le sentenze della cassazione

Daspo revocato per ultras di Brescia

di Silvia Marzialetti

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(Olycom)

2' di lettura

Si riaprono le porte dello stadio per i tre tifosi del Brescia accusati di aver aggredito con frasi e slogan razzisti un affollatissimo corteo di pakistani durante una manifestazione religiosa. È durato meno di dieci mesi il divieto di accedere alle manifestazioni sportive disposto a inizio anno dal questore di Brescia e convalidato dal tribunale: la Cassazione lo ha annullato (sentenza 50928 dell'8 novembre).

Saluto nazista e dito medio, al grido ossessivo di «botte, botte, botte»: così i quattro ultras della curva nord Brescia avevano accolto, all'uscita da un pub, il passaggio in città di un corteo di oltre 5000 persone appartenenti alla comunità pakistana.

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Il divieto del questore riguardava tutti gli stadi e gli impianti sportivi sul territorio nazionale: bandite le partite di qualunque serie, giocate da qualunque squadra (anche dilettantistica), per cinque anni. Un giro di vite che non ha superato il vaglio della Cassazione.

Corte di cassazione – Sentenza 50928/2017

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Introdotto in Italia per contrastare la violenza negli stadi (la scelta maturò dopo la strage dell'Heysel nel 1985), il Daspo - ricorda la Cassazione - scatta soltanto se l'area delle violenze commesse dai tifosi è circoscritta all'interno di una manifestazione sportiva. Si tratta - come chiarito da una interpretazione autentica del 2001 - di tutte quelle competizioni previste dalle federazioni sportive, dagli enti e dalle organizzazioni riconosciute dal Comitato olimpico.

I giudici chiamano in causa una sentenza analoga del 2011 in cui il Daspo decadde, nonostante il teatro delle violenze fosse strettamente attinente al mondo calcistico (si trattava di un circolo in cui si festeggiava la fondazione di una nuova società). L'obbligo di una interpretazione rigorosa - precisa la Suprema Corte - attiene alla forte limitazione di circolazione cui viene sottoposto il soggetto chiamato in causa.

Il Daspo è tornato di stretta attualità con il caso degli adesivi razzisti ritraenti Anna Frank sui vetri della curva sud dello stadio Olimpico ad opera di ultrà laziali. Per loro stadi off limits fino a otto anni.

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