Asia e Oceania

De Nora: continuita' e cambiamenti con l'ingresso di Blackstone

dal nostro corrispondente Stefano Carrer

5' di lettura

L'offerta di Blackstone non e' stata quella dal prezzo più elevato”. Davanti ai manager delle controllate giapponesi, nella sede produttiva e di R&S di Fujisawa (poco a sud di Yokohama) , Paolo Dellacha', amministratore delegato del gruppo De Nora - leader internazionale nelle tecnologie elettrochimiche - prima rassicura e poi sprona, spiegando l'operazione con cui la societa' sta aprendo il suo capitale al maggiore fondo di private equity del mondo.

Evidente lo sforzo del Ceo di dissipare eventuali timori e demotivazioni che spesso prendono le maestranze quando arriva la notizia dell'ingresso di grandi fondi finanziari nel capitale di una azienda fino a quel momento a totale proprietà familiare: specialmente nel Sol levante, e' cruciale il messaggio secondo cui la famiglia degli eredi del fondatore non smobilita affatto e anzi resta saldamente in sella.

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Una scelta strategica. Il closing dell'operazione e' previsto a fine giugno o al massimo ai primi di luglio: Blackstone entrerà con una quota del 32,9%. “Non e' mai facile per un operatore di nicchia come siamo noi trovare all'interno di un investitore finanziario attivita' con cui si possano creare sinergie industriali - ha affermato Dellacha' - Blackstone e' stata scelta anche perché nel suo amplissimo portafoglio di investimenti ci sono societa' e competenze con cui e' ipotizzabile una ricerca di queste sinergie”.
Il Ceo ha continuato a spiegare con pazienza che il progetto dello sbarco in Borsa rimane l'obiettivo principale della famiglia azionista, ma e' stato sospeso l'anno scorso quando era gia' in una fase avanzata, a causa della instabilità generale dei mercati seguito alla Brexit e ad altri fattori. La famiglia ha deciso che, comunque, avere un partner finanziario di minoranza che aiutasse l'azienda a prepararsi ancora meglio per un processo di quotazione fosse la scelta migliore. A settembre-ottobre 2016 e' stato quindi avviata la selezione di potenziali candidati finanziari, che dovevano rispettare parametri non banali per un fondo: accettare di comprare solo una quota di minoranza e una governance che lasciasse molto spazio alla famiglia. E che fosse anche predisposto a uscire dall'investimento, con tutta probabilità attraverso una Ipo. La prospettiva resta dunque quella di un approdo in Borsa, quando - tra tre o al massimo cinque anni - Blackstone vorra' uscire: “Diventare una public company non significa per la famiglia azionista abbandonare il controllo o vendere, ma fondamentalmente cercare di dare alla societa' più visibilità' e chanches di successo e di ulteriore sostegno a una crescita sostenibile”.

De Nora in alleanza con Blackstone

In Giappone dagli anni sessanta. De Nora e' una delle pochissime societa' italiane che ha acquisito e sviluppato aziende ed attività produttive e di ricerca in Giappone. Entro' negli anni Sessanta e nel 1969 siglo' una joint venture con il gruppo Mitsui, che ha sancito una alleanza durata fino al 2011, quando la parte italiana decise di acquisire da Mitsui non solo la joint Permelec, ma anche l'intera piattaforma elettrochimica che il colosso nipponico del trading possedeva, comprendente la Chlorine Engineers Corporation (attiva nell'impiantistica per la produzione di clorosoda ). De Nora, dunque, ha puntato direttamente sull'Asia da mezzo secolo. Ora anche in Giappone si sta guardando intorno per individuare possibilità di acquisizioni: “Non e' un mercato facile per l'M&A - afferma Dellacha' - Stiamo costantemente monitorandolo e abbiano identificato potenziali target. Essere ascoltati da potenziali venditori giapponesi, per un gruppo straniero non e' facile. E' un processo lungo, di networking, che speriamo porti a qualcosa di nuovo”.

