LE PROTAGONISTE/3

De Muro: «L’obiettivo della conciliazione è ora raggiungibile»

di Flavia Landolfi


default onloading pic

2' di lettura

Barbara De Muro, bolzanina, 51 anni, partner di Lca e responsabile di AslaWomen.

Le donne nelle professioni legali sono in aumento ma nelle posizioni di vertice fanno fatica ad affermarsi. Perché?
Le donne rappresentano meno del 20% dei soci equity negli studi legali associati; sono titolari di studi in misura decisamente inferiore ai colleghi; sono poco presenti nelle posizioni di vertice delle istituzioni forensi.
Le ragioni di una tale situazione sono molteplici. Occorre, anzitutto, tenere presente che il numero di donne nell'avvocatura è cresciuto in modo significativo solo nell'ultimo ventennio (siamo ora il 48% del totale, eravamo nel 1995 solo il 21% del totale degli iscritti alla Cassa forense). È, quindi, fisiologico che nei prossimi anni assisteremo a un aumento del numero di avvocate in posizioni apicali. Va, poi, considerato che le avvocate incontrano nel loro percorso professionale problematiche simili a quelle che si riscontrano e sono state ampiamente studiate in altri contesti lavorativi (stereotipi; pregiudizi inconsapevoli; temi di work-life balance; problemi di condivisione di carichi familiari; tutta una serie di cosiddette barriere interiori, ecc.), alle quali si aggiungono le difficoltà tipiche della libera professione (importanza della capacità di originare fatturato). Con Asla e, in particolare, AslaWomen lavoriamo da anni per contribuire a rimuovere gli ostacoli che impediscono o limitano il pieno realizzarsi del talento e della leadership femminile negli studi legali associati.

Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Che cosa manca?
La conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita è ora, soprattutto grazie alla tecnologia, un obiettivo raggiungibile: possiamo, infatti, lavorare ovunque e in qualunque momento, in modo più efficiente e senza necessità di essere presenti in studio. Ciò che talvolta può mancare è il coraggio degli studi legali a modificare la propria organizzazione muovendo da una cultura della presenza a una cultura della performance.
Quali novità ha introdotto il suo studio per ridurre il gender gap e per favorire il percorso professionale delle sue colleghe?
Abbiamo creato un ambiente in cui ciascuno è messo nelle condizioni di esprimere il proprio valore e di realizzare i progetti in cui crede. Tutto questo avviene in un contesto che valorizza la ricchezza della diversità, a tutti i livelli: i team di lavoro sono misti, non solo per genere ma anche per età ed esperienza; i percorsi di carriera sono chiari e ogni giovane è seguito/a da un/una mentor che resta il suo punto di riferimento anche per il futuro. È uno studio che crede nel talento dei giovani che seleziona, che oggi sono in maggioranza donne. Come tutti gli studi aderenti ad Asla, anche Lca ha adottato le linee guida di best practice, con le tutele per la genitorialità.

Lei ha sfondato il tetto di cristallo. Quali difficoltà ha incontrato?
La difficoltà più grande era ed è quella di individuare, ogni giorno, il punto di equilibrio tra impegni professionali e vita familiare. L'esperienza mia e di tante colleghe di grande valore è oggi al servizio delle più giovani che in ASLAWomen trovano sostegno e incoraggiamento per affrontare con convinzione ed entusiasmo le sfide della nostra professione.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...