politiche Ue

De Castro: contrasteremo le proposte dei allarmistiche sulle etichette del vino (e non solo)

L’europarlamentare: «Calma. Non c'è alcun accerchiamento dell'Italia, nessuna azione di disturbo né contro il vino e l'agroalimentare italiano. Ma solo proposte che vanno contrastate nelle sedi opportune»

di Giorgio dell'Orefice

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(AdobeStock)

4' di lettura

«Calma. Non c'è alcun accerchiamento dell'Italia, nessuna azione di disturbo né contro il vino e l'agroalimentare italiano. Ma solo proposte che vanno contrastate nelle sedi opportune». Getta acqua sul fuoco Paolo De Castro, europarlamentare Pd gran conoscitore delle dinamiche comunitarie (già presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Ue) e dell'agroalimentare italiano ed europeo (è stato due volte ministro delle Politiche agricole), a proposito dell'allarme sollevato ieri da varie organizzazioni di produttori di vino dopo la presentazione a Bruxelles del Piano d'azione “Europe's Beating Cancer Plan”.

Il piano di azione contro il cancro ha inserito il vino e gli alcolici tra le sostanze dannose a prescindere dalle quantità consumate e dalle modalità di consumo. E per questo ha proposto di introdurre un'etichettatura con claims allarmistici (sul tipo di quelli utilizzati sui pacchetti di sigarette). Ma non solo. Il piano si è spinto anche molto oltre ipotizzando l'introduzione di un giro di vite fiscale per scoraggiare i consumi di vino e alcolici e infine ha proposto– sempre in virtù dell'assunto della dannosità di tali prodotti - anche un drastico ridimensionamento dei fondi Ue per la promozione all'estero di vino che per la sola Italia valgono oltre 100 milioni di euro l'anno

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Insomma un pacchetto di proposte davvero incendiarie e che ha subito fatto vibrare le proteste dei produttori con in Italia in prima fila l'Unione italiana vini, Federvini e l'Alleanza delle cooperative italiane.Proteste che già nella giornata di ieri avevano portato a un primo distinguo tratteggiato dal vicepresidente della Commissione Ue, il greco Margaritis Schinas che aveva puntualizzato come «non è intenzione di Bruxelles né proibire il vino, né etichettarlo come una sostanza tossica, perché fa parte dello stile di vita europeo».

Un chiarimento che però non ha del tutto tranquillizzato gli animi dei produttori anche perché al di là del capitolo dei claim nulla è stato detto sui temi della fiscalità e dei tagli alla promozione. «Premesso che quello presentato ieri – spiega De Castro – è solo un non paper, un piano d'azione che si tradurrà in atti concreti non prima del 2022, più probabilmente 2023. Ma soprattutto non bisogna dare adito alle conclusioni troppo frettolose che spesso vengono poi rapidamente diffuse dai social. E infatti un primo chiarimento con parziale marcia indietro è già venuto ieri col vicepresidente Schinas».

Certo ma restano in piedi i temi altrettanto preoccupanti della fiscalità e delle minacce ai fondi promozione. «Anche qui bisogna chiarire – aggiunge l'europarlamentare Pd -. La fiscalità non è materia della Commissione che al massimo può raccomandare ai Paesi membri di disincentivare, anche attraverso la leva del fisco, gli abusi e le modalità di consumo errate di prodotti alimentari. Quanto alle risorse per la promozione, se mai in futuro dovessero essere messe in discussione è certo che le difenderemo con tutte le forze da qualsiasi attacco anche perché si tratta di fondi che hanno dato un importante contributo alla crescita delle esportazioni agroalimentari europee, non solo di quelle dell'Italia. In più, questi finanziamenti saranno ancora più importanti in futuro per illustrare ai consumatori il consumo consapevole, sostenibile e inserito in una dieta equilibrata di prodotti come il vino o come le carni. Investimenti che proprio la gran confusione di questi giorni chiarisce quanto siano necessari»

Insomma dall'europarlamentare italiano giunge un forte invito ad abbassare i toni, a non giungere a conclusioni affrettate, a non vedere il made in Italy sul banco degli imputati e a coltivare il dialogo. Il punto è che l'agroalimentare italiano ha già i nervi scoperti per la minaccia del francese Nutriscore, l'etichetta nutrizionale a semaforo che – considerando in astratto e in maniera indipendente dalla tipologia di consumo il contenuto di grassi, sale e zucchero – rischia di mettere fuori legge molti prodotti chiave del food & wine italiano e della Dieta mediterranea.

«Ma anche sulle etichette nutrizionali bisogna riflettere con calma – dice ancora De Castro -. Il Nutriscore è una proposta francese non della Commissione Ue. L'Esecutivo europeo sta vagliando questa proposta insieme a quella italiana dell'etichetta ‘a batteria' e a quella dei paesi nordeuropei dell'etichetta ‘a serratura'. Anche qui c'è tempo fino alla primavera del 2022. In questi mesi saranno realizzate delle analisi di impatto dei differenti sistemi e saranno acquisiti molti pareri di esperti. Poi la Commissione farà la propria proposta e su quella daremo battaglia per arrivare a un sistema armonizzato che aiuti il consumatore a scegliere e non lo condizioni con un bollino rosso o verde».

Ma il tempo non sta trascorrendo invano. «Proprio oggi – ha concluso De Castro – alla Commissione Agri Envi, ovvero la commissione congiunta Agricoltura e Ambiente è intervenuto Claude Vincent, presidente del Consorzio del Comté francese, il principale formaggio Aop, ovvero Dop, di Francia. E nell'audizione Vincent, che è anche presidente di Origin International, ovvero l'associazione internazionale dei consorzi dei prodotti a denominazione d'origine, si è scagliato con forza proprio contro il sistema Nutriscore etichettandolo come ‘dannoso'. Il principale formaggio Dop francese si oppone proprio al sistema di etichettatura proposto dai francesi. Finché c'è tempo, e vita, c'è speranza».

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