Bagarre in aula: alla conta dei voti

Ddl Zan scontro in aula, rischio voto segreto: la battaglia dei numeri

Atmosfera incandescente nell’emiciclo di Palazzo Madama. Il ddl è impantanato da mesi al Senato

di Nicoletta Cottone

(LaPresse)

6' di lettura

La battaglia sul ddl Zan si sposta nell’emiciclo dell’aula di Palazzo Madama. E l’atmosfera diventra subito incandescente. Una legge che agita il Parlamento, con un percorso segnato da stop and go della politica, da veti incrociati, interventi del Vaticano, con il premier Draghi che ribadisce che l’Italia è un Paese laico. Otto mesi passati fra frenate e tentativi di accelerare, non riusciti. Con il provvedimento restato da novembre a marzo nel limbo del Senato. E in aula è stata subito bagarre: la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati indice subito una nuova conferenza dei capigruppo richiesta dal leghista Andrea Ostellari, relatore e presidente della commissione Giustizia, «per valutare se c’è la disponibilità a continuare il dialogo» per giungere a un testo condiviso. Poi è stato dato il via libera al calendario per la discussione generale richiesto da Pd, Leu e M5S.

Emendamenti martedì prossimo, respinte le pregiudiziali

Martedì prossimo, 20 luglio, è il termine fissato per la presentazione degli emendamenti. Sedute di 4 ore e trenta, specifica la presidente Casellati, con sanificazioni di 70 minuti. Il rischio di slittare a settembre è sempre più reale, anche se il pentastellato Ettore Licheri scandisce «Stiamo provando a scongiurarlo». Respinte le questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate da Lega e Fratelli d’Italia (136 contrari, 124 favorevoli e 4 astenuti). «Bocciate le pregiudiziali di costituzionalità, entriamo nel merito del Ddl Zan. Ostruzionismo sconfitto, da adesso in poi ognuno si assume le proprie responsabilità», dice la vicepresidente del Senato e responsabile Giustizia e diritti del Pd, Anna Rossomando. Gli schieramenti sono chiari: Fi, FdI, Lega contro il provvedimento. Pd, M5s, Leu a favore del testo approvato dalla Camera il 4 novembre 2020, con Italia viva e Autonomie a fare da ago della bilancia. Raggiungere un accordo sembra una missione impossibile. Lo scontro è diretto.

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Salvini: «Superare gli steccati ideologici»

«Chiedo di superare gli steccati ideologici, guardandoci in faccia - ha detto Salvini -. Noi abbiamo in carica parlamentari, sindaci, governatori omosessuali, ne avremo altri. Quando io da segretario della Lega firmo le liste non chiedo ’sei omosessuale, sei eterosessuale’, io cerco di trovare uomini e donne in gamba, senza ghettizzare nessuno, senza etichettare nessuno». Dai dieci articoli del ddl Zan, è quindi la proposta, «prendiamo la parte più importante, e togliamo dal campo quello che divide e che rischia di affossarlo». Quindi gli articoli 1, 4 e 7. Che Pd, M5s e Leu non vogliono toccare. «Ringrazio i promotori di questa legge, e spero che il tratto finale di questo percorso ci veda insieme perché sarebbe un bellissimo segnale. Poniamo da parte la bandiera, l’ideologia, i paraocchi, e chiudiamola qua. Approviamo tutti insieme in un mese una legge che questo paese si merita

Renzi: «Si vada a scrutinio segreto»

«O si va a scrutinio segreto ed è un rischio per tutti o ci si assume la responsabilità politica di trovare un accordo che sarebbe a un passo», dice Matteo Renzi invocando un patto politico affinché alla Camera questa legge, ove venisse modificata al Senato, sia approvata in due settimane. «Siamo a un passo, a un centimetro», ha detto il leader di Italia viva. «O voi fate di quest’aula un luogo dove gli ultrà si confrontano e non si porta a casa il risultato, perché tutti sappiamo che il passaggio a scrutinio segreto è un rischio per tutti, o ci si assume la responsabilità politica di trovare un accordo». Per Renzi «va chiesto a tutte le forze parlamentari non solo di andarsi incontro, ma di fare un patto politico perché alla Camera questa legge, se dovesse venire modificata dal Senato, possa essere approvata nel giro di due settimane». Il mio è un appello, ed è semplice, dice: «si faccia un accordo sui punti legati agli articoli 1, 4 e 7. E fatto l’accordo si chieda di portare la discussione alla Camera entro 15 giorni».

Malpezzi: «Al Senato c’è una maggioranza per approvare il ddl Zan»

Il Pd non accetta modifiche. La capogruppo Simona Malpezzi scrive su Twitter che «il voto sulle pregiudiziali dimostra che anche al Senato c'è una maggioranza che può tranquillamente approvare il ddl Zan. Avanti per estendere tutele e diritti delle persone».

