pmi in borsa

Davide batte Golia (anche) a Piazza Affari

di Christian Martino


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(ANSA)

3' di lettura

Le Pmi italiane hanno deciso di sfidare la bufera che ha colpito in queste ultime settimane l’Italia sui mercati finanziari. Nei giorni della bocciatura della manovra da parte della Ue con lo spread BTp-Bund volato oltre 320 punti, le aziende quotate sul segmento Star e Aim di Borsa Italiana si sono presentate agli investitori della City.

L’attenzione allo stato della crisi italiana si percepiva, a detta dei partecipanti, in ogni incontro tra imprenditori e investitori. Ma nonostante il momento poco favorevole, l’interesse delle case d’affari per le aziende del made in Italy non è calato. Sono stati organizzati più di mille colloqui tra investitori istituzionali e aziende dello Star e per la prima volta anche quasi 200 incontri con le aziende più piccole, quelle quotate all’Aim. Hanno partecipato una cinquantina di case di investimento, molte con sede a Londra, ma non solo. Erano presenti infatti anche investitori tedeschi, francesi, americani e in misura minore asiatici.

Come anticipato lunedì sul sito di Risparmio del Sole 24 Ore, le Pmi di Piazza Affari sono oggi sotto i riflettori degli operatori di Borsa anche perché stanno dimostrando, in molti casi, una maggiore resistenza rispetto al calo generale del listino: nell’ultimo trimestre l’indice Aim Italia ha perso l’8%, contro il 14,5% perso dal Ftse Mid Cap e il 15,5% del Ftse Mib. Anche in questo ultimo mese, segnato dalle forti vendite, l’Aim ha registrato una maggiore resistenza evidenziando un calo pari alla metà di quello registrato dall’intero indice di Piazza Affari.

Barbara Lunghi, a capo dei primary markets di Borsa Italiana, ritiene che in generale i titoli dell’Aim subiscono meno oscillazioni di prezzo rispetto ai titoli del listino principale perché sulle Pmi operano investitori con una minore ottica speculativa, più interessati ai fondamentali, alla crescita aziendale e meno ai saliscendi dei listini. Nel parterre di Londra, tra gli investitori, c’era chi ricordava che solo nell’ultimo mese Piazza Affari ha perso 60 miliardi in termini di capitalizzazione e quindi molte aziende sono tornate a valutazioni interessati. Secondo Andrea Randone, head of mid & small caps research di Intermonte Sim, è importante mantenere un approccio selettivo sui singoli titoli, perché i più recenti dati congiunturali stanno dando alcuni segnali non positivi non solo sull’Italia ma anche su altre aree del mondo. Questo mix di dati impensierisce anche gli imprenditori che ora, in diversi casi, sono più cauti sulle previsioni di crescita dei prossimi mesi e di conseguenza anche gli investitori, in questa fase, preferiscono stare alla finestra e mostrare maggiore cautela prima di investire in titoli meno liquidi come lo sono molte Pmi.

Il tema della liquidità e della liquidabilità, soprattutto in fasi di mercato come l’attuale, è sempre più al centro delle scelte degli investitori, soprattutto di quelli esteri. Pertanto oggi questi ultimi prediligono il listino principale, quello a più alta capitalizzazione che, secondo i dati di Borsa Italiana, vede provenire da fuori dei confini nazionali il 94% degli investitori istituzionali. Una presenza che scende al 40% sull’Aim. Man mano che diminuiscono le dimensioni delle quotate, diminuisce la presenza nel capitale di investitori esteri. Questo rende il listino delle Pmi troppo domestico. Un aspetto che fa da freno nel periodo di crescita del mercato ma che – come sottolinea Lunghi – permette di essere un valido stabilizzatore nelle fasi discendenti del listino, come è l’attuale. Al di là del passaporto però, per le società medio-piccole è importante rafforzare uno zoccolo duro di investitori istituzionali pronti a credere nei fondamentali di queste aziende più che guardare ai loro prezzi di Borsa. Una maggior presenza di investitori di lungo periodo permetterebbe di dare maggiore fiducia alle Ipo in corso che oggi, a causa di questa tempesta sui mercati finanziari, sono state congelate

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