INVESTIMENTI

Davide Serra: «La vera bolla è sui titoli di Stato che pagano zero»

La fisica della finanza secondo l’investitore con doppio passaporto italo-britannico, patron del fondo attivista Algebris: “I tassi negativi hanno azzerato il tempo: breve e lungo rendono nulla”

di Simone Filippetti

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(IMAGOECONOMICA)

La fisica della finanza secondo l’investitore con doppio passaporto italo-britannico, patron del fondo attivista Algebris: “I tassi negativi hanno azzerato il tempo: breve e lungo rendono nulla”


4' di lettura

Sull’autobus privato che riporta ospiti e delegati dalle colline della Certosa di Pontignano, Think Tank annuale dell’Ambasciata Britannica e del British Council, al centro di Siena, Davide Serra, in elegante completo blu, è un fiume in piena, nonostante la giornata di dibattiti e convegni: il suo bersaglio è il Reddito di Cittadinanza, cavallo di battaglia del M5S, che nei suoi “cinguettii” ribattezza il “Reddito di Criminalità”. Serra, 50 anni, sbarcato a Londra a metà anni ‘90, giovanissimo banchiere assunto da Ubs, resta oggi l’investitore più politicamente esposto d'Italia: la sua vicinanza a Matteo Renzi è arcinota; il suo impegno civico per l’Italia, pur da cittadino naturalizzato britannico, gli è anche valsa la nomina a Commendatore da parte dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E in giro per Milano, le fiancate degli storici tram di legno, sono “griffate” Algebris, il fondo di investimento fondato da Serra nel 2006 e salito alla ribalta per le sue battaglie da attivista su Generali e Mediobanca. Serra , che gestisce 12 miliardi di euro di investimenti, non rilascia spesso interviste. «Penso facciano più danni che altro», ma siccome la promessa è parlare solo di mercati, di finanza, e di lasciare la politica fuori dalla porta, l’imprenditore ligure fa il punto con Il Sole 24 Ore.

La seconda ondata del Covid manderà al tappeto i mercati, di nuovo in panico come a marzo?

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La grossa differenza è tra azionario e il reddito fisso. La capitalizzazione globale oggi tocca gli 85mila miliardi di dollari; quella dei bond è di 55mila miliardi. Anche il Pil globale è di 85mila miliardi: i mercati azionari globali valgono 1 a 1 il Pil . Ma ora con la recessione si perderanno tra i 5mila e i 7mila miliardi. Banche centrali, governi e organismi internazionali hanno messo sul piatto circa 20mila miliardi, il 25% del Pil. La carica monetaria/fiscale e di garanzia è 4 volte le perdite stimate.

Sta dicendo che ne hanno messa più di quel che serve?

No, la cosa strana era che con una pandemia e una recessione alle porte, le Borse mondiali salissero. Le autorità hanno fatto bene a erogare cosi tanti aiuti: il pericolo di default per molte aziende, e anche piccole nazioni, è concreto. Se succedesse, tutta la base fiscale imponibile mondiale crollerebbe con conseguenze devastanti. Va dato merito a banche centrali e G10 di aver arginato lo tsunami.

Lei è ospite ogni anno del convegno di Pontignano, summa delle relazioni bilaterali tra Italia e Uk. Oltre al Covid, quest’anno incombe, per davvero, anche la Brexit.

Mi sono trasferito nel Regno Unito 25 anni fa e anche se ora sono tornato in Italia, da cittadino britannico, ho combattuto la Brexit e ho finanziato il Remain. Ho ottimi rapporti con il Governo di Boris Johnson: ho lavorato a fianco dell’attuale Cancelliere dello Scacchiere (Ministro del Tesoro, Ndr),Rishi Sunak quando ero associato al fondo TCI-The Children Investment (quello della scalata alla Abn Amro, a cui aveva partecipato anche Algebris, ndr). La Brexit è uno scenario “Lose-Lose” per tutti, ma col senno di poi, ha compattato l’Europa: se Uk fosse stata ancora dentro al Ue, Bruxelles non avrebbe mai trovato l’accordo per Recovery Fund e Mes. Grazie alla Brexit, la Ue ha fatto quel salto di coesione che finora era sempre mancato.

E cosa succederà al Regno Unito?

La ricetta populista della Brexit si schianterà contro la realtà. Il Regno Unito è un’economia di servizi: il 60% del Pil viene da vendita di quei servizi alla Ue. Sulle merci un accordo alla fine si farà, ma sui servizi e lo spostamento delle persone no.

Quale futuro vede per Londra, metropoli che ha costruito la sua ricchezza proprio sui servizi?

Per Londra sarà l’inizio del declino. Quando sbarcai a Londra a metà Anni ’90, la città era nel mezzo di una crisi. I successivi 25 anni sono stati di crescita ininterrotta, grazie ai capitali in fuga dagli Stati Uniti dopo l’11 Settembre e dopo Lehman, e quelli dei paesi emergenti. Ora invece ci sarà la perdita dei capitali della Cina e della Ue.

Intanto però il debito mondiale sta esplodendo per far fronte all’emergenza e tenere in piedi l’economia.

Tutti i paesi del G20 si sono stra-indebitati, con debiti al 100% del Pil. Italia è da sempre 30-40 punti sopra gli altri, ma con questo debito a tasso zero, il problema è meno sentito. Anzi, con interessi negativi, indebitarsi non è un grosso problema. Questo dimostra la necessità dell'Europa per l'Italia: senza la moneta unica, Italia sarebbe già fallita con la pandemia.

Dal Remain all’Euro, lei è un noto europeista. Come vede l'Italia?

Trovo folle che non si voglia usare il Mes per l’emergenza sanitaria. Se non si cura prima la pandemia, l’economia non riparte. E per l’Italia questo è davvero l’ultimo treno: o si impiegano bene i soldi di MES e Recovery Fund o sarà la fine.

Tutti guardano a Wall Street, stretta tra le elezioni presidenziali più incerte di sempre e la corsa folle del Nasdaq dei record...

Se sei un investitore, oggi sai che sui bond hai un guadagno pari a zero per i prossimi 10 anni, perché i rendimenti dei titoli di stato decennali sono nulli. Invece se investi in azioni hai un 2% medio di dividendi all’anno. Per tutti quegli investitori istituzionali, dai fondi pensione alle fondazioni bancarie, che devono distribuire flussi di cassa, non c’è scelta. Sono costretti a investire in azioni, anche se sono care. Le banche centrali hanno obbligato a comprare azioni se si vogliono dei rendimenti.

E dunque c'è una bolla?

La bolla è paradossalmente sui titoli sovrani che pagano zero interessi. Un BoT a sei mesi o un Btp a 10 anni pagano lo stesso interesse, che è quasi zero. L’era dei tassi negativi ha azzerato il tempo e avuto come effetto collaterale che si sono fermati gli investimenti.

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