Il fatto di non essere una societa' quotata, in questo senso, non aiuta, come del resto De Nora sperimento' quando acquisi' la joint venture con Mitsui: le banche giapponese negarono supporto a una societa' straniera a controllo familiare di cui, secondo i loro standard, non si sentivano in grado di verificare la credibilità. Avere un soggetto come Blackstone nel capitale può rassicurare gli istituti finanziari, ma il Giappone e' anche un po' strano su certe cose: magari il patron giapponese di una azienda a controllo familiare potrebbe non voler rischiare di “perdere la faccia” cedendo la societa' attraverso un accordo che sarebbe percepito come una fuga e una tesaurizzazione personale.
I CAMBIAMENTI. Dellacha' e' stato chiaro nell'illustrare come l'arrivo di un nuovo azionista finanziario - che esprimera' due membri sui dieci del board - porterà comunque alcuni significativi cambiamenti, a partire dal reporting, che andrà incontro ad alcune modifiche. La sua sollecitazione principale ai manager giapponesi e' stata quella di assicurare il massimo scrupolo sulla qualita' del reporting, sull'affidabilita' di cifre e previsioni. “Ci sara' un check mensile e alcuni di voi saranno invitati a volte alle riunioni mensili dello steering committee”, ha detto, evidenziando che un investitore finanziario non gradisce sorprese di alcun tipo, eventualmente nemmeno quelle positive, ma esige la massima diligenza nel budgeting, nei controlli, nel timing e e nella difesa della redditivita'. E ha concluso sottolineando che l'innovazione non riguarda solo la ricerca e sviluppo, ma coinvolge tutta l'azienda.

Espansione e diversificazione. Blackstone si attende ovviamente un ritorno dal suo investimento. Ed e' scontato che l'appetibilità della futura Ipo sara' maggiore se De Nora dimostrerà di saper crescere sia per via organica sia attraverso acquisizioni che le diano una dimensione più ampia. “Noi stiamo gia' crescendo: ci siamo dotati di una solida business strategy, con processi di innovazione che portano a prodotti e soluzioni tecnologiche innovative - dice Dellacha' - Se stiamo implementando sul mercato una serie di azioni volte a far crescere il gruppo per via organica, non tralasciamo mai l'opportunità di espanderci anche per linee esterne”. In questo senso, sta emergendo che De Nora, da leader di nicchia, punta a diventare un gruppo incentrato su tecnologie di sostenibilita ambientale a più vasto raggio.

“Quando si e' leader di mercato con percentuali impressionanti, e' difficile crescere concentrandosi solo sulle nicchie tradizionali - osserva il ceo - Dopo accurate analisi sia di macrotrend sia delle esigenze di nuove applicazioni industriali, abbiamo identificato alcuni driver strategici di crescita. Uno di questi e' il settore del trattamento dell'acqua, su cui e' partito due anni fa un processo sia di M&A sia di sviluppo tecnologico. Un altro comparto che ci interessa molto e' quello dell'energy storage: le tecnologie volte a governare in modo innovativo lo stoccaggio dell'energia e la produzione di fonti di energia alternative pulite, come l'idrogeno. Questo ci ha dato nuovi impulsi di sviluppo e alleanze che stiamo portando avanti con successo. Infine, guardiamo al mondo minerario, in particolare all'estrazione di metalli non ferrosi attraverso tecnologie elettrochimiche: qui De Nora può portare forte innovazione rispetto a tecnologie obsolete e poco rispettose dell'ambiente”.

Il responsabile globale per il business development e il marketing, Luca Buonerba, e il responsabile dell'area regionale Danilo Parini, hanno affiancato il Ceo nel rassicurare e stimolare le maestranze giapponesi. Niente paura: l'imperativo e' la crescita e la bandiera italiana resterà, affiancata a quella giapponese, sul pennone all'ingresso della fabbrica.

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