IV SI ASTIENE

Ddl voto 18enni, sì del Senato in seconda lettura ma è divisione nella maggioranza sui senatori a 25 anni. Ecco cosa prevede il provvedimento

I voti favorevoli sono stati 125, 84 gli astenuti e nessun contrario. Di fronte alla contrarietà dei Cinque Stelle, i Dem hanno depositato «un emendamento interamente sostitutivo» della parte sull’elettorato passivo di Palazzo Madama (per abbassare a 25 anni l'età per essere eletti senatori, rispetto agli attuali 40), che aveva precedentemente aggiunto alla riforma costituzionale sul voto dei diciottenni per eleggere i senatori

di Andrea Carli

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L’aula del Senato (foto Ansa)

I voti favorevoli sono stati 125, 84 gli astenuti e nessun contrario. Di fronte alla contrarietà dei Cinque Stelle, i Dem hanno depositato «un emendamento interamente sostitutivo» della parte sull’elettorato passivo di Palazzo Madama (per abbassare a 25 anni l'età per essere eletti senatori, rispetto agli attuali 40), che aveva precedentemente aggiunto alla riforma costituzionale sul voto dei diciottenni per eleggere i senatori


4' di lettura

Il Ddl sul voto 18enni compie il secondo giro di boa al Senato ma registra ancora uno strappo all’interno della maggioranza tra M5s e Pd da una parte, e Italia Viva dall’altra, che al momento del voto si astiene. L'aula del Senato ha approvato con 125 voti favorevoli, 84 astenuti (anche il centrodestra) e nessun contrario la riforma costituzionale che abbassa a 18 anni l'età per poter eleggere i senatori (oggi bisogna averne 25). Il provvedimento tornerà ora alla Camera per la terza lettura e successivamente al Senato per l'ultimo via libera per i quali servirà la maggioranza assoluta dei componenti, essendo una legge costituzionale.

Italia Viva non ha partecipato al voto, in dissenso contro la decisione del resto della maggioranza di togliere dal testo la parte sull'elettorato passivo, che apriva alla possibilità di essere eletti a Palazzo Madama dai 25 anni in su (rispetto ai 40 previsti dalla Costituzione). A modificare il disegno di legge è stato un emendamento depositato oggi dal Pd, con un “dietrofront” che ha riportato così il testo allo stesso approvato a Montecitorio il 31 luglio 2019 e cioè senza l'elettorato passivo. Il Pd ha dunque “ceduto” all'alleato, per non far saltare tutta la riforma. «Vogliamo aprire una stagione di riforme per l'Italia - è stato il commento del segretario Nicola Zingaretti su twitter -. Bene il voto di oggi per consentire anche ai giovani dai 18 anni di eleggere i senatori. Con approvazione definiva entro l'anno si realizzerà un impegno atteso da tempo».

Salta dunque l’ipotesi di abbassare l’età per essere eletti senatori. Avrebbe potuto determinare nuove fibrillazioni all’interno della maggioranza, a pochi giorni dalla tornata elettorale del 20 e 21 settembre su referendum per il taglio dei parlamentari e per le regionali. Di qui la scelta del Pd di fare un passo indietro: i Dem hanno depositato «un emendamento interamente sostitutivo» della parte sull’elettorato passivo di Palazzo Madama (per abbassare a 25 anni l'età per essere eletti senatori, rispetto agli attuali 40), che aveva precedentemente aggiunto alla riforma costituzionale sul voto dei diciottenni per eleggere i senatori. Alla soluzione dei 25 anni per accedere allo scranno di senatore è contrario M5s. Ora il Pd si è allineato. La regola per diventare senatori dunque non cambia: per essere candidati ed eventualmente eletti l'età minima richiesta è di 40 anni. Il Pd si avvicina ancora una volta alle posizioni di M5s, dopo il sì della direzione al taglio dei parlamentari.

Italia Viva si smarca e si astiene

Se Pd ha cambiato linea sulla norma introdotta in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama che abbassava da 40 a 25 anni l'età minima per essere eletti al Senato, Italia Viva si è schierata a favore della versione precedente del provvedimento. I renziani hanno fatto presente che il doppio abbassamento dell'età sull'elettorato, quindi anche quello “passivo”, era nell'accordo di maggioranza sulle riforme. Insomma i “traditori” sono M5s e Pd. «Non hanno rispettato l’accordo che prevedeva di abbassare l'età per l'elezione a senatori a 25 anni invece che a 40», segnalano fonti di Iv, come sancisce ora la Costituzione e come era previsto nel testo arrivato in Aula, dopo l’ok della commissione Affari costituzionali, e diversamente da quello approvato in prima lettura alla Camera nel 2019, che modifica solo la parte sull'elettorato attivo non anche quello passivo.

Che cosa prevede il Ddl

La scelta del Pd di ritirare l’emendamento accelera il processo di approvazione del provvedimento al Senato, che tuttavia è ancora lungo: il disegno di legge, che modifica l’articolo 58 della Costituzione ed è stato approvato in prima lettura il 31 luglio 2019 alla Camera, è ora in aula a Palazzo Madama, al secondo dei quattro step previsti per le leggi costituzionali. Il testo si differenzia da quello votato a Montecitorio perché a gennaio il relatore del provvedimento, il senatore del Pd Dario Parrini, ha presentato un emendamento sulla possibilità di essere eletti a 25 anni. La commissione Affari costituzionali del Senato ha “varato” la modifica che è arrivata così in Aula. Oggi, 9 settembre, a inizio la discussione, Parrini ha annunciato l'emendamento che cancella la parte sull'elettorato passivo.

Come cambia il requisito anagrafico per essere elettori

Il Ddl si compone di un unico articolo che - attraverso la modifica dell'articolo 58, primo comma della Costituzione - modifica il requisito anagrafico per essere elettori (elettorato attivo) del Senato. Al prima comma dell'articolo 58, che riguarda l'elezione delSenato, si prevede infatti la soppressione delle parole: «dagli elettori chehanno superato il venticinquesimo anno di età». Cosicchè il testo costituzionale risultante reciterebbe: «I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto».Con questa modifica, il dettato costituzionale circa l'elettorato attivo per il Senato della Repubblica verrebbe uniformato a quello previsto per la Camera dei deputati (dall'articolo 56, primo comma della Costituzione: «La Cameradei deputati è eletta a suffragio universale e diretto»). L'obiettivo del disegno di legge è “svecchiare” il Senato, garantendo diritto di voto a chi diventa maggiorenne, circa quattro milioni di giovani. E allo stesso tempo uniformandosi così all'elettorato attivo di Montecitorio.

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