fase 2

Dati, spazi, apparecchi e reti aziendali: come rientrare al lavoro senza rischi

Breve guida su come conciliare il lavoro da remoto di una parte del personale con la presenza fisica di altri dipendenti

di Gianni Rusconi

Fase2, le regole base per una ripartenza senza contagi

Breve guida su come conciliare il lavoro da remoto di una parte del personale con la presenza fisica di altri dipendenti


3' di lettura

Non tutto il personale delle aziende, quelle di servizi in modo particolare, è tornato in ufficio, anzi: lo smart working è una delle condizioni poste dal Governo per avviare la discussa fase 2. Nelle prossime settimane molte organizzazioni dovranno però conciliare il lavoro da remoto di una parte del personale con la presenza fisica di altri dipendenti presso gli spazi dell’azienda, con un occhio al rispetto delle regole previste dai vari Dpcm e un altro alla sicurezza dell’infrastruttura tecnologica.

Le insidie del ritorno in ufficio

Chi si è attrezzato nella fase di lockdown con sistemi Vpn (Virtual private network) per gestire gli accessi alla rete aziendale parte ovviamente avvantaggiato ma dovrà in ogni caso prestare particolare attenzione a due problematiche: i dipendenti a cui era stato fornito un computer aziendale senza connessione Vpn e configurazioni standard dell’azienda; i collaboratori che in questo periodo hanno utilizzato un dispositivo personale e che torneranno in ufficio con chiavette Usb o altri supporti di archiviazione contenenti i file e i documenti ai quali hanno lavorato.

Attenzione ai dispositivi utilizzati a casa

L’avvertimento lanciato dagli esperti di Sophos suona quasi banale ma banale non lo è per nulla: prima di connettere alla rete aziendale qualsiasi dispositivo (soprattutto se personale) impiegato per lo smart working sarà vitale controllare che gli stessi non siano stati infettati da malware o altri virus.

I computer rimasti in ufficio e dunque forzatamente inattivi per un lungo periodo dovranno essere aggiornati, scaricando tutte le eventuali “patch” del sistema operativo e le ultime funzionalità di sicurezza. È bene che i responsabili informatici, inoltre, sensibilizzino i dipendenti in merito ai rischi legati al cosiddetto “Shadow It”, e cioè tutti gli strumenti di informazione e comunicazione adottati al di fuori della policy di sicurezza aziendale, e che affrontino la questione del “come” i dati critici sono stati condivisi in regime di smart working.

Ripartire dalla rete aziendale di quarantena

Gli esperti parlano non a caso della necessità di impostare una “rete di quarantena” (tramite una scansione completa e la verifica dell’installazione di tutti aggiornamenti) prima di poter tornare alle normali modalità di utilizzo di computer e reti.

Se in queste settimane, in generale, sono emerse anomalie di vario genere, sarà fondamentale segnalarle prima di connettersi alla rete e ai server dell’azienda, riducendo così il rischio che eventuali virus possano diffondersi e contagiare altri utenti e sistemi.

Conformità, insomma, sarà la parola chiave della fase 2 a livello informatico, e chissà che il Covid-19 operi da stimolo per considerare l’eliminazione definitiva dei supporti di archiviazione portatili e rimovibili, più difficili da crittografare rispetto al notebook aziendale e molto più esposti al rischio di perdita e furto rispetto ai servizi cloud gestiti in modo protetto dall’azienda.

Oggetti intelligenti e controlli in real time delle regole

Il ritorno in azienda e negli uffici non richiederà in ogni caso grande attenzione alle modalità di lavoro o alla messa in sicurezza degli apparati informatici. Spazi e strumenti di lavoro necessitano di altrettante misure correttive e la soluzione passa tassativamente (o quasi) dal renderli digitali.

Come? Monitorando in tempo reale e in modo continuativo il rispetto delle norme di sicurezza. Il modulo “VS Covid-19” sviluppato da Universus, in tal senso, parte dalle esigenze di distanziamento sociale e di sanificazione delle postazioni e punta a rendere gli oggetti intelligenti e interconnessi, di mapparli grazie alle tecnologie e di evidenziare quando vengono meno determinate regole (per esempio una certa distanza fra le persone).

Ad ogni superamento dei limiti e in presenza di un potenziale pericolo, il sistema invia un segnale di allerta sottoforma di messaggio sullo smartphone, segnale acustico oppure ancora una vibrazione del bracciale o del badge.

Quarantena dinamica degli apparecchi

Rendere mascherine e guanti smart per poter rilevare a distanza quando vengono indossati come da prescrizione può essere quindi determinante per affrontare in sicurezza la fase 2. E lo stesso dicasi per una poltrona posizionata in una sala d’aspetto, una stampante o una fotocopiatrice, e quindi oggetti ed apparecchi utilizzabili da molte persone differenti.

La soluzione di Universus, che prende forma da una piattaforma basata su algoritmi di intelligenza artificiale per l’analisi di dati provenienti da potenziali situazioni di pericolo, prevede il blocco dinamico dell’oggetto per un soggetto che non sia il precedente utilizzatore fino all’avvenuta sanificazione dello stesso.

I tempi di installazione e set-up del sistema, assicurano i diretti interessati, non superano le tre settimane per un’azienda con una superficie di circa 2.000 mq dove operano una quarantina di persone e vi sono circa 500 tra oggetti e strumenti di lavoro. E in caso di problemi di budget, si può ricorrere alla formula del “noleggio operativo” e rientrare di conseguenza nell’ambito delle agevolazioni previste per il credito d’imposta.

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