la scomparsa del pOlitico socialista

De Michelis tra Maastricht, Cina e migranti. E il sogno mai realizzato: sindaco di Venezia

di Gerardo Pelosi


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4' di lettura

A veva, per dirla in veneziano, una visione “granda” della politica e della vita. Con tutte le felici intuizioni (due fra tutte, il rapido sviluppo della Cina e la crisi dei migranti) ma anche con tutti quegli eccessi personali che poi lo hanno tradito. Con Gianni De Michelis, spentosi a 78 anni all’ospedale S.Giovanni e Paolo di Venezia dopo una lunga malattia, se ne va un protagonista della nostra storia politica recente, quella che cercava faticosamente una sua dimensione autonoma a cavallo del rapimento e uccisione di Aldo Moro nel ’78 e dopo il crollo del muro di Berlino dell’89. Quella che aveva bisogno di scollarsi di dosso le divisioni del passato per ancorarsi, in politica estera, ai grandi pilastri che, a distanza di tanti anni, caratterizzano ancora la nostra postura geopolitica: atlantismo ed europeismo.

L a firma sul Trattato di Maastricht
C’è ancora, agli atti, la sua firma in calce al Trattato di Maastricht insieme a quella del ministro del Tesoro dell’epoca, Guido Carli. Nell’85 riunì tutti i ministri del Lavoro a Tunisi. «Arriveranno sulle nostre coste a nuoto e nessuno potrà fermarli» disse e non c’era ancora l’emergenza. Poi, alla conferenza dell’Ocse di Roma del ’91 predisse: «L’immigrazione sarà un problema di una gravità pari alla questione ambientale». Figlio di quel mondo politico e culturale in grande fermento del Veneto di inizio anni ’70, Gianni De Michelis si divideva tra una lezione di chimica agli studenti di Padova e un’assemblea al Petrolchimico di Portomaghera. Con il fratello Cesare incrociava polemiche e dialettica con gli altri protagonisti di quel laboratorio politico che era il Veneto, da Massimo Cacciari e Toni Negri.

Marsilio, regalo di laurea al fratello Cesare
Nel 1965 la casa editrice Marsilio si trasforma in società per azioni. Gianni De Michelis acquista un pacchetto d’azioni per 400mila lire (un po’ più di 4mila euro di oggi) e ne diventa amministratore delegato. Suo padre ne acquista un’altra, identica quota per Cesare, su sua precisa richiesta, come regalo di laurea. Due fratelli legatissimi (nonostante temporanee divisioni politiche) come ricostruisce in un libro di prossima pubblicazione Marco Sassano (“Cesare De Michelis, professore ed editore” proprio per le edizioni Marsilio).

Il giocatore di scacchi
«La politica è un gioco crudele - dice di Gianni il fratello Cesare, scomparso nell’agosto dell’anno scorso - assomiglia agli scacchi. L’obiettivo della politica è uccidere gli avversari, anche sacrificando un po’ dei tuoi. La lealtà, la serietà, la generosità in politica non contano. È un gioco di potere e, come tutti i giochi di potere, se non lo riempi molto di valori, di etica, alla fine diventa un esercizio sterile e anche stupido. Gianni ha avuto una stagione fortunatissima che stava per concludersi con un’apoteosi, invece… Difficile immaginare che un signore arrivato a quei livelli non abbia delle responsabilità. Ma sulle responsabilità che gli hanno attribuito, io ho idee diverse: lo ritengo totalmente onesto. I suoi meriti come uomo politico superano di gran lunga i demeriti anche se pochi ora sono disposti a riconoscerglieli. La sua peggiore responsabilità è che ha perso. Quindi è passato alla storia come un pessimo giocatore di scacchi». E poi: «Ha avuto una vecchiaia precoce e sfortunata - dice Cesare - la verità è che quando una sconfitta è così drammatica e clamorosa, vuol dire che qualche errore l’hai commesso, anche di visionarietà. Ma Gianni ha pure vinto: il referendum sulla scala mobile, la riforma delle pensioni, in politica estera, un decennio al governo. Certo aveva il suo tallone di Achille. Se lo hanno colpito è perché si poteva colpire».

Addio a Gianni De Michelis, numero due di Craxi nel Psi

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Marzo 1980: il salvataggio di Craxi nel comitato centrale
Della politica conosceva tutti i rischi. Ma si deve proprio a lui se in un famoso Comitato centrale del marzo 1980 riuscì a salvare Craxi che dopo il Midas restava sempre ostaggio della sinistra e dei demartiniani. La decisione a favore degli euromissili a Comiso del dicembre ’79 e lo scandalo Eni Petromin ridussero il potere della sinistra di Signorile. De Michelis spostò circa 25 voti a favore di Craxi nel comitato centrale e gli assicurò di lì in poi la governabilità interna. Nell’aprile del 1980 diventò ministro delle Partecipazioni statali nel secondo Governo Cossiga, il primo con una maggioranza organica che ricucendo i rapporti con gli Stati Uniti, archiviò per sempre la stagione del compromesso storico. Vennero dopo gli anni al ministero del Lavoro con l’accordo di San Valentino sulla scala mobile, quelli alla Farnesina con l’apertura ai Paesi dell’Europa dell'Est e la vicepresidenza del Consiglio.

L’omaggio di Mattarella
Per lui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha usato parole non di circostanza: «Intelligente e appassionato esponente della causa socialista ha segnato con la sua azione una significativa stagione della politica estera del nostro Paese, nella fase che faceva seguito al venir meno del contrasto est/ovest. Le sue intuizioni e il suo impegno sulla vicenda europea, dei Balcani, del Medio Oriente e del Mediterraneo, hanno consolidato il ruolo internazionale dell’Italia e contribuito alla causa della pace e della cooperazione internazionale» conclude il capo dello Stato. Per Stefania Craxi «Gianni è stato un grande uomo di governo ed un compagno leale di mio padre, nella buona e nella cattiva sorte, a cui non fece mai mancare la sua vicinanza negli anni dell’esilio tunisino». Il sindaco Venezia Luigi Brugnaro lo saluta come un grande veneziano. «In ogni incarico ricoperto – ha osservato il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro - Gianni ha sempre avuto a cuore la nostra città, aprendo alla politica nazionale ed internazionale la difesa di Venezia. È stato un grande statista, a lui voglio tributare proprio la parola statista - sottolinea Brugnaro - perché l’aeroporto, il passante, la rete infrastrutturale del Veneto e anche la Legge Speciale per Venezia, solo per citare qualche esempio, si sono sviluppati e concretizzati grazie alla forza politica di Gianni De Michelis».

Il grande sogno: sindaco di Venezia
In fondo al cuore coltivava un grande e mai rinnegato amore per Venezia fino alle proposte immaginifiche all’Expo e ai progetti per una metropolitana sotto la laguna che tante polemiche avevano suscitato. Nell’80, rievoca Gennaro Acquaviva, protagonista di quella stagione politica «si era fissato: voleva fare il sindaco di Venezia. Io gli dicevo: “Gianni, ma tu sei in corsa per fare il ministro, lo capisci? E lui rispondeva: “Ma tu sai cosa vuol dire presentarsi al mondo come sindaco di Venezia?”».

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