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De Novellis (Ref Ricerche): «Il recupero della domanda non è scontato, ora aiuti selettivi»

La crisi questa ha colpito i servizi: turismo, cultura e ristorazione, trasporti, settori che non erano preparati e con pochi strumenti di sostegno

(PhotoAlto RF / AGF)

3' di lettura

«La caduta dei consumi che registriamo non rispetta il modello tipico delle crisi dovute a uno shock sui redditi». Ne è convinto Fedele De Novellis, responsabile del gruppo di lavoro Previsioni e analisi macro-economiche di Ref Ricerche. «C’è un collasso delle spese razionate a causa delle restrizioni amministrative, ma l’impatto della crisi è inferiore sugli acquisti di beni».

L’attuale trend dei consumi, pertanto, non ha precedenti?
La crisi questa volta colpisce i servizi: turismo, cultura e ristorazione, trasporti. C’è stato un razionamento di tipo amministrativo della domanda, a causa delle restrizioni da Covid-19. Anche sul consumo di beni c’è stato un calo, ma in molti settori il gap è stato colmato dal commercio online e dal rimbalzo registrato alla riapertura dei negozi. L’industria infatti è in ripresa, i beni alimentari hanno tenuto, è aumentato il consumo di elettronica e anche di beni farmaceutici. Solo l’abbigliamento ha registrato un duro colpo, a causa del cambio di stili di vita tra smart working e didattica a distanza che ha reso meno necessario il rinnovo del guardaroba.

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Quindi, una volta superate le restrizioni per limitare i contagi si supererà anche la contrazione dei consumi nei servizi?
Questi settori stanno vivendo una crisi che non ha precedenti, anche perché di solito questo tipo di spesa era appannaggio delle famiglie più abbienti, a partire dalla spesa turistica. Si tratta di settori che non erano preparati e gli strumenti di sostegno, in particolare la cassa integrazione, sono per lo più pensati per l’industria, colpita già in passato da forti periodi di discontinuità nella domanda. Nei servizi, invece, i contratti sono più precari e la caduta nello stato di disoccupazione è fisiologica. Il recupero, quindi, posa su situazioni molto diverse e resta legato all’andamento della campagna vaccinale. Il turismo, essendo stagionale, potrebbe registrare una sostanziale tenuta se l’estate sarà come quella dell’anno scorso. Mentre per cinema e teatri, se tutto va bene, gli effetti delle riaperture si vedranno non prima di ottobre.

Nei prossimi mesi, però, la crisi economica potrebbe colpire le famiglie e lo spettro della disoccupazione riflettersi sui consumi?
La politica ha reagito cercando di contrastare questa dinamica con misure mai adottate nella storia per limitare gli effetti recessivi sui bilanci delle famiglie. In questa situazione, infatti, il crollo dei profitti e dei redditi delle famiglie è stato più contenuto: il potere d’acquisto è calato del 2,6% mentre i consumi registrano una flessione del 12 per cento. E nel frattempo nell’incertezza generale sono aumentati, di molto, i risparmi: i depositi sono cresciuti di circa 8 miliardi al mese. Ovviamente dentro queste medie ci sono le più diverse situazioni familiari. Ma ci aspettiamo che, una volta venute meno le restrizioni, i consumi possano ripartire e il Governo possa iniziare a frenare gli aiuti.

I consumi torneranno ai livelli di prima?
Non è detto. Non sappiamo che cosa le famiglie abbiano interiorizzato e se ci sarà un recupero integrale della domanda. Alcuni ipotizzano un effetto dopoguerra, un boom micidiale nella ripresa dei consumi. Altri dicono che resterà maggiore la propensione a mettere da parte i risparmi, molti dei quali finiranno sull’immobiliare, finché si potrà approfittare dei tassi così bassi. Non conosciamo poi come la pandemia ha cambiato i nostri stili di vita nel lungo periodo. La struttura della domanda potrà essere diversa: potrebbero continuare a soffrire le attività commerciali nelle zone vicine agli uffici oppure i negozi in centro, mentre magari apriranno più esercizi in periferia, nei quartieri residenziali.

Ci sarà dunque una fase di adattamento della domanda?
Sì, ecco perché non dobbiamo ripensare subito a mettere i conti a posto. Servirà tempo per correggere il mismatch occupazionale generato dalla crisi e, anche se ci sarà un rimbalzo, serviranno ancora forme di sostegno al reddito selettive.

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