla luce del suo suicidio: era come quando si fissa un muro per ore sotto l’effetto di droghe e il muro si riempie di messaggi nascosti e di minacce». La strana indagine di Sorella Affidabilità affonda nella sua stessa ambiguità. «Come si fa a convivere con noi stessi?»: Helen, che il fratello definì bipolare, scopre che il centro non tiene.

Scusate il disturbo

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