Testo in aula il 13 luglio

Ddl Zan, Chiara Ferragni all’attacco: «Che schifo che fate politici». E posta una foto di Renzi

Fumata nera al tavolo: nessun accordo sulle modifiche proposte dal relatore Andrea Ostellari

di Nicoletta Cottone

Roma Pride 2021 (LaPresse/Mauro Scrabogna)

5' di lettura

Dopo il monologo di Fedez del 1° maggio scende in campo anche Chiara Ferragni a sostegno del ddl Zan. Ed entra nel dibattito politico attaccando Matteo Renzi. «Che schifo che fate politici», scrive la regina delle fashion blogger in una storia su Instagram, postando una foto di Matteo Renzi con sopra la scritta “L’Italia è il paese più transfobico d’Europa”. In una storia successiva aggiunge: «La triste verità è che nonostante una legge che tuteli donne, disabili e persone appartenenti alla categoria lgbtq+ SERVA nel nostro paese e sia attiva nel resto dell’Europa da decenni, in Italia non verrà mai approvata perchè la nostra classe politica preferisce guardare sempre il proprio interesse personale». Renzi risponde piccato. «Fa bene Chiara Ferragni a dire quello che pensa. Solo che da lei mi aspettavo qualcosa in più di una frasina banale e qualunquista». E si dice pronto «a un dibattito pubblico con la dottoressa Ferragni, dove vuole e come vuole».

Fumata nera, in Aula il 13 luglio

É stata fumata nera al tavolo sul ddl Zan. Nessun accordo sulle modifiche proposte dal relatore Andrea Ostellari. Il ddl Zan quindi approderà nell’aula del Senato il prossimo 13 luglio, come deciso, a maggioranza, dall’assemblea di palazzo Madama. Respinta la proposta alternativa che prevedeva la calendarizzazione il 22 luglio.

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Ddl in bilico

Così sul ddl Zan continua a infuriare la polemica. E dopo la netta opposizione della Lega, la presa di posizione della Chiesa, il chiarimento del premier Draghi («Il nostro è uno Stato laico, il Parlamento è libero»), il testo è bloccato al Senato e sempre più vicino al naufragio. Con la maggioranza che aveva sostenuto l’approvazione del ddl alla Camera dei deputati il 4 novembre 2020 che si è disgregata per il cambio di rotta dei renziani. Italia viva, per voce del capogruppo Davide Faraone, nella capigruppo di maggioranza a Palazzo Giustiziani sul ddl Zan, aveva proposto il rinvio di 24 ore del voto sul calendario. Il Pd insisteva per avere una data certa e il presidente della commissione Giustizia Andrea Ostellari aveva proposto il 22 luglio, mentre il Pd indica, invece, il 13 luglio.

La storia su Instragram di Chiara Ferragni

Modifiche al vaglio dei gruppi

Il relatore del ddl di contrasto all’omofobia, il leghista Andrea Ostellari, ha presentato un documento di sintesi, che con modifiche al dd Zan. Modifiche poi vagliate dai gruppi e non approvate.

Letta: «Voti ci sono, ognuno si assuma la responsabilità»

«Calendarizzato il #DdlZan. Quindi vuol dire che #iVotiCiSono. Allora, in trasparenza e assumendosi ognuno le sue responsabilità, andiamo avanti e approviamolo», ha scritto il segretario del Pd Enrico Letta su Twitter dopo il voto dell’Aula del Senato che ha confermato l’esame del provvedimento a partire dal prossimo 13 luglio.

Gli emendamenti dei renziani

Gli emendamenti annunciati da Renzi e da Italia viva ricalcano il testo Scalfarotto e avrebbero il sostegno di Italia viva, Lega e Forza Italia. Per i renziani andrebbero discussi in commissione, dove il dibattito è bloccato dall’ondata di 170 audizioni che richiedono mesi per portarle a termine. Rallenty anche da parte del presidente della commissione Ostellari, che è anche relatore del provvedimento. Le modifiche chieste da Italia viva riguardano tre articoli del testo - l'1, il 4 e il 7 - che sono poi gli stessi che non piacciono a Lega e Forza Italia. Presentate dal capogruppo al Senato Davide Faraone e dal capogruppo in commissione Giustizia Giuseppe Cucca cancellano l'articolo 4 sostenendo che «la libertà di pensiero e di espressione sono già tutelati dalla nostra Costituzione e quindi non possono essere degradati dalla legge ordinaria». All'articolo 7 che istituisce la Giornata contro l'omotransfobia e le iniziative nelle scuole viene aggiunto «il rispetto dell’autonomia scolastica».

