Visioni del futuro

Davide Dattoli: ecco l'algoritmo del lusso

di Nicoletta Polla-Mattiot

default onloading pic
Davide Dattoli, fondatore di Talent Garden


4' di lettura

Essere tra i talenti digitali più influenti del Pianeta, prima di aver compiuto trent'anni. Aver inventato il più grande network di coworking europeo e una piattaforma di tech business che collega, non solo virtualmente ma fisicamente, aziende, startuppers, professionisti e investitori. Questo è Davide Dattoli: lo abbiamo incontrato per esplorare insieme a lui qual è il lusso del futuro. I grandi cambiamenti a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni, ci danno una visione nuova della ricchezza come qualità dell'esperienza e delle relazioni, dove è la selezione a garantire la libertà e il tempo è il vero privilegio.«Non esistono più gli orari, non ci sono più i fusi. Il concetto delle 24 ore produttive è una realtà da anni. Oggi, molto più che in passato, siamo bombardati di contenuti e possibilità. Ecco perché vedo due sfide davanti a noi», spiega Dattoli. «Da una parte, la multiconnessione e il multitasking rendono vitale il fatto di riuscire a costruirsi il proprio tempo, non oggettivo o geografico (quello non esiste più), ma soggettivo. Dall'altra, è indispensabile riuscire a focalizzarsi. L'eccesso di offerta finisce per saziare la creatività: per preservarla diventa cruciale fare una selezione su poche cose, di altissima qualità». Partiamo dalla prima sfida: riuscire a ritagliarsi degli spazi franchi, trovare dei momenti solo per sé, per liberare la mente. «La natura è il nostro più grande alleato: uscire all'aperto, viaggiare in luoghi isolati, riconnettersi a uno spazio fisico, guardare fuori, avere davanti un orizzonte concreto di cielo, aria, monti, mare, alberi. Poi c'è lo sport, per staccare la testa e riconnettersi al corpo. Altra leva, il cibo, elemento di socializzazione per eccellenza: ci collega agli altri, ma anche al bello. Alla base del lusso e del futuro in generale, c'è la necessità di rispondere a un bisogno diffuso di sensorialità e materialità. Siamo talmente digitalizzati, immersi in case domotiche, dotati di device tecnologici che monitorano e potenziano le nostre performance, che abbiamo voglia di tornare, di tanto in tanto, a bere un caffè con una persona reale in un posto piacevole, per stare semplicemente insieme». La seconda sfida è la concentrazione unita alla capacità di selezione«Questa è la base stessa della creatività, è riuscire a sintetizzare poche informazioni, fra le tante, troppe che ci bersagliano, e da queste partire per costruire qualcosa di nuovo. Da noi, a Talent Garden, ci sono 4.500 persone, ognuna si esprime in modo diverso, chi facendo impresa, chi ideando progetti, chi costruendo oggetti. Il digitale ha un vantaggio, abbassa le barriere d'ingresso e ti permette di esprimere il tuo talento molto più facilmente rispetto a prima. Con due ore davanti allo schermo puoi pensare qualcosa e realizzarlo. È creatività allo stato puro». Quanti sbagli si fanno?«Gli sbagli e le false partenze sono all'ordine del giorno. La nostra filosofia è esplicita: se non fai errori, vuol dire che non sei andato abbastanza veloce. Se ci hai pensato troppo, se l'hai studiata troppo, se l'hai pianificata troppo, di sicuro sei stato troppo lento e, in un mondo così globale, correre è necessario. Poi, ogni tre passi, devi pensare che uno probabilmente lo sbagli. Dunque devi essere altrettanto veloce a ritirarti su e passare allo step successivo. Magari non cadi, ma zoppichi qua e là, e i muri in faccia servono anche loro, sono delle belle lezioni se le svolti in positivo». La tecnologia è sempre più centrale nelle nostre vite. «Guardare a lungo termine vuol dire che la globalizzazione non è qualcosa da cui ti puoi proteggere, ma una necessità e un dato di fatto. Occorre sviluppare competenze ed essere convinti che contaminare è un valore enorme, mescolare formazioni, estrazioni, culture e generazioni diverse. La rete non è una terra per giovani, la rete è la realtà di tutti. Questo è l'ultimo periodo della storia in cui noi decidiamo che cosa la tecnologia sarà e farà in futuro. Entro i prossimi dieci anni si autoalimenterà e deciderà da se stessa. Quindi chi oggi studia l'intelligenza artificiale o sviluppa idee in questo settore ha in mano la più grande arma di costruzione di massa. Che ovviamente può diventare anche un'arma di distruzione della nostra intera cultura. Il rischio di arrivare a Matrix c'è ed è per questo che occorre studiare, essere formati e lavorare nella direzione di una tecnologia pensata sull'uomo e a favore dell'uomo. Ci vorrebbero molti più filosofi innamorati del digitale!» E il mondo del lusso?«Dunque parlando di lusso, penso, ad esempio, che un traguardo ormai vicino è quello di una personalizzazione uno a uno. Se la customizzazione risponde già adesso al desiderio di un'esperienza tagliata su misura, la tecnologia ci permetterà di assecondare questo bisogno fino alle sue estreme conseguenze: la creazione di oggetti unici, che avrà solo una persona al mondo, borse, scarpe, accessori diversi da ogni altro. È il massimo dell'artigianalità, ma studiato e governato da un algoritmo. Pensiamoci: nel digitale il concetto di elitarietà sparisce perché tutto (anche il telefono più evoluto o il dispositivo più nuovo) costa abbastanza poco. Dunque la vera elitarietà più che nell'oggetto in sé sta nella creatività che questi oggetti ti consentono di esprimere».

Loading...
Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti