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Daspo al tifoso che crea disordini durante la partita in streaming

Sì alla misura per aver cercato di accedere al maxischermo senza pagare: una violenza commessa «a causa» dell’incontro di calcio

di Patrizia Maciocchi

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(Jonatha Borzicchi / AGF)

Sì alla misura per aver cercato di accedere al maxischermo senza pagare: una violenza commessa «a causa» dell’incontro di calcio


2' di lettura

Via libera al Daspo anche per il tifoso che crea disordini in occasione di una partita vista in streaming su un maxischermo. La Cassazione (sentenza 13619) arricchisce l’elenco dei casi in cui può scattare il divieto di accedere alle manifestazioni sportive e respinge il ricorso contro la misura restrittiva per cinque anni. Il Daspo era stato applicato all’imputato responsabile, con altri tifosi, di aver forzato i controlli per entrare senza pagare il biglietto di 5 euro nello stadio di Piacenza dove era stato montato un maxischermo per seguire in streaming la partita Imolese- Piacenza, giocata ad Imola. Nel trambusto una signora era caduta ferendosi. Per la difesa l’azione incriminata non era stata commessa in occasione di una manifestazione qualificabile come sportiva, e dunque il Daspo non era giustificato.

La sentenza

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Le occasioni escluse dal concetto di competizione sportiva...

Per la Cassazione però non è così. I giudici ricordano che la giurisprudenza di legittimità ha escluso dal concetto di competizioni sportive le commemorazioni di un evento sportivo, i festeggiamenti per la fondazione di una squadra, e, più in generale tutti gli eventi «privi di necessario collegamento immediato e stretta causalità tra l’azione e una competizione sportiva». Mentre di recente la Cassazione ha considerato commessi in occasione di una manifestazione sportiva gli atti di violenza realizzati non durante lo svolgimento delle gare, ma in un momento diverso e non contestuale se «in rapporto di immediato ed univoco nesso eziologico con essa».

Il maxi schermo

Per esempio la violenza anche sulle cose commessa presso il comando di polizia per “solidarizzare” con i tifosi che si recavano lì perché colpiti dal Daspo, in concomitanza della partita. Ai fini della misura di prevenzione valgono non solo le azioni commesse direttamente in occasione delle competizioni sportive ma anche quelle a queste collegate da un rapporto di stretta causalità. È dunque prevedibile che la violenza espressa «a causa» dell’incontro di calcio potrebbe essere messa in atto anche «in occasione» della partita. Nel caso esaminato c’era un biglietto da pagare per vedere su un maxischermo in diretta un incontro di calcio, e non importa che i giocatori non fossero fisicamente presenti.

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