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De Benedetti e Agnelli ancora in rosso con i giornali (anche per colpa delle tv)

di Simone Filippetti

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2' di lettura

Per molti anni, nei tempi più bui dell’editoria (buio che ancora non è alle spalle), l’Espresso ha detenuto lo scettro (contabile) di regina delle case editrici: mai un bilancio in perdita; anzi spesso qualche utile (striminzito, ma pur sempre un record per un’industria in crisi da più di un decennio). Il gruppo Espresso era il best-in-class, la casa editrice (di carta stampata) da imitare. Ora che l’Espresso si chiama Gedi, dopo le nozze di carta tra la famiglia Agnelli di Jaki Elkann, che hanno portato in dote La Stampa e la famiglia De Benedetti, guidata da Marco, il figlio dell’Ingegner Carlo, nel giro di due anni (fiscali) si contano 150 milioni di perdite. Ma sarebbe sbagliato trarre la conclusione che il matrimonio abbia peggiorato la situazione. Gli ultimi due bilanci del neonato gruppo editoriale sono stati condizionati, per non dire stravolti, da oneri di ristrutturazione (per il taglio del costo del lavoro), dai multiplex di Persidera e da un contenzioso col fisco che ha richiesto costi straordinari.

Nel 2018 la casa editrice guidata da Laura Cioli, che ha preso le redini di Monica Mondardini attualmente ad di tutto il gruppo Cir, la holding della famiglia De Benedetti, ha registrato ricavi pari a 648,7 milioni in crescita del 5,3% rispetto ai 615,8 milioni dell'anno precedente, proprio grazie al matrimonio sull’asse Roma-Torino. Il mondo della carta stampata continua a soffrire: a parità di perimetro il giro d’affari sarebbe stato in calo del 5,9%, sulla scia dell’ennesimo anno negativo per la carta stampata che continua, a livello nazionale, a perdere copie (-7%) e soprattutto raccolta pubblicitaria (-7%).

I ricavi da diffusione, ossia le vendite di giornali (tra abbonamenti ed edicola) sono saliti per Gedi solo grazie all’operazione La Stampa, perché il gruppo Espresso avrebbe accusato un calo dell’8%. La nota positiva viene però dal l’editoria digitale: le attività web sono ormai il 12% del fatturato del gruppo.

La marginalità sarebbe stata stabile sopra i 50 milioni di euro anche nel 2018 se non ci fossero stati 18 milioni di oneri di ristrutturazione (costi legati a esodi di giornalisti dalle redazioni di Repubblica e l’Espresso). Il risultato rettificato sarebbe stato pari a 51,7 milioni. Il risultato netto è finito in perdita di 32,2 milioni recependo svalutazioni di avviamenti di testate e partecipazioni effettuate a seguito delle verifiche di impairment test per complessivi 36,3 milioni e oneri per ristrutturazioni (ovvero i costi per l'esodo dei giornalisti) più altri 11 milioni di svalutazioni su Persidera, la società che gestisce i canali per la tv digitale terrestre (le ex frequenze di Rete A-Deejay Television unite a quelle della ex Ti Media che gestiva il canale di TMC, oggi La7).

Buone notizie sul fronte dei debiti: sono scesi a 103 milioni da 115 di dodici mesi prima.

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