politiche economiche

Dazi, commercio mondiale in tilt anche per le fake news di Donald Trump

di Paul Krugman

Trump minaccia altri dazi. Cina, 'bullismo commerciale'


4' di lettura

Secondo la leggenda, il principe Grigorij Potëmkin, uno dei ministri (e suo amante) di Caterina la Grande, creò a suo beneficio una falsa impressione di prosperità, quando l’imperatrice visitò l’Ucraina. Allestì villaggi finti o fece erigere le facciate delle case lungo il percorso della zarina, per poi smantellarle una volta passata e rimontarle più avanti.
Probabilmente in questa storia c’è poco di vero (fra le altre cose, Caterina era troppo intelligente per farsi ingannare così facilmente), ma non importa: la leggenda di Potëmkin è l’esempio per eccellenza dell’idea di ingentilire la realtà per compiacere un governante tirannico. E sembra in linea con alcune «notizie» economiche che stanno trapelando negli ultimi giorni dall’amministrazione Trump.

Nel complesso l’economia americana continua ad andare piuttosto bene, sull’onda della lunga espansione iniziata durante il primo mandato del presidente Obama. Finora le ipotesi di quelli fra noi che pensavano che l’economia sarebbe stata danneggiata dall’incertezza politica si sono rivelate sbagliate.

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Ma le iniziative di politica economica di Trump non vanno granché bene. Il taglio delle tasse non sta regalando la promessa impennata di investimenti delle imprese, per non parlare dei ventilati incrementi salariali; l’unica cosa che ha realmente prodotto è stata un’ondata di riacquisti di azioni da parte delle aziende. In linea con questa realtà, il consenso per il taglio delle tasse sta scemando sempre più.

E la prima fase della guerra commerciale «giusta e facile da vincere» (a detta sua) sta generando notizie di segno opposto a quelle che sperava di sentire Trump. Si sente parlare di imprese che annunciano l’intenzione di trasferire la produzione all’estero per sfuggire sia ai dazi statunitensi sui fattori della produzione importati sia alle ritorsioni straniere contro i prodotti a stelle e strisce. Vale veramente la pena di leggere la lettera inviata dalla General Motors al dipartimento del Commercio, in cui il colosso automobilistico esorta a riconsiderare una politica di dazi che «rischia di compromettere la competitività della Gm rispetto alle case automobilistiche straniere» e che «nuocerà alla forza e alla prontezza future del settore manifatturiero statunitense». In altre parole: «Ma non lo capisci come funzionano le catene logistiche globali, idiota?».
Mi aspetto da un momento all’altro di sentire qualcuno che si alza a dire che il colosso di Detroit in realtà è un’azienda in mano ai democratici e in combutta con lo «Stato profondo».

Nel frattempo, come reagisce l’amministrazione? Inventando storie di sana pianta. Inventarsi storie di sana pianta è una procedura operativa standard per questa gente. Stiamo parlando di un’amministrazione che porta via i bambini ai loro genitori e li rinchiude in gabbia per rispondere a un’ondata di crimini violenti da parte di immigrati che in effetti, guarda un po’, non esiste. E la politica commerciale stessa viene decisa sulla base di storie come gli enormi dazi che l’Unione europea (per esempio) impone ai produttori americani: dazi che in realtà, al pari dell’ondata di crimini commessi da immigrati, non esistono.

Ma queste sono narrazioni negative, storie di malefatte commesse da altri. Quando si tratta delle politiche economiche di Trump, al contrario, è il mondo delle favole: storie felici che non hanno fondamento nella realtà.
Alcune di queste sono farina dello stesso Trump. Per esempio, ha raccontato che il capo della Us Steel gli aveva telefonato per dirgli che la società stava aprendo sei nuovi stabilimenti. Non è così, e a quanto pare quella telefonata non c’è mai stata.

Nel frattempo, secondo alcune indiscrezioni, il Consiglio dei consulenti economici avrebbe redatto un rapporto interno che arriva alla conclusione che la politica commerciale di Trump farà perdere posti di lavoro, invece di crearli. Interrogato in proposito, Kevin Hassett, il presidente, ha risposto che non poteva né confermare né smentire la notizia: in altre parole, è vera. Ma Hassett va anche in giro a dire che il taglio delle tasse alle imprese dello scorso anno ha determinato il rimpatrio di «un enorme quantitativo di attività», ed è semplicemente falso. Alcune aziende stanno riorganizzando la loro contabilità, e questo, sulla carta, fa l’effetto di soldi che rientrano negli Stati Uniti: ma l’effetto reale sugli investimenti o sull’occupazione è nullo.

Tuttavia, la storia più potëmkiniana della scorsa settimana è stata la dichiarazione di Larry Kudlow, il più alto funzionario economico dell’amministrazione, secondo cui il deficit di bilancio è destinato a «scendere in fretta» appena «quegli introiti cominceranno ad affluire».
In realtà è il contrario: il disavanzo di bilancio sta aumentando rapidamente, soprattutto a causa del crollo delle entrate fiscali, diretta conseguenza del taglio delle tasse.

In seguito l’amministrazione ha cercato di fare marcia indietro, dicendo che Kudlow stava parlando delle cose meravigliose che succederanno in futuro, non di eventi in corso. Bene.

Quindi Trump e compagnia fanno affermazioni sugli effetti delle loro politiche che non hanno alcun rapporto con la realtà. Ma è noto che la realtà parteggia per la sinistra. L’abitudine di Trump di inventare cose di sana pianta e la disponibilità dei suoi consiglieri a celebrare trionfi economici immaginari possono fare qualche differenza?

In effetti sì, potrebbero. La guerra commerciale sta avendo una rapida escalation , con i nostri partner commerciali che rispondono alle azioni degli Stati Uniti con la stessa moneta e le voci su Trump che vorrebbe ritirarsi dall’Organizzazione mondiale del commercio. La migliore speranza per rompere la spirale di ritorsione sarebbe che Trump si rendesse conto che la guerra commerciale sta andando male, prendesse un respiro profondo e facesse un passo indietro per allontanarsi dal baratro.

Ma chi gli dirà come stanno andando davvero le cose? Alla luce di quello che abbiamo visto negli ultimi giorni, i suoi consiglieri risponderanno alle chiusure delle fabbriche e alle perturbazioni economiche con fantasie di trionfo, mentre Trump liquiderà le notizie di problemi come fake news. Ci vorrà molto tempo prima che la realtà riesca a far breccia, se mai succederà. E a quel punto il sistema commerciale mondiale potrebbe essere rotto in modo irreparabile.

(Premio Nobel per l’Economia nel 2008)
(Traduzione di Fabio Galimberti)

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