la guerra commerciale

Dazi, l’annuncio di Trump: «Raggiunto sostanziale accordo con la Cina»

La firma dell'accordo avverrà tra 4-5 settimane in Cile quando il presidente americano incontrerà il suo omologo cinese Xi Jinping, a margine del vertice annuale dei paesi Asia Pacifico

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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Trump e Liu He (Reuters)

3' di lettura

NEW YORK - «Un accordo che va bene alla Cina, agli Stati Uniti e va bene al mondo». Donald Trump annuncia con queste parole alla Casa Bianca l’intesa parziale raggiunta con la Cina sulla guerra commerciale. Parla di un accordo arrivato alla «fase uno». Ringrazia il capo negoziatore cinese, il compassato vice premier Liu He, il segretario al Tesoro Steve Mnuchin e l'ambasciatore Robert Lighthizer che ha guidato la delegazione americana come Rappresentante al commercio in questo 13esimo round negoziale che si è concluso con uno storico primo mini-accordo tra le due super potenze mondiali.

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«Siamo vicini alla fine della guerra commerciale» dice Trump. La firma dell'accordo avverrà tra 4-5 settimane in Cile quando il presidente americano incontrerà il suo omologo cinese Xi Jinping, a margine del vertice annuale dei paesi Asia Pacifico.

Dopo mesi di tentativi finiti nel vuoto per raggiungere un accordo commerciale complessivo – i negoziati tra i due paesi si erano interrotti a maggio – in questo 13esimo round entrambe le parti si sono concentrate per arrivare a un risultato, seppur limitato, che alleggerisce le preoccupazioni sull'economia mondiale e sui mercati. Una soluzione di compromesso che accontenta tutti.

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Che la Cina fosse intenzionata a riportare a casa un accordo si era intuito dal fatto che la delegazione arrivata negli Stati Uniti era più numerosa del solito, con la presenza del governatore della banca centrale, del ministro del Commercio e dei vice ministri dell'Agricoltura e della Tecnologia.

I dettagli dell'accordo non si conoscono ancora. Per ora si sanno i titoli. Il primo punto è la fine dell'escalation dei dazi: gli Stati Uniti martedì prossimo non aumenteranno, come previsto, i dazi dal 25 al 30% su 250 miliardi di export cinese. Non dovrebbero farlo neanche il 15 dicembre sull'ultima tranche di export cinese ancora non tassata, quei 160 miliardi di $ di telefonini, pc, tablet e videogiochi che colpirebbero indirettamente anche Apple e i produttori di computer americani: i collaboratori di Trump temono le ripercussioni sull'economia nel periodo degli acquisti natalizi. Mnuchin ha precisato che su questo punto l'ultima parola resta al presidente Trump.

La Cina in cambio ha concesso aperture sull'industria finanziaria, ha incrementato le importazioni di prodotti agricoli Usa con l'impegno ad acquistare più soia, grano e carne di maiale. E ha siglato un patto sulle valute contro la manipolazione dei cambi. Il Dipartimento all'agricoltura ha già fatto sapere che gli acquisti cinesi di carne di maiale nella settimana del 3 ottobre sono arrivati al livello record di 142.172 tonnellate. Pechino inoltre acquisterà soia americana per un valore aggiuntivo di 10 miliardi di dollari. Trump ha parlato di 40-50 miliardi in più in conferenza stampa, facendo probabilmente confusione con le tonnellate.

L'intesa sulle valute è forse la più emblematica del clima positivo ritrovato tra le due superpotenze, anche se secondo gli esperti non cambierà molto nei rapporti tra dollaro e yuan.

Nel mini accordo ci sono anche prime aperture da parte cinese su tutela della proprietà intellettuale e trasferimento di tecnologie.

Restano fuori dalla “fase uno” i capitoli Huawei, per rientrare nel mercato americano, anticipate dai media nei giorni scorsi che hanno creato una scia di polemiche bipartisan al Congresso, i sussidi cinesi alle aziende di stato e i cambiamenti strutturali richiesti dall'amministrazione di cui si parlerà in negoziazioni successive. Trump ha anche assicurato che non ci sarà nessuna ostilità verso gli studenti cinesi: “Le nostre università sono le migliori al mondo e noi vogliamo i migliori talenti”.

Per il tycoon si tratta di una vera e propria boccata di ossigeno nel momento forse più difficile e tempestoso della sua presidenza con le indagini in corso sull’impeachment e le rivelazioni sempre più compromettenti – ultime ieri quelle dell'ambasciatrice americana in Ucraina silurata da Trump. Un successo quello della mini pace con la Cina che è una bandiera da sventolare nei comizi e nei tweet di fronte al suo elettorato come l'ennesima promessa mantenuta, anche se ancora a metà.

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