rischio guerra commerciale

Dazi auto, pressing tedesco per un’intesa commerciale con Washington

di Isabella Bufacchi


Ultimatum di Trump all'Europa sui dazi

3' di lettura

Prima di tutto il messaggio di fondo: un’Europa unita che parla con un’unica voce e che risponde alle minacce dell’amministrazione Trump sui dazi con un approccio europeo comune, senza spaccature e incrinature tra gli Stati membri. Stabilito questo, nel definire in maniera collegiale e condivisa cosa e come rispondere agli Usa nel dettaglio, Berlino non fa mistero di vedere con favore il raggiungimento di un accordo commerciale su vasta scala Usa-Ue che tenga conto dei vantaggi per la crescita europea che sarebbero dati dalla riduzione complessiva del livello dei dazi.

È questa la posizione della Germania, in vista della visita del presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker a Washington per parlare di dazi (ieri il consigliere economico della Casa Bianca Larry Kudlow ha detto che Juncker porterà «un’offerta significativa») e anche di sicurezza.

Il presidente della Commissione UE Juncker porterà un’offerta significativa sul commercio

Per Berlino, la protezione degli interessi economici e dei posti di lavoro tanto in Europa quanto in Germania è garantita dal libero scambio commerciale e da mercati aperti con regole comuni. Lo scoppio di una guerra commerciale va evitato perché distruggerebbe la crescita e, in teoria, è sempre meglio abbassare e non aumentare i dazi. E questo è quanto il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier ha detto alla controparte francese la scorsa settimana quando ha incontrato a Parigi il ministro delle Finanze Bruno Le Maire. Germania e Francia hanno un dialogo in corso sulla questione che vede coinvolti i Paesi europei e Bruxelles: tutti al lavoro per trovare la migliore proposta e risposta al protezionismo di Trump. Il primo partner commerciale della Germania è l’Unione europea, ma nella classifica per Paese gli Usa restano il primo mercato.

La guerra dei dazi per ora ha avuto un impatto contenuto sulla crescita europea e tedesca (la Germania quest’anno dovrebbe crescere attorno al 2%), e gli aumenti dagli Usa sulle importazioni europee di alluminio e acciaio hanno effetti marginali. Ma quel che Berlino teme di più è la minaccia di Trump di aumentare al 20% i dazi sulle importazioni di auto Ue: un timore non solo per l’economia tedesca ma anche per quella europea e per la miriade di imprese francesi e italiane attive nella componentistica. Nel 2017, il 12,2% delle esportazioni di auto tedesche è andato negli Usa, primo mercato per questo settore, per un valore di 28,6 miliardi: un importo molto elevato anche se, in termini nominali, il valore aggregato è calato l’anno scorso del 16% rispetto ai 34 miliardi circa del 2016. Secondo l’ufficio studi di Deutsche Bank, dazi Usa al 20% non farebbero crollare le esportazioni tedesche grazie all’elasticità della domanda e dei prezzi ma potrebbero tagliare dall’export automobilistico fino a 5 miliardi. I dazi sulle importazioni di auto europee negli Usa sono al 2,5% contro il 10% delle auto Usa in Europa. Ma per i camion lo squilibrio è al contrario: 22,4% per i veicoli europei esportati negli Usa e 15,1% per quelli Usa in Europa. Fonti bene informate a Berlino tuttavia fanno notare che un accordo su singoli prodotti non è consentito dentro la cornice della Wto che richiede intese più ampie che tocchino un’ampia gamma di prodotti per un controvalore totale importante: a questo si starebbe lavorando ora nella controproposta europea, su auto, camion e molto altro.

In Germania, l’industria automobilistica fa da traino all’economia tedesca ed europea e risentirebbe tanto dell’impatto diretto di un aumento dei dazi Usa sulle auto tedesche quanto di uno indiretto dato dalla spirale al rialzo dei dazi tra Usa e Cina: tutto questo in un momento in cui l’industria automobilistica tedesca è impegnata a difendersi su vari fronti. Come sottolinea Deutsche Bank, il settore in Germania affronta in questo momento una serie di sfide, che prese singolarmente sono tutte molto serie: l’impatto destabilizzante di Brexit, il rallentamento ciclico dell’auto, gli effetti ancora imponderabili dello scandalo irrisolto del dieselgate e i problemi di consegna delle auto in Germania dopo l’entrata in vigore di nuovi requisiti anti-inquinamento che implicano test molto complessi e soprattutto tempi molto lunghi. Il numero delle auto prodotte in Germania, a causa di tutto questo e mentre incalza la rivoluzione tecnologica sui modelli elettrici ed ibridi, comunque è dato in calo nel 2018. E una guerra commerciale aggraverebbe il tutto, colpendo la fiducia e dunque i nuovi investimenti.

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