dopo il rogo del 2019

De Luca, l’architetto che restaura Notre Dame con 3D, digitale e videogame

Il responsabile del progetto scientifico della ricostruzione della cattedrale di Parigi, devastata dal rogo del 15 aprile 2019, illustra i lavori in corso. Macron ha annunciato la riapertura per il 2024

di Donata Marrazzo

Scansioni laser e rilievi 3D. Tour nel cantiere digitale di Notre Dame

3' di lettura

Notre Dame risorge dalle sue ceneri grazie alle tecnologie digitali: scansioni laser e rilievi in 3D, carte di deformazione e ortoimmagini, per creare un duplicato della cattedrale di Parigi con tutti i dati scientifici relativi al monumento, dal tetto alla guglia. Una nuvola di miliardi di punti che riproduce tutto così com'era prima dell'incendio del 15 aprile 2019.

Un italiano alla guida della digitalizzazione di Notre Dame

A coordinare il cantiere scientifico, che affianca quello di restauro, c'è l'architetto italiano Livio De Luca. Guida il gruppo di lavoro che gestisce i dati digitali interfacciandosi con altri 12o ricercatori che lavorano sui materiali, sul comportamento strutturale e su quello acustico dell'edificio, sugli elementi sociali e antropologici emersi in seguito al rogo che ha devastato il simbolo dell'identità nazionale francese. Una tragica fatalità.

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«La mia specializzazione e la mia esperienza nell'ambito della digitalizzazione del patrimonio architettonico, particolarmente ricercata dal ministero della Cultura francese, mi hanno consentito di raddoppiare lo sguardo: non solo quello dell'architetto-ricercatore che agisce secondo una visione umanistica, ma anche quello più tecnico, legato al mondo digitale», spiega De Luca, originario di Amantea, piccolo borgo sul Tirreno cosentino, che ha unito la sua passione per l'innovazione agli studi di Architettura, portati a termine all'università Mediterranea di Reggio Calabria.

Notre Dame: l’incendio e la sua bellezza prima del disastro

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Il restauro della cattedrale come occasione di conoscenza

Alla luce dei dati raccolti, il restauro della cattedrale si è trasformato in una occasione di conoscenza: l'architetto ha messo insieme professionalità e competenze diverse per definire un nuovo approccio allo studio dell'edificio e per, come dice, «memorizzare un'avventura collettiva pluridisciplinare». «La ricognizione dei danni provocati dalle fiamme ha richiesto più tempo del previsto per via di un'impalcatura che, danneggiata dall'incendio, faceva temere dei crolli – spiega – Ora siamo in una fase cerniera, in cui stiamo passando dalla diagnostica alla definizione del piano di restauro».

Il digitale prima e dopo l'incendio

Il digitale è stato provvidenziale per Notre Dame: «Già prima dell'incendio la cattedrale era stata documentata con fotogrammetria e digitalizzata con laser scanner in 3D da Andrew Tallon, professore di Arte e Architettura del Vassar College di Poughkeepsie, negli Stati Uniti», continua De Luca. E sono stati utili anche i modelli raccolti per la creazione di un videogame che ha richiesto un'accurata lavorazione 3D, il best-seller “Assassin's Creed: Unity”, in cui l'eroe-giocatore scala l'esterno e l'interno di Notre Dame.

Prezioso il contributo di Art Graphique and Patrimoine (AGP), società francese specializzata nella conservazione digitale di monumenti e manufatti culturali, che dopo l'incendio della cattedrale ha utilizzato apparecchiature di digitalizzazione 3D per produrre rilievi della struttura, confrontabili con scansioni precedenti. Indispensabili per valutare le deformazioni delle zone interessate dalle fiamme.

Annunciata la riapertura nel 2024

Sui tempi di riapertura della cattedrale, annunciata dal presidente Emmanuel Macron per il 2024, De Luca non assicura niente, «sia perché non è di mia competenza – sottolinea – sia perché sarà necessario semmai ogni approfondimento scientifico, e la consapevolezza del grado di complessità di ciò che si sta studiando. A partire dai materiali: sarà possibile ricostruire in maniera identica su base geometrica e strutturale l'edificio, ma non sarà possibile risalire alla stessa provenienza di pietre, vetri, legni, metalli».

L'architetto italiano, che vive a Aubagne, nel Sud della Francia, lavora tra Marsiglia, Nancy, Lione e Parigi, sedi del laboratorio Map, centro di ricerca dedicato «allo sviluppo e all'implementazione di metodi e strumenti relativi alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nelle loro applicazioni sia alle scienze umane sia all'ingegneria, raccordate anche all'architettura e alla conservazione del patrimonio edilizio».

«Semantizzazione dei dati digitali»

Il ministero della cultura francese ha coinvolto il ricercatore nella definizione delle linee guida del piano nazionale per la digitalizzazione, soprattutto nell'ambito del 3D. La sua sfida ora è quella di passare «da una produzione massiva di dati alla loro semantizzazione, ovvero alla possibilità di dare senso a ogni rappresentazione digitale». Una sfida in parte già vinta se si considera che con questi obiettivi Livio De Luca nel 2019 è stato premiato con la medaglia dell'innovazione del Cnrs per la realizzazione di una «piattaforma di annotazione semantica tridimensionale per la documentazione collaborativa di oggetti culturali». Che vuol dire: unire sullo stesso oggetto di studio diverse discipline, sensibilità e metodologie.

Ma fra le cose che l'architetto più tiene a mente ci sono ancora gli insegnamenti di un suo grande maestro dei tempi dell'università: «Il prof Antonio Quistelli, nell'ateneo di Reggio Calabria - conclude De Luca - mi ha insegnato a guardare oltre l'architettura, verso l'innovazione tecnologica, quella capace di scomporre e di rompere gli schemi. È diventata la mia avventura umana».

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