Inchiesta della procura di Trapani

Dati falsi su tamponi e contagi per non finire in zona rossa, arresti in Sicilia. Si dimette l’assessore alla Salute indagato

Ai domiciliari una dirigente e un funzionario dell'assessorato regionale alla Salute e il dipendente di una società informatica accusati di aver mandato all'Istituto Superiore di Sanità dati falsi sull'andamento della pandemia nell'isola. Il Gip: Musumeci ingannato

di Nino Amadore

I punti chiave

  • I reati
  • L’inchiesta nasce dai controlli in un laboratorio di Alcamo
  • Indagato l’assessore alla Sanità

5' di lettura

Un “disegno politico scellerato”. Così il gip di Trapani che, accogliendo la richiesta della Procura, ha messo ai domiciliari una dirigente e un funzionario dell'assessorato regionale alla Salute e il dipendente di una società informatica accusati di aver mandato all'Istituto Superiore di Sanità dati falsi sull'andamento della pandemia in Sicilia. Positivi e decessi “spalmati” nel tempo per evitare, secondo gli inquirenti, che la Sicilia fosse messa in zona rossa: da novembre dell’anno scorso al 19 marzo sono 40 gli episodi di falso documentati dagli investigatori dei Nas di Palermo e del comando provinciale dei carabinieri di Trapani. Nell'indagine è coinvolto anche l'assessore alla Salute Ruggero Razza (che si è dimesso), mentre - scrive il gip - “sembra estraneo il presidente della Regione Musumeci, che pare tratto in inganno dalle false informazioni che gli vengono riferite”. Oltre ai tre, ai domiciliari sarebbero indagati il vice capo di gabinetto dell'assessorato Ferdinando Croce e il dirigente Mario Palermo.

I reati

I reati contestati sono falso materiale ed ideologico in concorso. In particolare gli arrestati sono accusati di aver alterato, in svariate occasioni, il flusso dei dati riguardante la pandemia SarsCov-2 (modificando il numero dei positivi e dei tamponi) diretto all'Istituto Superiore di Sanità, alterando di fatto la base dati su cui adottare i discendenti provvedimenti per il contenimento della diffusione del virus.

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L’inchiesta nasce dai controlli in un laboratorio di Alcamo

Ai domiciliari sono finiti la dirigente generale del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, il funzionario della Regione Salvatore Cusimano e il dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell'assessorato Emilio Madonia. L'inchiesta nasce dalla scoperta che in un laboratorio di Alcamo (Tp), da qui la competenza della Procura di Trapani, erano stati forniti dati falsati su decine di tamponi. I pm hanno avviato accertamenti che sono arrivati all'assessorato regionale. Diverse intercettazioni confermerebbero l'alterazione dei dati inviati all'iss.

Lascia l’assessore alla Sanità indagato

L'assessore regionale alla Sanità della Sicilia Ruggero Razza è indagato. Oggi gli è stato notificato un invito a comparire con avviso di garanzia. È accusato di falsità materiale ed ideologica. I carabinieri gli hanno anche sequestrato dei telefoni. Razza ha rassegnato le dimissioni, accettate dal presidente della Regione Nello Musumeci.

Musumeci: «Ho fiducia in Razza»

Intanto il governatore siciliano nello Musumeci, anche di fronte ai tanti commenti politici, invita alla prudenza e difende l’assessore alla Salute: «Leggo dichiarazioni di rappresentanti politici che fanno accapponare la pelle, questa è una terra di giustizialisti: è una vergogna. Abbiamo visto quanti indagati poi sono usciti dalle inchieste. Quindi, calma calma... calma – dice a Omnibus su La7–. Questa terra dà fastidio quando non alimenta le cronache giudiziarie, abbiamo tenuto lontano in questi anni la Sicilia dalle inchieste. Ho fiducia in Razza, ed estrema fiducia nella magistratura: sono convinto che i fatti saranno chiariti». E poi ha aggiunto: «Non mi occupo degli affari quotidiani del dipartimento ed è facile in questo momento fare ricostruzioni. Io credo che dobbiamo chiederci a cosa serviva. Se come Regione abbiamo sempre seguito la linea del rigore, quale gara dovevamo vincere? Se di fronte al dilagare dei contagi, siamo stai i primi a operare le chiusure, se insieme all'assessore Razza abbiamo chiesto due settimane di zona rossa, tutto questo a cosa doveva servire? Ecco perché sono tranquillo».

