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De Agostini, mezzo miliardo per la quarta generazione

Marco Drago passa il testimone della holding ai figli Enrico e Nicola. Nel riassetto futuro minor peso al settore dei giochi e 500 milioni di investimenti

di Marigia Mangano

3' di lettura

Un nuovo assetto di governance che manda in prima linea la quarta generazione della dinastia, un assegno di 500 milioni da investire in Italia e infine, una focalizzazione su un portafoglio partecipazioni finora troppo sbilanciato sul settore dei giochi. Parte da qui il nuovo corso del gruppo De Agostini che con la chiusura del bilancio 2021 ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione della holding operativa, con l’ufficializzazione del passaggio di testimone da Marco Drago, presidente emerito, ai figli Enrico e Nicola Drago, nominati alla vice presidenza. Completano il vertice il presidente Lorenzo Pellicioli e Marco Sala, nominato amministratore delegato.

La De Agostini dei prossimi decenni

Il nuovo board accompagnerà la società in una fase di transizione dove conviveranno la terza e quarta generazione, ma soprattutto getterà le basi per costruire la De Agostini dei prossimi decenni. Un lavoro agevolato dallo stato di salute del gruppo che controlla le storiche attività editoriali di De Agostini editore, il settore dei giochi e servizi (tramite Igt), ed è attiva attraverso Dea Capital nel private equity e nel settore immobiliare. Prova ne è un bilancio 2021 che si è chiuso con risultati in forte crescita e ha avviato la liquidazione di asset ritenuti non più strategici.

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Ricavi in crescita del 30%

Sul fronte dei numeri il gruppo ha segnato ricavi netti pari a 3,845 miliardi, in crescita del 30% rispetto al 2020 e un margine operativo lordo a 1,6 miliardi. L’Ebit è positivo per 946 milioni, spinto dal buon andamento di Igt. Il risultato netto di gruppo si è così attestato a 346 milioni, anche per l’impatto di componenti straordinarie positive, principalmente riconducibili a Igt per la cessione delle attività nel gaming e nello sport betting in Italia, a De Agostini Editore per la plusvalenza derivante dalla cessione della Scolastica, e a Banijay, per il deconsolidamento della partecipazione. Migliora infine di un miliardo rispetto a un anno prima la posizione finanziaria netta pari a -5,814 miliardi.

Il Net Asset Value del gruppo si è attestato a 3,4 miliardi in deciso incremento rispetto all’anno precedente, a fronte di un patrimonio netto di pertinenza pari a 1,8 miliardi. Per quanto riguarda la capogruppo De Agostini, il risultato netto registrato nel 2021 è stato positivo per 48,9 milioni, in incremento del 18% circa rispetto al risultato del 2020, pari a circa 41,4 milioni. Da qui la scelta di distribuire dividendi per 30 milioni.

L’addio a Generali

Nel corso dell’anno sono state poi avviate alcune smobilizzazioni, funzionali a quel processo volto a riequilibrare un portafoglio finora troppo sbilanciato sul settore del gaming. A maggio è stata in particolare ceduta la storica quota in Assicurazioni Generali. Quella partecipazione, oggetto di contratti derivati sottoscritti tra fine 2021 e inizio 2022, ha fruttato un corrispettivo pari a circa 339 milioni. L’investimento, si apprende, comprensivo dei dividendi incassati nel corso degli anni si è chiuso con un leggero utile. Inoltre è stata smobilizzata una parte della partecipazione del 9% in Igt che due anni fa il gruppo De Agostini ha vincolato a una operazione sottoscritta con Credit Suisse. Con questo contratto, una struttura di collar option su 18 milioni di azioni Igt (rappresentanti il 9% circa del capitale della controllata, a valere sul 51% circa complessivamente posseduto), la holding si è garantita una valorizzazione della quota a un minimo di 25 dollari per azione, per un totale di 432 milioni di dollari. Quest’anno è scaduta una tranche e il prossimo anno lo smobilizzo della quota dovrebbe essere completato.

Un tesoretto da 500 milioni

Queste ultime operazioni hanno così alimentato la cassa del gruppo, che conta di investire in nuovi settori un tesoretto di almeno 500 milioni. La priorità è quella di arrivare a detenere 4 o 5 investimenti in nuove aziende, puntando a quote di maggioranza che garantiscano a De Agostini di incidere sulla gestione e accompagnare le aziende in un processo di sviluppo e internazionalizzazione. Un percorso che, in prospettiva, sarà portato avanti da Enrico e Nicola, la quarta generazione della dinastia Boroli-Drago, sotto la regia di Marco Drago, che mantiene la guida di B&D, la «cassaforte» delle famiglie fondatrici del gruppo di Novara.

Riproduzione riservata ©
  • Marigia Manganoinviato

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Finanza, automotive, tlc, holding di famiglia, banche e assicurazioni

    Premi: Premio internazionale Amici di Milano per i giovani, 2007, categoria giornalista

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