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Data4 annulla l’impatto ambientale dei propri centri

Il settore digitale è responsabile del consumo del 4,2% dell’energia mondiale e i data center dell’1,5%

di Evelina Marchesini

6' di lettura

I data center sono il pilastro della trasformazione digitale e dunque una colonna portante di ogni sviluppo economico futuro. Si tratta però di attività energivore, che a livello globale sono responsabili dell’1-1,5% dei consumi energetici mondiali. Ecco dunque che il nodo della compatibilità passa anche attraverso i data center e la sfida è costruire e funzionare in modo sostenibile: se vogliamo fare digital transformation abbiamo bisogno di più data center. Ma come possiamo creare infrastrutture che impattino il meno possibile sull'ambiente ma siano abbastanza grandi e potenti da garantire lo sviluppo digitale?

Obiettivo compatibilità

Un dibattito intenso e al quale un operatore con una forte presenza in Italia è già riuscito a dare una risposta in senso di neutralizzazione dell'impatto a livello ambientale dei propri data center in tutta Europa. Si tratta di Data4, leader europeo nonché prima società arrivata in Italia nel mercato della costruzione, del finanziamento e della gestione di data center e, diversamente dalle altre realtà sul mercato, 100% di natura europea.

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Nati in Francia e supportati da Axa, hanno da poco avviato un progetto di espansione in Italia, dove stanno costruendo nuovi data center nel loro sito di Cornaredo e con un programma di espansione in altre città italiane.

Impatto zero per Data4

La società ha siglato a luglio scorso una partnership strategica con Fransylva/Cepf, la Confederazione dei proprietari forestali europei che promuove i valori della gestione forestale sostenibile e della redditività economica del settore forestale. L’accordo permette a Data4 di collaborare un network di oltre 50mila silvicoltori privati per compensare tutte le emissioni residue di gas a effetto serra corrispondenti agli ambiti 1 e 2 per tutte le attività del Gruppo in Europa nel 2021.

Questa collaborazione nasce con l'obiettivo di contribuire alla riduzione globale delle emissioni di carbonio attraverso il finanziamento di progetti classificati “Bas Carbone”, e fa parte del programma Data4Good, finalizzato allo sviluppo sostenibile, che comprende molti altri interventi adottati per ridurre l'impatto ambientale generato dalla società.

Come firmataria del “Climate Neutral Data Center Pact” da gennaio 2021, Data4 contribuisce alla neutralità globale del carbonio dell'ecosistema digitale mettendo al centro della sua strategia lo sviluppo sostenibile.In quest'ottica, il gruppo ha lanciato il suo ambizioso programma di sviluppo sostenibile,Data4Good che mira a coinvolgere l'intero ecosistema nel suo percorso.

Con questo programma, Data4 si impegna a contribuire alla neutralità globale delle emissioni di carbonio attraverso interventi concreti, quali la creazione di pozzi di carbonionaturali. Grazie a questo primo investimento nella cattura delle emissioni residue degli ambiti 1 e 2 per tutte le sue attività in Europa (ossia 2.700 tonnellate di CO2 equivalente), Data4 aggiunge un nuovo tassello al suo programma Data4Good, completando il lavoro di misurazione delle sue emissioni nei 3 ambiti e sviluppando un piano ambizioso di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Il lavoro pionieristico portato avanti a livello di Gruppo e promosso attraverso le best practices realizzate dalla sede centrale, permette dunque ora di annunciare la compensazione di tutte le emissioni per tutte attività delle filiali del Gruppo in Europa, compreso il Campus di Italiano di Milano-Cornaredo.v

Obiettivo di settore

In linea con i suoi valori, Data4 ha firmato il Climate Neutral Datacenter Pact (che conta 25 operatori e 17 associazioni) attraverso il quale il settore mira ad essere carbon neutral entro il 2030 attraverso un piano di efficienza energetica, il rispetto di un obiettivo annuale per minimizzare l'utilizzo dell’acqua e un piano di acquisto di energia 100% rinnovabile. In quest'ottica Data4 ha identificato le leve d’azione per 5 componenti ad alto impatto: generatori, Ups e batterie; calcestruzzo; sistema di raffreddamento.

Nella società il consumo di elettricità dei data center è controbilanciato al 100% da energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, immessa in rete dai fornitori dell'azienda. L'obiettivo di Data4 è di coinvolgere tutti i propri stakeholder nell'implementazione di una catena di valore basata sui principi dell'economia circolare e che il gruppo sta promuovendo attraverso il lancio dell'ambizioso programma Data4Good.

Data4Good ha quattro aree principali di attenzione: Data4 Environment per ridurre l’impronta ambientale e le emissioni dirette e indirette delle proprie attività; Data4 Innovation per promuovere la tecnologia digitale responsabile, in collaborazione con l’ecosistema di clienti e fornitori di servizi del gruppo; Data4 Community per contribuire alle sfide sociali e ambientali dei territori in cui si trovano i campus europei; Data4 People, un programma per proteggere la salute e la qualità della vita sul lavoro dei dipendenti e partner nei propri siti; per promuovere la diversità di genere e rafforzare lo spirito di squadra.

