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Ddl giustizia, ecco le linee guida per il nuovo ordinamento giudiziario militare

Le disposizioni che regolano il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura vanno applicate al Consiglio della magistratura militare

di Andrea Carli

Csm, Renzi: "Italia Viva si asterrà. Il governo non rischia assolutamente niente"

2' di lettura

Sono circa 250 gli emendamenti presentati dai gruppi in Aula della Camera alla riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm. M5s, Pd, Fi, Ci e Leu hanno rispettato l’impegno a non presentare proposte di modifica. Fdi ne ha depositate 130, Italia Viva 55, Alternativa 40, 3 la Lega e altrettanti Giusi Bartolozzi del gruppo Misto. La maggioranza ha confermato l’obiettivo di riuscire ad approvare la riforma già giovedì 21 aprile.Nella pancia del disegno di legge vengono anche delineate le linee guida che il Governo è chiamato a seguire per il riassetto delle norme dell’ordinamento giudiziario militare.

Componenti eletti per il Consiglio magistratura militare

Il disegno di legge prevede l’applicazione delle disposizioni che regolano il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura al Consiglio della magistratura militare, ove compatibili, e delega il Governo ad aumentare a quattro il numero dei componenti eletti (attualmente sono due), al fine di garantire la maggioranza della componente elettiva. Si prevede il mantenimento, per quanto compatibile, dell’equiparazione tra magistrati militari e magistrati ordinari.

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Un solo articolo: il 40

La delega al Governo per il riassetto delle norme dell’ordinamento giudiziario militare si compone del solo articolo 40, nel quale sono indicati i principi e i criteri direttivi cui il Governo deve conformarsi nell’esercizio della delega, nonché il procedimento da seguire nell’emanazione dei decreti delegati. I decreti dovranno essere adottati, su proposta del Ministro della difesa, di concerto con i ministri della Giustizia e dell’Economia e delle finanze, entro due anni dalla data di scadenza del termine previsto per l’esercizio della delega per la riforma dell’ordinamento giudiziario ordinario (e dunque entro tre anni dall’entrata in vigore della legge delega).

Modifica delle circoscrizioni territoriali dei tribunali militari

Pur confermando la scelta di Verona, Roma e Napoli quali sedi dei tribunali e delle procure militari, come stabilito da un provvedimento di 12 anni fa (il decreto legislativo 66/2010), il testo all’esame dell’aula della Camera prevede un adeguamento delle rispettive circoscrizioni territoriali. Il riordino delle circoscrizioni si rende necessario in quanto, «diversamente - in base al sistema introdotto dalla presente riforma – si porrebbero seri problemi di esercizio del diritto costituzionalmente garantito di elettorato passivo, risultando pressoché impossibile ricollocare in ruolo un magistrato militare non eletto». La competenza dei tribunali e delle procure militari è riconosciuta su base regionale. In particolare, in base al decreto del 2010, il tribunale di Verona è competente per i reati militari commessi nelle regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto-Adige, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Emilia-Romagna; il tribunale di Roma è competente per i reati militari commessi nelle regioni Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Sardegna; il tribunale di Napoli è competente per i reati militari commessi nelle regioni Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Riorganizzazione basata sui carichi pendenti

La riorganizzazione delle circoscrizioni dei tribunali militari dovrà essere basata sui carichi pendenti e maggiormente aderente alla dislocazione degli enti e dei reparti militari sul territorio nazionale. Stando all’ultima Relazione presentata al Parlamento sullo stato della disciplina militare, «nel corso del 2018 sono state pronunciate 227 sentenze di condanna definitive da parte degli Organi della Giustizia Militare (a fronte delle 194 nel 2017) nei confronti di personale appartenente alle Forze Armate. Si prevede che in ciascuna procura militare dovrà essere introdotto un posto di procuratore militare aggiunto (con parallela soppressione di un posto di sostituto procuratore militare).

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