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Dazi, perché un «cessate il fuoco» conviene a Usa e Cina

Prima telefonata tra i due capi negoziatori che hanno deciso di riprendere le discussioni ai primi di ottobre a Washington

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

Wto: Cina presenta ricorso contro gli ultimi dazi Usa

Prima telefonata tra i due capi negoziatori che hanno deciso di riprendere le discussioni ai primi di ottobre a Washington


3' di lettura

NEW YORK - I negoziati tra Stati Uniti e Cina riprenderanno ai primi di ottobre. Il Rappresentante al Commercio Robert Lighthizer con il segretario al Tesoro Steven Mnuchin giovedì 5 settembre hanno avuto la prima telefonata con i negoziatori cinesi dal 13 agosto, a partire dal vice premier Liu He. Presenti ai colloqui da parte cinese anche il ministro al Commercio Zhong San, il governatore della banca centrale Yi Gang e Ning Jizhe, vice responsabile della Commissione nazionale per le Riforme e lo sviluppo.

Tredicesimo round a Washington
Le due parti si sono accordate per riprendere a Washington i negoziati ai primi di ottobre – si tratta del 13esimo round negoziale – dopo lo stop di fine luglio nel tentativo di comporre un difficile accordo per porre fine o stemperare le tensioni della guerra commerciale tra le due superpotenze.

Crescita globale in calo
La trade war pesa come un macigno sulle prospettive di crescita economica di Cina e Stati Uniti e anche sull’economia globale. Il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire in una intervista a La Croix ha detto che la guerra commerciale è la più grande minaccia alla crescita globale. «I dazi decisi dagli Stati Uniti sulle merci cinesi e i controdazi decisi dalla Cina avranno un impatto di mezzo punto percentuale sulla crescita mondiale nel 2020. È un dato importante, anche alla luce della debole crescita dell’euro zona», ha detto Le Maire.

La Pax che conviene
Una pace commerciale o un cessate il fuoco è per diversi motivi sia nell’interesse di Washington che di Pechino. Trump potrebbe essere spinto a trovare un accordo con la Cina per sostenere l’economia americana eliminando l’elevata volatilità legata all’incertezza attuale, causata dalle tensioni crescenti tra i due paesi. Una schiarita quasi obbligata per evitare la frenata degli Usa, con i segnali di rallentamento che arrivano da più parti: l’indice dell’Institute for Supply Management (Ism) diffuso oggi che misura gli ordini dei direttori acquisti delle aziende Usa, mostra una contrazione in agosto per la prima volta dal 2016. I consumi americani si preparano a una frenata a fine anno con la nuova ondata di dazi appena partita.

La posta della rielezione di Trump
Una schiarita tra Cina e Usa da parte di Trump, secondo molti osservatori, è anche una mossa per favorire, dall’altro lato, la sua rielezione data quasi per certa se l’economia invece dovesse continuare a marciare con un andamento positivo, come è stato finora. Trump ha già fatto sapere in ogni caso che se verrà rieletto la Cina si ritroverà ad affrontare una posizione negoziale più dura da parte americana.

La frenata di Pechino
La Cina nel 2019 resterà una delle economie mondiali a maggiore crescita, ma le stime parlano di un rallentamento del Pil sotto il 6%, al di sotto delle previsioni del governo del 6-6,5% e nonostante gli sforzi di Pechino per sostenere l’economia e di limitare gli effetti degli alti dazi. Ubs ha tagliato le percentuali di crescita del Pil cinese nel 2020 al 5,5%, BofA e Oxford Economics parlano del 5,7%, Bnp stima un 5,6%. Una crescita sotto al 6% significa che la Cina non riuscirà a raggiungere il suo obiettivo di crescita a lungo termine di raddoppiare il Pil pro-capite dalla fine del 2020 e per il decennio successivo.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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