Gli 80 anni del Manifesto di Ventotene

Dastoli: «Dopo l’Afghanistan l’Unione politica dell’Europa non è più un sogno ma una necessità»

Il presidente del Movimento europeo: «L’insegnamento del Manifesto è più che mai utile anche oggi, l’Europa parli con una voce sola»

di Gerardo Pelosi

Ventotene, Mattarella depone una corona di fiori sulla tomba di Altiero Spinelli

2' di lettura

«Se non ci fosse stata la crisi in Afghanistan forse il presidente della Repubblica Mattarella non sarebbe neppure venuto qui a Ventotene per celebrare in maniera così solenne gli 80 anni del manifesto di Ventotene». A parlare è Pier Virgilio Dastoli presidente del Movimento europeo che, a buon diritto, può considerarsi il depositario della “legacy” di Altiero Spinelli per esserne stato il più stretto collaboratore al Parlamento europeo e a Bruxelles. Spinelli e Rossi nell'inverno del ’41 in un’Europa devastata dai nazionalismi e dalla guerra concepirono il manifesto federalista di Ventotene come il più efficace antidoto alla sovranità degli Stati nazione.

Il vulnus afghano alla governance mondiale

«Quella lezione – dice Dastoli – è oggi più che mai attuale; quello che sta accadendo in Afghanistan dimostra la grande vulnerabilità del sistema di governance mondiale. Battersi per avere in Europa un'effettiva unione politica non è più un sogno ma una vera necessità».Insomma la riflessione di Mattarella lanciata al 40° seminario per la formazione federalista europea in occasione dell'80° anniversario del Manifesto di Ventotene per un'Europa politica e della difesa «ora o mai più», è sposato in pieno da Dastoli. «Se l'Europa non è grado in tempi brevi di mostrare un'autonomia strategica mettendo in discussione anche il ruolo della Nato e impostare su nuove basi il rapporto con gli Stati Uniti c'è il rischio di arrivare tardi e male all'appuntamento con la storia».

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Il faccia a faccia di Mattarella con Borrell e Verhofstadt

Temi che sono stati al centro a Ventotene della colazione ristretta che il presidente della Repubblica ha avuto con l'Alto rappresentante della politica estera e di difesa europea Josef Borrell e con Guy Verhofstadt, capo della delegazione del Parlamento europeo per la Conferenza sul futuro dell'Unione. In quella sede il capo dello Stato si sarebbe rammaricato per il ruolo politico marginale che l'Unione ha mostrato nella crisi afghana anche rispetto alla Nato e agli Stati Uniti. «L'insegnamento del Manifesto – osserva sempre Dastoli – è più che mai utile anche oggi; occorre che l'Europa parli con una voce sola con i paesi terzi e in una dimensione geopolitica apra tavoli di confronto con le principali democrazie dell'Asia; sono temi che la conferenza sul futuro dell'Unione dovrà affrontare con il contributo ei Governi e della società civile».

La prossima Conferenza sul futuro dell’Unione

Un capitolo a parte riguarda il rispetto dei diritti fondamentali di cui l'Europa è la portabandiera nel mondo. «Ridurre tutto alle questioni migratorie non è all'altezza delle ambizioni europee», dice Dastoli che concorda pienamente con le perplessità espresse da Mattarella che ha giudicato “sconcertante” il fatto che in Europa da parte di alcuni si sia mostrata solidarietà verso gli afghani che perdono i diritti, ma purché rimangano a casa loro. Per Dastoli dovrà essere la prossima Conferenza sul futuro dell’Unione allargata a tutti i soggetti istituzionali e non l'occasione migliore per affrontare questi temi e dare all'Europa quel colpo d'ala necessario a rimettere in moto il processo di integrazione a 80 anni dal manifesto.


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