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Davvero Mastodon è una alternativa credibile a Twitter?

Nell’ultima settimana ha registrato 230 mila nuovi iscritti nell’ultima settimana. Ecco come funziona il social nerwork per gli scontenti di Elon Musk

di Luca Tremolada

2' di lettura

Succede ogni volta. E ogni volta non si assiste a fughe di massa e traslochi collettivi. Per quanto possa non piacere il nuovo padrone di Twitter, ci vuole ben altro che Elon Musk e le sue sparate sulla democrazia e sul giornalismo per convincere le persone ad abbandonare i propri followers. Di solito la motivazione principale è l’assenza di una alternativa credibile. Questa volta però non vale perché Mastodon non è affatto male.

Come funziona Mastodon, l'alternativa a Twitter

Come funziona Mastodon

Il nome nuovo è Mastodon. Fondato nel 2016 dal tedesco Eugen Rochko, allora 24enne, Mastodon conta 4,4 milioni di iscritti. Una cifra che in questi giorni sta crescendo in modo considerevole. Secondo lo stesso Rochko, la notizia dell'acquisizione di Twitter da parte di Musk ha innescato un picco di iscrizioni. Il social si caratterizza per l'assenza di pubblicità e profilazione degli utenti, ma soprattutto perché è interamente guidato dalla sua community, che controlla e segnala i post che violano le regole di utilizzo.

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L'aspetto è quello di un microblogging in stile Twitter, con un limite di 500 caratteri; si descrive come «la più grande rete di microblogging libera, open-source e decentralizzata del mondo». Questo perché non si appoggia a un server centrale, bensì su una rete di “nodi” collegati, tanto da definirsi anche come «social network federato».

Mastodon è formato da circa 3mila canali, chiamati “istanze”, ognuna con le proprie regole d'uso e argomenti vietati. Ad esempio su Mastodon.uno, che è la prima istanza generalista indirizzata ai soli utenti di lingua italiana, è vietata l'apologia di fascismo, così come il razzismo, il sessismo, la transfobia, il proselitismo e l'intolleranza religiosa, la diffusione intenzionale di fake news.

Quindi Mastodon ce la può fare a sostituire Twitter? 

Quindi se ci stiamo domandando se Mastodon sia una alternativa credibile la risposta non può che essere positiva. Non è affatto male. Come però non era affatto male Be Real che doveva soppiantare Instagram o Qwant che doveva affiancarsi a Google come motore di ricerca. Per quanto alternativi, credibili e rispettosi della privacy le nuove proposte hanno il limite di dovere giocare la partita in una economia come quella delle reti che non ammette numeri due. Chi vince prende tutto. O quasi. E non c’è ideologia che tenga. È dall'inizio dell'economia delle piattaforme digitali che si discute di un ritorno alle origini, di una rete senza padroni, e pure rispettosa della privacy. Il Web 3.0 e la retorica di una rete di servizi basata sulla blockchain libera dallo strapotere di poche grandi società sembra avere dato più consistenza a una protesta che è antica e risale alla fine della bolla delle Dot.com.

Le forze di gravità del digitale da allora si sono dimostrate potenti e violentissime. La teoria della relatività del tech spinge i consumatori a ruotare intorno agli stessi prodotti, parlare nei soliti social e interagire con i mondi interoperabili, cioè con quei servizi che si parlano. Detto in altri termini siamo portati a usare le stesse app, comprare sempre lo stesso smartphone (ma leggermente migliore ogni anno) e affidare i nostri pensieri in forma scritta o visuale sulle stesse piattaforme sociali. Ed è anche in parte colpa nostra.

Riproduzione riservata ©
  • Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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