respinta la proposta dagli azionisti

De Benedetti presenta offerta per il 30% di Gedi: «Rilancerò il Gruppo Espresso»

Carlo De Benedetti, attraverso SpA Romed, tenta la scalata alla società editrice da lui a lungo presieduta: «Voglio darle un futoro coerente con la sua grande storia»


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Carlo De Benedetti tenta la scalata al Gruppo Gedi (Ansa)

2' di lettura

Il vecchio patron tenta la scalata al Gruppo Espresso. Carlo de Benedetti ha presentato venerdì 11 ottobre alla Cir Spa, attraverso la sua controllata al 99% SpA Romed, un’offerta di acquisto cash del 29,9% delle azione Gedi Spa (Gruppo Espresso) al prezzo di chiusura di giovedì, e cioè euro 0,25 ad azione. Lo fa sapere all’Ansa lo stesso Carlo De Benedetti. Poche ore dopo è giunta la risposta di Gedi che respinge l’offerta dell’ingegnere,

«Questa mia iniziativa è volta a rilanciare il Gruppo al quale sono stato associato per lunga parte della mia vita e che ho presieduto per dieci anni, promuovendone le straordinarie potenzialità». Scrive l’Ingegnere nella lettera che accompagna l’offerta di acquisto delle azioni. «È chiaro che conoscendo bene il settore, mi sono note le prospettive difficili, ma credo che con passione, impegno, consenso e competenza, il Gruppo possa avere un futuro coerente con la sua grande storia».

Offerta senza due diligence
Nella lettera firmata dal presidente del consiglio di amministrazione di Romed, Luigi Nani, che contiene l’«offerta irrevocabile» per l’acquisto delle azioni Gedi, si legge che «l’esatto quantitativo dovrà essere determinato tenendo conto delle azioni costituenti il capitale sociale e di quelle che eventualmente lo costituiranno in funzione di stock option o altre operazioni sulle azioni. La presente Offerta Irrevocabile non è condizionata all’espletamento di alcuna due diligence, ferma restando la garanzia sui bilanci e sulle situazioni infrannuali pubblicati».

Le due condizioni
L’offerta, tuttavia, è subordinata a due condizioni: «che i componenti il consiglio di amministrazione di Gedi di nomina Cir rassegnino le proprie dimissioni entro due giorni lavorativi dal trasferimento delle azioni oggetto della presente offerta alla nostra società, ad eccezione dell’ingegner John Philip Elkann e del dottor Carlo Perrone che potranno mantenere le attuali cariche e gli attuali poteri e che, per le residue azioni che resteranno di sua proprietà, Cir si impegni a distribuirle ai propri soci (ovvero ai soci della società riveniente dalla fusione COFIDE/Cir) entro un anno dal trasferimento delle azioni oggetto della presente offerta alla nostra società. Vi saremo grati - conclude la lettera - se vorrete sottoporre la nostra proposta al vostro prossimo consiglio di amministrazione, rimanendo la presente offerta irrevocabile efficace fino al termine del secondo giorno di Borsa aperta successivo alla data dello stesso».

L’uscita di Carlo nel 2017
A giugno del 2017 Carlo De Benedetti si era dimesso da presidente del gruppo Editoriale Gedi (ex Espresso) e il consiglio, su proposta del consigliere Rodolfo De Benedetti, aveva cooptato in cda il figlio Marco De Benedetti nominandolo presidente. Era trascorso poco più di un anno dalla fusione dalla fusione tra il Gruppo Espresso la Repubblica e la Stampa, secondo un assetto che vedeva la Cir di De Benedetti al 43% circa, Exor al 5% circa, la famiglia Perrone (Ital Press Holding) al 5% circa, altri azionisti Fca all’11% circa e, infine il 36% circa del capitale costituito da flottante. La Stampa era precedentemente in mano a Itedi, controllata da Fca per il 77% e partecipata dai Perrone al 23%, mentre il Gruppo editoriale L’Espresso era controllato da Cir al 54% e per la quota rimanente (46%) da altri azionisti.

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