Cassazione

Daspo giudiziario, doppio reato non presentarsi alla polizia ed entrare allo stadio

La violazione del divieto di accesso alle manifestazioni sportive è un reato autonomo rispetto all’obbligo di comparire nell’ufficio di polizia durante le gare

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

Nel Daspo giudiziario il giudice vieta l’accesso allo stadio e aggiunge il dovere di comparizione, adottando così due disposizioni autonome la cui violazione fa scattare un doppio reato. E anche se l’obbligo di presentarsi in questura o al commissariato, in genere, va in abbinata con l’esclusione dagli impianti sportivi, senza sfasamenti temporali, le due misure possono coesistere e avere tempi di esecuzione diversi, senza che il destinatario possa pretendere di sottrarre «una sorta “presofferto” di una prescrizione rispetto all’altra». La Cassazione (sentenza 13675) nel respingere il ricorso del tifoso, sgombra il capo dall’equivoco che le due previsioni del daspo giudiziario siano in qualche modo sovrapponibili.

Il doppio effetto del provvedimento del giudice

Con il Daspo giudiziario, adottato dal giudice, c’è una scissione degli effetti; il divieto di entrare allo stadio scatta, infatti, in via eccezionale al momento della sentenza, e diventa immediatamente esecutivo, per tutelare subito la collettività dai violenti appena viene affermata la loro colpevolezza.

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Non si attende dunque l’irrevocabilità del verdetto, come invece avviene per l’obbligo di comparizione dell’imputato in un ufficio di polizia, che più che una pena accessoria, spiegano i giudici, è una misura di prevenzione atipica che scaturisce per legge dalla ritenuta sussistenza del reato. Una prescrizione che ha certamente un contenuto più afflittivo rispetto al semplice divieto di accesso, ragione per cui si è ritenuto di applicare la misura al passaggio in giudicato della sentenza.
Un diverso regime normativo che giustifica anche lo sfasamento dei tempi tra i due provvedimenti.

I tempi diversi di applicazione

La Suprema corte respinge così la tesi del ricorrente, secondo il quale dalla durata dell’obbligo di comparizione andava “sottratto” il periodo «in cui il destinatario della misura in esame sia stato già sottoposto, per effetto della sua immediata applicabilità, al divieto di accedere alle manifestazioni sportive».

La coerente conclusione sulla coesistenza e autonomia delle due prescrizioni del “daspo” porta la Suprema corte ad affermare l’esistenza del doppio reato per chi trasgredisce sia all’obbligo del “fare” e dunque non si presenti alla polizia, senza esimersi al tempo stesso dal dovere di “non fare” ed entri allo stadio.

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