Dalle intercettazioni un quadro agghiacciante

È un quadro preoccupante e agghiacciante quello che emerge dalle intercettazioni. L’assessore parla della crescita dei contagi con la dirigente. Così, come emerge dall'ordinanza di custodia cautelare, parlavano l'assessore alla Salute della Sicilia Ruggero Razza e la dirigente Maria Letizia Di Liberti sui dati dei positivi al Covid: «Allora, su Palermo sono moltissimi, moltissimi, non ti dico quanti, perché secondo me non hanno comunicato quelli di ieri e dell'altro ieri alcuni». «Quanti sono?». «670. Solo su Palermo e quindi ho detto no, non se ne parla proprio perché questi sono i dati di tre giorni e non li posso dare tutti nello stesso giorno, assolutamente, questi sono…..». «Ma questi verifichiamoli prima». «No, questi li controlliamo nella piattaforma “istituto” se sono duplicati o non duplicati». «Ma in ogni caso più di 300 ... io più di 300 non ne do oggi, e gli altri a poco a poco durante la settimana, perché gli ho detto questi sono i dati di tre giorni che non avete caricato, perché era chiuso Istituto Zooprofilattico, perché c'era….. non avevano gli amministrativi dalla Barone, non avevano gli amministrativi da un'altra parte», dice ancora la dirigente.

Il conteggio dei morti

E poi ci sono i morti, il macabro conteggio di questa pandemia: «Ma sono veri?». «Sì, solo che sono di 3 giorni fa». «E spalmiamoli un poco…» si legge in un altro passaggio delle intercettazioni registrate dagli inquirenti tra l'assessore alla Salute della Sicilia Ruggero Razza e Maria Letizia Di Liberti. I due discutono del numero di decessi per il Covid. La dirigente Di Liberti dice a Razza: «Ah, ok allora oggi gliene do 1 e gli altri li spalmo in questi giorni, va bene, ok. Mentre quelli del San Marco, i 6 sono veri e pure gli altri 5 sono tutti di ieri… quelli di Ragusa, Ragusa 5! E questi 6 al San Marco sono di ieri.. perché ieri il San Marco ne aveva avuti ieri altri 5 del giorno prima, in pratica. Va bene? Ok». «Ok». «Ciao, ci metto questi io».

In un altra parte dell’ordinanza viene riportato un dialogo tra la dirigente della Sanità della Sicilia Maria Letizia Di Liberti e il commissario per l'emergenza Covid a Palermo Renato Costa. «Ho parlato con Ruggero. Gli ho mandato i dati. E Ruggero dice che sono troppi, c'è il problema della domenica e di non darli tutti!». «Va bene». «Di spostarli a domani un poco.. ma te lo devo dire però, perché altrimenti…». «Va bene gioia mia, certo!». La dirigente fa riferimento al numero di morti emersi quel giorno, ma dice a Costa di avere parlato con l'assessore Razza il quale le avrebbe detto di spalmare i morti in diversi giorni. «Quindi li abbasso a 285!», dice la dirigente. E Costa replica: «285, va bene!». «E domaniiii… o 295… comunque là siamo… e domani…». «Va bene..». «Li aggiungiamo, li spostiamo a domani».

La dirigente, in un'altra telefonata, a un interlocutore dell'ufficio di gabinetto dell'assessore Razza dice: «Eh… abbiamo fatto una modifica perché me lo ha chiesto Ruggero». «Eh! Mi dici qual è il… me lo mandi quello giusto?». «Eh! Perché mi ha chiesto Ruggero di fare una modifica… eh… meno venti su Palermo…». Quel 'meno venti su Palermo' fa riferimento al numero di morti di quel giorno. Secondo la Procura i dati sarebbero stati alterati per evitare la zona rossa. «Quindi sono a Palermo quanti sono?». «Eh anziché 245…». «Palermo 225…». «Ok perfetto… capito?». «Sì». Per il gip «Oltre a ciò, considerata la natura e le verosimili finalità degli illeciti commessi, sarebbe difficile se non impossibile ipotizzare un attivarsi del vertice dirigenziale in assenza di avallo dell'organo politico».

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