Il digitale pesa sull'ambiente

Mandare un messaggio whatsapp, una e-mail, effettuare una videochiamata, vedere un film su una piattaforma e anche solo non cancellare le mail non lette: sono solo alcuni esempi del forte impatto energivoro che il digitale ha sull'ambiente, cose a cui normalmente non pensiamo.

«Ogni giorno vengono spedite 340 milioni di mail – ci spiega Davide Suppia, Country Director e Vice President Sales di Data4 Italia, responsabile del coordinamento e della gestione di Data4 e del suo posizionamento in Italia – di cui l’80% va in spam. Ogni mail superiore ai 10 giga di contenuto butta nell’ambiente tra i 20 e i 30 grammi di Co2. Mettendo tutto insieme si tratta di un consumo di energia incredibile. Che ovviamente dobbiamo compensare».

Secondo GreenIT, il 4,2% dell’elettricità mondiale è consumata dal settore digitale, e di questo 4,2% il 30% è dovuto ai data center, che quindi sono responsabili dell’1%-1,5% del consumo mondiale. Nel 2019, nel mondo, sono state generate 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, con un aumento del 21% in cinque anni. Nel 2030 ci aspettano invece 74 milioni di tonnellate di rifiuti. Secondo uno studio di Capgemini, l’89% delle aziende ricicla meno del 10% del materiale informatico utilizzato e, stando a quanto dichiarato dallo United Nations Institute, nel 2019 solo il 17,4% dei rifiuti elettronici sarebbe stato riciclato.

Il numero di oggetti connessi dovrebbe raggiungere i 55,7 miliardi entro il 2025, di cui il 75% connesso a una piattaforma IoT. A livello dell’Unione Europea, uno studio ha calcolato che il consumo elettrico dei data center nell’UE27 passerà da 40 a 43 TWh all'anno tra il 2020 e il 2025. L'aumento più marcato si avrà per i server, il cui consumo passerà da 22 a 27 TWh/anno, seguiti dai locali di archiviazione (da 4,3 a 4,5 TWh/anno) e dalle reti (da 0,7 a 1,1 TWh). Il consumo elettrico degli impianti di raffreddamento e di altra natura, invece, scenderà, passando da 12 a 10 TWh all’anno. In Francia, sempre secondo GreenIT, nel 2021 il settore digitale sarebbe stato responsabile del 6,3% dei consumi di energie primarie e del 3,3% delle emissioni di gas serra e del 2,2% del consumo di acqua del territorio.

Una nuova norma dell’UIT sottolinea come il rispetto dell’Accordo di Parigi esigerà dal settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) una riduzione delle emissioni del 45% tra il 2020 e il 2030. La norma aiuterà le aziende attive nel settore a ridurre le emissioni fino a raggiungere il tasso richiesto per raggiungere l'obiettivo prefissato dagli Accordi di Parigi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), ossia quello di limitare il riscaldamento climatico a 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali.

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni raccomandati rappresentano i primi obiettivi specifici per l’industria delle TIC a essere approvati dalla Science Based Target Initiative (SBTi).Ecco perché il settore dei data center è un elemento cruciale non solo per lo sviluppo dell’economia, ma anche per la sua sostenibilità.

I piani di sviluppo in Italia

La società è presente in cinque Paesi europei, tra cui appunto l’Italia, dove possiede installazioni per 137 ettari per un totale di 25 data center e con circa 150 clienti, tra cui i big dell’economia digitale.

«Abbiamo in programma di duplicare la nostra presenza a Cornaredo entro il 2025 – dice Davide Suppia –. Oggi abbiamo una superficie di circa 10 ettari che ormai è completamente piena di data center e arriveremo a 20-22 ettari». I consumi di energia andranno di conseguenza. Ma non solo. «Dobbiamo porci il problema del riciclo di questi data center quando diventeranno obsoleti, cosa che in pochi fanno», continua Suppia.

Intanto Data4 a Cornaredo collabora strettamente con il territorio e con le amministrazioni locali, oltre che per implementare il piano di ecosostenibilità per sensibilizzare la popolazione nei confronti del consumo energetico in generale e digitale in particolare. Punta inoltre sull'educazione dei giovani, per esempio con delle Academy specifiche per i licei scientifici, proprio per divulgare dati e informazioni come quelli indicati in questo articolo. Inoltre ha comprato un'area adiacente il campus, con una villa d'epoca, dove l'obiettivo è fare educazione alla sostenibilità.

In Italia la società si espanderà presto a Roma, dove sta individuando alcune aree, mentre per il momento ha esaminato ma escluso la piazza di Bologna. «La società ha come obiettivo di continuare a crescere negli stessi Paesi in cui è già presente – dice Suppia – quindi l’Italia sarà oggetto di una sostanziosa espansione nei prossimi anni».

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