Marcucci (Pd): «Non credo all’accordo tra i due Matteo»

«Non credo e non crederò mai in una intesa a tavolino tra i due Matteo, per di più sui diritti, che so essere un tema sensibile per Renzi. IV alla Camera votò compatta il disegno di legge che ora vuole modificare. Sarebbe un valido motivo di riflessione per tutti. Lo ripeto, mancano ancora dei giorni all'arrivo del testo in Aula, facciamo insieme uno sforzo di concretezza», sottolinea in un'intervista al Mattino il senatore Pd Andrea Marcucci. Secondo il parlamentare la «Lega vuole semplicemente affossare il provvedimento e non ha certo cambiato idea. Ora facciamo un passo alla volta: intanto approviamo la calendarizzazione per il 13, io mi auguro anche con il voto di Italia viva».

Patuanelli: «Salvini? Peggio Renzi che lo sostiene»

«Mi da più fastidio Renzi che appoggia Salvini che Salvini che appoggia Orban», ha detto il capodelegazione M5S e ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli a proposito del tema dei diritti lgtb. Lo ha detto rispondendo - dopo l’evento organizzato da Unione Italiana Vini “Verso la sostenibilità, la transizione del Pnrr e gli obiettivi del vino” - a chi gli chiedeva un commento sulla permanenza in maggioranza con chi, come la Lega, sostiene in Ue il primo ministro ungherese.



L’ipotesi del testo Scalfarotto

Nella ricerca di una mediazione si naviga a vista. «Io sono ancora convinto della bontà del disegno di legge Zan, l’ho votato e lo rivoterei, perché mette al riparo tante persone dalla discriminazione, dall’odio e dalla violenza. Ma se andiamo in aula al Senato con i numeri risicati, con Calderoli che presenterà milioni di emendamenti, letteralmente, perché lui ha un algoritmo per questo, allora mi chiedo se fare la bella morte in Aula offrendo il petto al fuoco nemico sia la strada giusta», dice il sottosegretario agli Interni Ivan Scalfarotto (Italia viva) a Radio 24. Il compromesso sarebbe il testo Scalfarotto («che era stato formato anche da Zan) che «non parla di identità di genere ma di omofobia e transfobia».

La proposta Ostellari

Intanto il presidente della commissione Giustizia del Senato Andrea Ostellari aveva consegnato ai capigruppo di maggioranza una sintesi delle proposte di modifica del ddl Zan, tra cui quella dell’art. 1 che non prevede più definizioni, ma finalità della legge, mentre sparisce l’identità di genere. Nel testo del relatore vengono modificati anche gli articoli 2, 3, 4 e 7. Modifiche respinte.

Zan: «Irricevibile la proposta Ostellari»

«La proposta di Ostellari, che elimina “identità di genere”, esclude ogni tutela per le persone #trans. Irricevibile tentativo di mediazione sulla pelle delle persone più discriminate fra i discriminati. L'Italia ha il più alto numero di omicidi in Europa di persone trans. #ddlzan», twitta Alessandro Zan, padre del testo approvato alla Camera.

Salvini: «Accolto l’appello del Santo Padre, spero che lo facciano anche Pd e M5S»

Il ddl Zan? «Noi abbiamo accolto l’appello del Santo Padre, spero che lo facciano con responsabilità anche Pd e M5S, ad approvare subito una legge che punisca severamente le discriminazioni, togliendo - come chiedono anche femministe e associazioni gay - i due o tre articoli che sono critici: quindi un certo tipo di teoria gender nelle scuole coi bimbi di 6 anni e i reati di opinione, le censure e i bavagli per chi ha un’idea di famiglia», ribadisce il leader della Lega, Matteo Salvini, ai microfoni di “Radio anch’io”. Dem e grillini, ha aggiunto il segretario leghista, «si prendano loro la responsabilità di affossare il tema».

Le altre proposte mai arrivate in porto

Non è la prima volta che si tenta di far approvare una legge contro l’omofobia. Le prime proposte di legge a oltre venti anni fa. Era il 1996 quando vennero discusse le proposte promosse da Nichi Vendola (Prc) e Antonio Soda (Pds). Relatore il deputato cattolico del Ppi, Paolo Palma. Niente di fatto. Nelle ultime tre legislature il tentativo è fallito nonostante l'impegno di parlamentari espressione dell'associazionismo Lgbt, come Franco Grillini o Anna Paola Concia. Ora il nuovo tentativo è messo a serio rischio dall’asse Lega-Renzi e l’allarme sui franchi tiratori che dominano sempre nel corso del voto segreto. In arrivo la decisione se si andrà alla conta.

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