Richiesta di sospensiva

Alla ripresa della seduta il 14 luglio l’Aula sarà chiamata ad esprimersi su una richiesta di sospensiva, poi la discussione entrerà nel merito. «Stiamo lavorando per provare a scongiurare lo slittamento a settembre, stiamo stringendo i tempi», dice il capogruppo M5s al Senato Ettore Licheri, ma il rischio di finire dopo le vacanze è alto. La discussione generale andrà avanti fino a martedì, quando scadrà il termine per gli emendamenti. Appuntamento poi con una nuova capigruppo che fisserà la road map.

Il ritorno in commissione chiesto da Ostellari

Il centrodestra proponeva di modificare il testo e tornare in commissione «per arrivare a un testo condiviso», come sostenuto dal presidente della commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari, che non ha mai nascosto la sua avversità al disegno di legge approvato dalla Camera il 4 novembre 2020 con i voti di Pd, Leu, M5S e Italia Viva e sul quale in centrodestra sta facendo “melina” da mesi. La seduta d’Aula si interrompe rapidamente e la conferenza dei capigruppo è convocata su richiesta del presidente della commissione Giustizia Andrea Ostellari che vorrebbe far tornare il testo in commissione «per valutare - spiega - se c’è la disponibilità a continuare quel dialogo che avevamo intrapreso in quel tavolo politico che aveva dato ottimi frutti e sulla base del quale, secondo me in 15 giorni, potremmo arrivare a un testo condiviso». La presidente Maria Elisabetta Casellati accoglie l’invito, decisione che scatena le proteste di Pd, Leu e Movimento 5 stelle. «Non voglio un clima da stadio, - dice la presidente - gli europei li abbiamo già vinti». Poi la capigruppo. Ostellari, che è anche relatore, ha ammesso 170 audizioni in commissione. Il centrodestra accetterebbe una parziale riscrittura degli articoli 1 (Identità sessuale), 4 (Libertà di espressione) e 7 (Giornata contro l’omofobia nelle scuole). Renzi punterebbe sul testo Scalfarotto.

Ostellari: «Il ddl Zan bloccato in commissione è una falsa narrazione»

«Qualcuno narra che ddl sia stato bloccato per mesi in commissione, non è una narrazione reale», dice Andrea Ostellari. «É trascorso oltre un anno alla Camera prima di arrivare all’ok alla legge», ha ricordato il leghista. «Al Senato - ha detto - poi ci sono stati diversi disegni di legge che sono dovuti essere riassegnati, prima di essere congiunti». Ostellari ha detto di confidare nella disponibilità al dialogo e ha chiesto di unire «coloro che vogliono modificare un testo e renderlo condiviso il più possibile. Allontaniamo quelli che non sono d’accordo». Le audizioni con Flick e Mirabelli, ha detto, evidenziano critiche non ideologiche.

La complessa conta dei voti

Complessa la conta dei voti. Se Italia viva e le Autonomie - che valgono 25 voti - votassero con Pd e M5S, la maggioranza sarebbe 168 contro 151 sostenitori del ddl Zan: 75 del M5s, 38 dal Pd, 30 dal gruppo misto e 8 dalle autonomie. Questo al netto del voto dei franchi tiratori, in agguato un po’ in tutti i partiti. Se Italia viva e autonomie pendessero per il centrodestra, il gruppo otterrebbe la maggioranza con 176 voti contro 143.

La battaglia nell’ombra dei franchi tiratori

C’è chi punta al voto segreto. Perché è proprio nel mistero delle urne che si sono consumati i redde rationem del Parlamento. Molti restano nascosti nell’ombra e poi colpiscono all’improvviso. Uno dei casi più noti è datato 2013, quando l’elezione a capo dello Stato di Romani Prodi nel 2013 fu bloccata da 101 cecchini alla Camera, tradito anche dai compagni di partito. Nel Pd dovrebbe mancare il voto di alcuni cattolici: si ipotizza siano 5 senatori su 38. Nel M5s le voci contrarie potrebbero essere una decina su 75 senatori. Nelle file di Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, 7 su 51 voterebbero in dissenso rispetto alla linea del centrodestra, mentre procedono in fila compatti Lega (64 voti) e Fratelli d’Italia (20 voti). Nel gruppo Misto - costituito da 46 senatori - si conterebbero 30 voti in favore del testo Zan e 16 contrari.

Nel mirino delle modifiche l’identità sessuale e il pluralismo delle idee

Sono parecchi i punti contestati. Si parte dall’articolo 1, sull’identità sessuale. Qui viene definita l'identità di genere come «l'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso biologico», «indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione». Italia Viva vuole stralciare queste definizioni e riportare il ddl Zan alla definizione contenuta nello Scalfarotto, o aggiungendo le parole «o fondati sull'omofobia o sulla transfobia», oltre al tema della disabilità, rivedendo l'articolato. Nel mirino anche l’articolo 4 sul pluralismo delle idee: «Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». In questo Iv vede un rischio per la libertà di espressione, già tutelata dalla Costituzione, che non può essere degradata a legge ordinaria. Contestato anche l'articolo 7, che istituisce la giornata nazionale contro l'omofobia da celebrare anche nelle scuole. Giornata contro le discriminazioni omofobiche nelle scuole, criticata dal Vaticano e avversata da Renzi, che vuole aggiungere la frase «nel rispetto della piena autonomia scolastica».

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