dopo l’incontro con juncker

Dazi, Trump dichiara una «nuova fase» di tregua commerciale con l’Europa

di Marco Valsania

Tregua Trump-Juncker, accordo sui dazi

4' di lettura

NEW YORK - “Scoppia”, improvvisa, la tregua tra Donald Trump e Jean-Claude Juncker. Sotto forma di un accordo commerciale che ferma l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Unione Europea - a cominciare da minacciate offensive della Casa Bianca sull’auto del Vecchio continente - e allontana lo spettro di incontrollate guerre economiche tra alleati pericolose per l’espansione globale e la stabilità dei mercati.

Con un annuncio a sorpresa, al termine di incontri bilaterali durati ieri sera più a lungo del previsto, il presidente statunitense e quello della Commissione Europea hanno fatto decollare una delle ipotesi di armistizio finora solo sussurrate: un impegno a lavorare assieme per l’abbattimento «fino allo zero» delle barriere nel campo dei beni industriali. Nel frattempo vengono congelati i piani di nuovi dazi americani, cioè il 25% entro fine anno che avrebbe potuto colpire decine e forse centinaia di miliardi in vetture e componenti d’importazione, e saranno «riconsiderate» le sanzioni già scattate, quelle su acciaio e alluminio.

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Trump, in una improvvisata conferenza stampa dalla Casa Bianca, ha dichiarato ambiziosamente che quella che ora si apre è «una nuova fase» nelle relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea. «Lavoreremo assieme verso zero barriere tariffarie e non tariffarie e zero sussidi - ha detto - su prodotti industriali non auto». Ancora: «Questo è un gran giorno per il commercio libero ed equo».

Lavoreremo assieme verso zero barriere tariffarie e non tariffarie e zero sussidi su prodotti auto e industriali

Il presidente, più in dettaglio e prendendo la parola per primo, ha precisato che la disputa che ha visto gli Usa già imporre dazi sull'acciaio del 25% e sull'alluminio del 10% che hanno colpito anzitutto Ue oltre al Canada, dando vita a successive rappresaglie, verrà «risolta». Trump ha aggiunto che si lavorerà anche a «ridurre barriere e aumentare gli scambi» nei servizi, nella chimica, nella farmaceutica, nei prodotti medicali, nella soia e nell'energia. Un nuovo dialogo tratterà di standard, ostacoli burocratici e costi.

L’Ue ha offerto incentivi all’intesa: comincerà «quasi subito» ad aumentare gli acquisti di semi di soia made in Usa. E a sostenere in modo massiccio l'export di Lng - di gas naturale liquefatto - degli Stati Uniti. L'Unione sarà «un grande compratore» di Lng ha assicurato Trump. L’Unione, inoltre, si impegnerà a fianco degli Usa nello sforzo di riformare l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Americani e europei lanceranno infine un gruppo di lavoro per assicurare la messa in pratica dell'agenda concordata.

«Avevo intenzione di arrivare oggi a un deal - ha rivendicato Trump, senza concessioni alla modestia - E abbiamo raggiunto un accordo». Il presidente, che ancora di recente aveva definito la Ue un «nemico», ha adesso sottolineato invece come Usa e Ue abbiano già rapporti commerciali del valore di mille miliardi di dollari, il maggior interscambio al mondo. Che i due blocchi contano 830 milioni di cittadini e che rappresentano oltre metà del Pil globale.

L'obiettivo è quindi quello di «rafforzare» questa relazione «per conto di tutti gli americani e gli europei». E ha concluso dicendo «grazie, Jean-Claude», a uno Juncker che in passato aveva piuttosto apostrofato come un «brutale killer».

Juncker, più succintamente, ha replicato che anche lui, una volta invitato alla Casa Bianca, aveva in mente un obiettivo. Lo stesso rivendicato da Trump: «Chiudere un accordo». Ha continuato affermando che sono state identificate «aree dove lavorare assieme». In particolare sulla proposta europea - una sottile ma chiara affermazione di paternità - di muoversi verso le “zero-tariffs” sui beni industriali. Juncker ha poi confermato che la Ue costruirà «nuovi terminali per importare il gas liquefatto americano». E sull'agricoltura che l’Unione importerà più semi di soia - «può farlo e lo farà» - da oltreoceano. Nell'insieme, ha concluso e sottolineato, l'accordo sottintende che «finché stiamo negoziando, se una delle parti non esce dalle trattative, sarà in vigore una pausa su ulteriori dazi e riconsidereremo le esistenti sanzioni legate a acciaio e alluminio». Juncker ha definito l'incontro con Trump «costruttivo» e si è a sua volta rivolto al presidente statunitense con un «grazie, Donald».

Difficile dire a caldo se questo sia davvero un gran giorno per il libero scambio, come vantato da Trump. Se la tregua o armistizio che dir si voglia possa trasformarsi in autentica e duratura pace, in una «nuova fase». Bordate di dazi, ha insegnato fino ad oggi Trump, fanno in fretta a essere nuovamente sparate, se le intese non verranno consolidate, e quelle contro l'avversario Cina oggi restano, su 34 miliardi e avviate fino a 500 miliardi. Di sicuro è stato però il giorno della temperanza sull'intemperanza, di intese pragmatiche e forse modeste rispetto a sogni di successi grandiosi e unilaterali da America First. Il giorno nel quale Trump ha deciso di compiere passi indietro dal baratro immediato di conflitti commerciali che mai danno facili vincitori e vinti. Il giorno della cessazione delle ostilità in una guerra tra partner che rischiava di erodere seriamente anche più dei rapporti economici, la fiducia stessa nelle alleanze fondanti dell'Occidente. E che stava innervosendo e preoccupando sempre più piazze finanziare e settori imprenditoriali, su entrambi i lati dell'Atlantico. Un accordo, insomma, che permette quantomeno di tirare un primo, importante sospiro di sollievo.

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