RITRATTO

De Falco, dal «torni a bordo!» a Schettino ad ariete anti-condono a Ischia

di Andrea Carli


Se De Falco rischia di abbandonare la nave per colpa di Ischia e della Sicurezza

3' di lettura

I toni rudi, da uomo di mare uscito da un romanzo di Conrad, venuti fuori nella telefonata con il comandante della Concordia Francesco Schettino, nei minuti concitati della tragedia scaturita dalla collisione con gli scogli davanti all’Isola del Giglio, insomma quel “Vada a bordo, c....!” pronunciato tra i denti e senza possibilità di replica, sembrano lontani. Ma il piglio, l’abitudine di prendere di petto le questioni, è rimasto dentro a Gregorio De Falco, professione capitano di fregata, ufficiale della Capitaneria di Porto di Livorno, oggi senatore M5s della Repubblica.

Tanto che, a differenza della collega Nugnes che ha preferito non votare, lui il suo sì all’emendamento di Forza Italia contrario al condono edilizio a Ischia, previsto nel decreto Genova in discussione nelle Commissioni congiunte Lavori pubblici e Ambiente del Senato (ora in Aula), lo ha espresso eccome. Con buona pace del fatto che a prevedere quel condono,e a prevederlo proprio in quel provvedimento, è stata proprio la sua stessa parte politica, i Cinque Stelle. Ed è stato, quello dell’ex comandante della Capitaneria di porto di Livorno, leader della componente degli “ortodossi” al Senato, un sì decisivo: la maggioranza giallo verde è andata sotto, e la proposta di modifica è passata con ventitré voti - tra i quali il suo - e, appunto, un’astensione (la senatrice Nugnes). L’episodio rimarrà agli atti come il primo incidente parlamentare del governo Conte.

Napoletano, 53 anni, una moglie e due figlie, il senatore non è nuovo a questi strappi con la maglia che indossa. È da una settimana, almeno, che lancia «segnali di dissenso», per ricorrere a un’espressione utilizzata dal leader politico pentastellato Di Maio. È già accaduto che il senatore avesse una posizione molto lontana da quella dei vertici del Movimento. Poco disposto a digerire la stretta leghista prevista dal decreto sicurezza in materia di permessi umanitari, ai colleghi di partito che lo “richiamavano all’ordine” nella fase di approvazione del provvedimento ha ricordato che lui, Gregorio De Falco, rimane un ufficiale, che la fedeltà alla Costituzione fa parte dei suoi principi, e che su certe cose non è disposto a recedere di un millimetro.

Di qui la decisione di presentare emendamenti al provvedimento, modifiche che andavano al cuore del decreto, che mettevano a rischio quelle restrizioni alla protezione umanitaria, da settimane al centro di un dibattito molto acceso. Una stretta cavallo di battaglia dell’altro azionista di maggioranza dell’esecutivo Conte: la Lega. Quando poi il governo giallo verde mette la fiducia al dl sicurezza, lui e altri quattro colleghi M5s (Fattori, Mantero, La Mura e ancora Nugnes) non la vota. Pochi minuti dopo Stefano Patuanelli annuncia: «In qualità di capogruppo ho segnalato ai probiviri il comportamento tenuto in Aula dai senatori Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura, che hanno avviato un’istruttoria nei loro confronti».

Nei Cinque Stelle si respira aria da resa dei conti. La sospensione, che fa scattare automaticamente il passaggio dal gruppo M5S al Misto, è sul tavolo. In attesa di una possibile espulsione dal Movimento. «Se qualcuno non si trova più bene nel Movimento, c’è una regola che abbiamo sempre enunciato in campagna elettorale: fa un passo indietro e va a casa, lasciando il posto a qualcun altro», tuona il ministro pentastellato Riccardo Fraccaro. Ma far uscire dal Movimento De Falco non sembra un’operazione facile: lui la nave non la abbandona.

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