la polemica

De Magistris: Saviano? Fa ricchezza su pelle di Napoli. Lo scrittore: sindaco populista


(ANSA)

2' di lettura

«Vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani? Stai facendo ricchezza sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, sulle nostre lotte. Che tristezza. Non voglio crederci». Lo scrive il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in un post su Facebook in cui critica la posizione assunta da Roberto Saviano in relazione all'agguato di camorra che mercoledì scorso ha coinvolto una bambina e tre ambulanti. In un'intervista, infatti, lo scrittore aveva sottolineato come, a suo giudizio, nulla stesse cambiando in città, alla luce degli ultimi episodi di cronaca. E la replica di Saviano, sempre su Facebook, non si fa attendere: «Il sindaco De Magistris si rivolge a me in un lungo post su Facebook, ma come sempre non dice nulla sul merito delle questioni, è per questo che è un populista, definizione politica nella quale credo che tutto sommato si riconosca».

De Magistris: nella mia vita mi sono ispirato a Borsellino
«Caro Saviano - si legge ancora nel post del sindaco di Napoli - mi occupo di mafie, criminalità organizzata e corruzione da circa 25 anni, inizialmente come pubblico ministero in prima linea, oggi da sindaco di Napoli. Ed ho pagato prezzi alti, altissimi. Non faccio più il magistrato per aver contrastato mafie e corruzioni fino ai vertici dello Stato. Non ti ho visto al nostro fianco». «Nella mia vita - aggiunge - mi sono ispirato al magistrato Paolo Borsellino al quale chiesero perché fosse rimasto a Palermo, ed egli pur sapendo di essere in pericolo rispose che Palermo non gli piaceva e per questo era rimasto per cambiarla. Chi davvero - e non a chiacchiere - lotta contro mafie e corruzione viene dal Sistema fatto fuori professionalmente ed in alcuni casi anche fisicamente».

Saviano: il sindaco è infastidito dalla realtà
«Sindaco De Magistris - scrive Saviano nella sua replica - quando le mistificazioni della sua amministrazione verranno al pettine, a pugnalarla saranno i tanti lacchè, più o meno pagati, dei quali si circonda per mistificare la realtà, unico modo per evitare di affrontarla». «Due sparatorie in pieno centro - continua lo scrittore - e una bambina di 10 anni ferita in un luogo affollatissimo della città: ma il sindaco è infastidito dalla realtà, a lui non interessa la realtà, a lui interessa l'idea, quell'idea falsa di una città in rinascita: problema non sono le vittime innocenti del fuoco della camorra, problema è che poi Saviano ne parlerà». E «il contesto nel quale nascono e crescono le organizzazioni
criminali - aggiunge - da quando lui è sindaco non solo non è mutato, ma ha preso una piega più grottesca: ora la camorra in città è minorenne». «Ma di tutto ciò - prosegue Saviano - il sindaco non ama parlare e detesta che lo facciano altri: pare che la città sia ridotta al salotto di casa sua, a polvere da nascondere sotto al divano».

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