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Dati in formato europeo e metodi produttivi intelligenti. Come facilitare la collaborazione tra PMI e tech giants


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(Adobe Stock)

3' di lettura

Il gap digitale è un tema caldo per l'Unione Europea, sotto due punti di vista. Sul fronte interno al mercato unico, le pmi pagano un grave divario produttivo rispetto ai competitors più grandi. Sul fronte internazionale, le aziende europee, che per oltre il 99% sono proprio pmi, risultano generalmente meno digitalizzate di quelle statunitensi e cinesi. La ripercussione di questo doppio divario è una notevole perdita di produttività dell'economia europea, con gravi conseguenze in termini di competitività.

La nostra proposta si compone di due iniziative, coordinate ma distinte, volte ad amplificare i benefici della digitalizzazione e quindi incentivare le imprese (soprattutto le pmi) all'adozione di metodi di produzione e gestione data-driven.

PERCENTUALE DI IMPRESE CHE CONDIVIDONO ELETTRONICAMENTE LE INFORMAZIONI DELLA CATENA DI DISTRIBUZIONE CON FORNITORI E CLIENTI
PERCENTUALE DI IMPRESE CHE CONDIVIDONO ELETTRONICAMENTE LE INFORMAZIONI DELLA CATENA DI DISTRIBUZIONE CON FORNITORI E CLIENTI
PERCENTUALE DI IMPRESE CHE CONDIVIDONO ELETTRONICAMENTE LE INFORMAZIONI DELLA CATENA DI DISTRIBUZIONE CON FORNITORI E CLIENTI

Il primo intervento consiste nella creazione di un formato europeo dei dati di produzione: le aziende potranno adottare volontariamente questo formato per certificare a livello europeo e in real-time la qualità e la sostenibilità della propria supply chain. Questa certificazione è resa visibile agli stakeholder (sia clienti finali che partecipanti alla supply chain) attraverso un qr-code sull'imballaggio del prodotto finale.

I dati, standardizzati secondo il formato europeo, devono essere raccolti automaticamente tramite macchinari e modelli organizzativi intelligenti, capaci di rilevare e fornire in tempo reale informazioni esatte e certificabili. Per facilitare il rinnovo della catena produttiva in questo senso, l'Ue potrebbe erogare incentivi mirati (per esempio mega-ammortamenti), attingendo ai fondi già stanziati dal programma Digitising European Industry. Le certificazioni rilasciate ai partecipanti alla supply chain potrebbero essere modellate sui Sdgs, gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite e a cui l'Unione Europea e tutti i paesi membri hanno aderito nel 2015. L'adesione è volontaria: ottenendo la certificazione, le pmi dimostrano la qualità dei loro prodotti e della loro filiera produttiva, avendo l'opportunità di rompere il monopolio del marchio presente in alcuni mercati. In altre parole, le aziende possono dimostrare la loro responsabilità sociale e ambientale al consumatore, la cui consapevolezza su questi temi è in costante crescita.

La seconda politica da attuare è la creazione e regolamentazione di un mercato dell'analisi dei dati che sia accessibile - per competenze e per prezzi richiesti - alle pmi. L'istituzione di un formato europeo del dato, in questa prospettiva, renderebbe meno onerosa la formazione del personale e degli imprenditori, perché esisterebbe un quadro comune al quale le imprese possono fare riferimento. Un ulteriore vantaggio di un mercato del genere è la possibilità di mantenere bassi i prezzi dell'analisi e ottimizzazione dei processi produttivi. Infatti, un formato europeo del dato abbatterebbe i costi fissi di regolarizzazione dei dati che precedono ogni analisi statistica. Questo permetterebbe alle big tech e ai loro concorrenti più piccoli di confezionare servizi standard giacché personalizzati per tutte quelle pmi che rimangono tradizionalmente escluse da questo genere di prestazioni.

L'impatto combinato di questi due interventi - certificazioni e analisi dei dati basate su un formato europeo comune - sarebbe decisamente positivo. Secondo alcuni studi indipendenti e altri richiesti dalla Commissione europea, il potenziale di crescita per il Pil derivante da una massiccia digitalizzazione industriale si aggira intorno al 2-5% nel giro di cinque anni.
L'economia dei dati rappresenta un'opportunità importante per l'Ue come testimonia l'imminente entrata in vigore, da maggio 2019, del regolamento voluto da Bruxelles sulla libera circolazione dei dati non-personali. Noi riteniamo, però, sia necessario uno sforzo ulteriore in una logica integrata che permetta anche alle pmi di tornare a guadagnare competitività, ecco perché crediamo che la nostra proposta possa contribuire a questo dibattito.

Questa proposta è stata realizzata da Filippo Bizzotto, Gabriele Macci, Pierfrancesco Mattiolo, Saverio Pertosa, per il tema “pmi e web giants”.

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