ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùle linee guida di Bruxelles

Dati e intelligenza artificiale, così la Ue colmerà il gap digitale con gli Usa

Le linee guida della Commissione Ue puntano soprattutto allo sviluppo dell’economia dei dati e di un’intelligenza artificiale ampiamente controllata dall’uomo

di Beda Romano


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Ursula von der Leyen con Margrethe Vestager a Bruxelles

2' di lettura


La Commissione europea ha presentato mercoledì 19 febbraio qui a Bruxelles le linee-guida con cui intende affrontare il grande mondo digitale e in particolare l’intelligenza artificiale e l’economia dei dati. Nei due casi, la sfida è di trovare un equilibrio tra controllare i rischi etici e cavalcare le opportunità economiche. L’Europa è in ritardo rispetto a Stati Uniti, ma ha dalla sua un enorme bagaglio di dati industriali che può servire al continente per recuperare il terreno perso.
Sul versante dell’intelligenza artificiale, Bruxelles ha preannunciato nuove proposte legislative per rassicurare la popolazione europea senza ostacolare l’innovazione. «Le autorità devono poter controllare i sistemi di intelligenza artificiale nello stesso modo in cui controllano cosmetici, auto o giocattoli», spiega la vicepresidente dell’esecutivo comunitario Margrethe Vestager. I sistemi di intelligenza artificiale devono essere «trasparenti», «tracciabili» e «sotto il controllo umano».
Nel contempo, la Commissione europea vuole lanciare un dibattito pubblico sul ruolo del riconoscimento facciale. Il tema non è banale. Lo strumento può servire a passare più facilmente i controlli di sicurezza e di dogana in un aeroporto o sbloccare un telefono portatile; ma può anche mettere in pericolo il diritto della privacy. In Cina, per esempio, è ormai utilizzato per criticare ed eventualmente condannare pubblicamente un pedone che attraversa con il rosso.
Nei fatti, la Commissione europea apre la porta alla possibilità di appositi certificati con i quali garantire che sistemi di intelligenza artificiale rispettino norme e leggi. Negli ultimi tre anni il finanziamento europeo nella ricerca in questo delicato ambito è aumentato del 70% fino a toccare gli 1,5 miliardi di euro, rispetto ai tre anni precedenti. L’obiettivo è di raggiungere i 20 miliardi di euro di investimenti all’anno entro i prossimi dieci anni.
L’altro fronte è quello dell’economia dei dati. L’obiettivo in questo caso è di adottare regole che permettano un uso eticamente responsabile e trasparente dei dati generati, raccolti e gestiti dalle tecnologie digitali. Tra il 2018 e il 2025, il volume annuo di dati passerà da 33 a 175 zettabytes. Più interessante ancora è la fonte di produzione dei dati: oggi vengono generati per l’80% da computer centrali, e appena per il 20% da oggetti connessi. Nel 2025, la proporzione si sarà invertita.
Mentre l’intelligenza artificiale può servire a velocizzare diagnosi mediche e a rafforzare la sicurezza, i dati possono essere utilizzati in tantissimi campi: dalla gestione del traffico al risparmio energetico alla lotta contro le epidemie. Spiega Thierry Breton, commissario all’industria: «Numerose applicazioni basate sull’intelligenza artificiale sono nei fatti specifici algoritmi che hanno come materia prima dati. Nel 2030 vi saranno 500 miliardi di apparecchi connessi tra loro e produttori di dati».
Il tentativo comunitario è doppio: garantire un quadro legislativo che rassicuri l’opinione pubblica e incanali l’innovazione, e al tempo stesso recuperare il tempo perso rispetto agli Stati Uniti. «Abbiamo un vantaggio rispetto all’America – spiega un esponente comunitario - la nostra industria è forte e produce una enorme quantità di dati. Dobbiamo sfruttare meglio questa nostra forza. Ecco perché il programma di otto super computer europei (di cui uno a Bologna, ndr) è cruciale».

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