GUERRA COMMERCIALE

Dazi: gli Usa lavorano a intesa, ma fanno una nuova lista nera

Rimandate di altri 15 giorni le tariffe sulle merci cinesi. Il 7 riprendono i colloqui. Al Pentagono l’elenco delle società di Pechino pericolose per la Difesa

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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Il segretario Al Tesoro Steven Mnuchin entra nella West Wing della Casa Bianca dopo aver parlato ai giornalisti (Epa)

3' di lettura

Un cessate il fuoco temporaneo con la Cina. Per eliminare l’elemento di incertezza – la trade war - che preoccupa mercati e governi. E pesa come un macigno sulle stime di crescita dell’economia americana e globale. I consiglieri della Casa Bianca starebbero lavorando su una bozza di accordo provvisorio da offrire a Pechino.

Un patto limitato ad alcuni capitoli, tra i tanti aperti nelle dispute tra le due super potenze. Con la possibilità da parte americana di posticipare alcuni dazi e di revocarne altri tra quelli in vigore. In cambio di un impegno della Cina verso la tutela della proprietà intellettuale e di maggiori acquisti di prodotti agricoli. Le indiscrezioni, parzialmente smentite dopo qualche ora, ieri hanno spinto durante la giornata i mercati finanziari americani.

Il 7 ottobre a Washington riprenderanno i round negoziali ad alto livello tra le due delegazioni guidate dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin e dal vice premier Liu He.

La Cina vorrebbe discutere solo di questioni commerciali durante i prossimi colloqui con gli Stati Uniti, mettendo da parte le questioni legate alla sicurezza nazionale. Lo stallo dura da maggio e i rapporti, da allora, sono stati complicati da questioni non commerciali, come il caso Huawei, la vendita di armi statunitensi a Taiwan, le accuse di Pechino su un coinvolgimento della Cia nelle proteste a Hong Kong.

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Oltre al bando americano su Huawei, il Pentagono ha preparato una lista nera di società e organizzazioni cinesi da bloccare perché hanno rapporti con apparati militari cinesi e metterebbero a rischio la sicurezza nazionale per i loro rapporti di fornitura con aziende americane e centri di ricerca legati al settore difesa e aerospazio.

Intanto Huawei, il colosso cinese che è stato inserito nella “lista nera” di società con cui è proibito fare affari, dopo aver praticamente chiuso le sue attività a Washington, ha assunto tre lobbisti ben introdotti nella capitale federale da importanti studi legali internazionali e di consulenza.

Sia da parte americana che da parte cinese, in ogni caso, arrivano segnali di distensione in vista della ripresa dei negoziati. Il presidente Trump ieri in un tweet ha annunciato l’intenzione di rimandare di due settimane l’aumento dei dazi contro la Cina dal 25% al 30%, previsto il primo ottobre, giorno nel quale ricorre il 70esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare.

La Cina a sua volta ha confermato l’intenzione di voler acquistare più prodotti agricoli americani, soia e carne suina in particolare. Ed ha anche comunicato una lista di 16 prodotti americani che verranno esentati dai dazi cinesi del 25%. La lista comprende medicinali, fertilizzanti, insetticidi e fitofarmaci. La prossima settimana Pechino annuncerà un secondo elenco di prodotti americani esentati dalle tariffe.

Sia la Cina che gli Stati Uniti vogliono un accordo per allontanare i venti di recessione. Il gradimento di Trump tra gli americani sui temi economici è ai minimi da gennaio, dai giorni dello shutdown. Secondo l’ultimo sondaggio Cnn/Ssrs solo il 48% degli americani approva l’operato del presidente nella gestione dell’economia del Paese. Un dato in deciso calo rispetto al picco del 56% registrato in aprile. In un altro sondaggio del Washington Post-Abc News, appena il 46% degli intervistati approva l’operato di Trump sull’economia: nell’ultima rilevazione di luglio la percentuale era al 51 per cento.

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